Storico accordo di pace per Gaza. Arriva esattamente due anni dopo che Israele ha lanciato una campagna militare sulla Striscia in risposta all'attacco del 7 ottobre del 2023, in cui Hamas ha ucciso 1.200 persone e ha preso 251 ostaggi. Da allora, almeno oltre 67.000 palestinesi sono stati uccisi dalle operazioni militari israeliane a Gaza.
Sotto la regia degli Stati Uniti e del presidente, Donald Trump, Israele e Hamas hanno raggiunto un’intesa sulla «prima fase» del piano in 20 punti di Trump per la sospensione dei combattimenti e il rilascio dei venti ostaggi ancora vivi. Inoltre, l’accordo prevede il ritiro graduale delle truppe israeliane da alcune aree della Striscia di Gaza, l’avvio di un processo di scambio di prigionieri e l’invio di almeno 400 camion di aiuti umanitari al giorno. Numero che dovrebbe aumentare nei giorni successivi.
A dare l’annuncio è stato lo stesso Trump, che si è attribuito la paternità dell’intesa. Sul suo social network Truth ha scritto: «Sono molto orgoglioso di annunciare che Israele e Hamas hanno entrambi firmato la prima fase del nostro piano di pace. Ciò significa che tutti gli ostaggi saranno rilasciati molto presto e Israele ritirerà le sue truppe secondo una linea concordata, come primo passo verso una pace forte e duratura».
Nella prima fase Israele controllerà 53% della Striscia di Gaza, secondo quanto ha riportato il sito di Ynet. Inoltre, l'Idf ritirerà le proprie truppe anche da Gaza City; l'accordo, invece, non prevede il rilascio dei detenuti palestinesi coinvolti nelle stragi del 7 ottobre né dei prigionieri più importanti di cui Hamas aveva chiesto il rilascio, come Marwan Barghouti.
L'accordo, se pienamente attuato, avvicinerà le due parti più di qualsiasi altro sforzo precedente per fermare una guerra che si è evoluta in un conflitto regionale, coinvolgendo Paesi come l'Iran, lo Yemen e il Libano.
Il presidente americano ha poi ringraziato i mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, definendo l’intesa «un grande giorno per il mondo arabo e musulmano, Israele, tutte le nazioni circostanti e gli Stati Uniti d’America». Da Gerusalemme, Benyamin Netanyahu ha confermato l’accordo e convocato il Parlamento per ratificarlo oggi, 9 ottobre: «Con l’aiuto di Dio, riporteremo tutti a casa», ha dichiarato il premier israeliano.
Il ritiro israeliano dovrebbe iniziare entro 24 ore dall’approvazione parlamentare, mentre il rilascio degli ostaggi (anche dei corpi di quelli morti) senza cerimonie dovrebbe avvenire lunedì 13 ottobre. Dei 48 ostaggi ancora in mano al movimento islamista palestinese, solo 20 sono ancora in vita.
L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha spiegato alla Cnn che gli ostaggi saranno liberati tra domenica e lunedì, ossia nelle 72 ore successive all'approvazione da parte del governo israeliano della lista dei prigionieri palestinesi (1.950) da rimettere in libertà nell'ambito dello scambio con Hamas che ha accolto con favore l’intesa, pur chiedendo a Washington di garantire che Israele rispetti gli impegni presi.
Trump, intervistato da Fox News, ha confermato che gli Stati Uniti saranno coinvolti nella ricostruzione e nella sicurezza di Gaza e ha annunciato che accetterà l’invito del premier israeliano a parlare al Knesset, il Parlamento israeliano.
Il primo in Europa a congratularsi per l’accordo raggiunto è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il quale ha scritto su X: «Dal Medio Oriente arrivano ottime notizie: la pace è vicina». L'Italia, che ha sempre sostenuto il piano statunitense, ha continuato Tajani, «è pronta a fare la sua parte per consolidare il cessate il fuoco, per fare arrivare nuovi aiuti umanitari e per partecipare alla ricostruzione di Gaza». Ma anche «a inviare militari in caso di creazione di una forza internazionale di pace per riunificare la Palestina», ha aggiunto il titolare della Farnesina.
«Una notizia straordinaria», ha sottolineato la premier, Giorgia Meloni, che apre la strada al cessate il fuoco a Gaza, al rilascio di tutti gli ostaggi e al ritiro delle forze israeliane su linee concordate. La presidente del Consiglio ha poi ringraziato Trump per aver «incessantemente ricercato la fine del conflitto a Gaza» e i mediatori (Egitto, Qatar e Turchia) per i loro sforzi che si sono rivelati «cruciali» per l'esito positivo. Infine, Meloni ha ribadito che l'Italia è pronta a contribuire alla «stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo di Gaza».
Per il vice premier, Matteo Salvini, se le armi finalmente taceranno, «il presidente Donald Trump merita davvero il premio Nobel per la Pace», ha scritto in un post su X.
Una «svolta significativa», secondo la responsabile della politica estera europea, Kaja Kallas, «un risultato diplomatico importante e di una reale opportunità per porre fine a una guerra devastante e liberare tutti gli ostaggi. L'Ue», ha assicurato la Kallas, «farà tutto il possibile per sostenerne l'attuazione».
L’Ue, ha sottolineato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, «continuerà a sostenere la consegna rapida e sicura di aiuti umanitari a Gaza. E quando arriverà il momento, saremo pronti a contribuire alla ripresa e alla ricostruzione. L'opportunità di oggi dovrebbe essere colta. È l'opportunità di forgiare un percorso politico credibile verso una pace e una sicurezza durature. Un percorso saldamente ancorato alla soluzione dei due Stati». (riproduzione riservata)