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Shigeru Ishiba, premier giapponese
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Trump: accordo con il Giappone, dazi al 15%. Nikkei +3,5%. Il premier Ishiba smentisce le voci di dimissioni

23 luglio 2025, 07:52 Ultimo aggiornamento: 20:22

Il Giappone investirà 550 miliardi negli Stati Uniti. Salgono i rendimento dei titoli di Stato a breve e lunga scadenza. Yen debole. Il primo ministro, Shigeru Ishiba, nega che si dimetterà entro fine agosto

Dopo il Regno Unito e la Cina e ben otto round di negoziati arriva l’accordo commerciale tra gli Stati Uniti e il Giappone. Il presidente statunitense, Donald Trump, ha raggiunto un’intesa: imporrà dazi del 15% sulle importazioni statunitensi provenienti dal Paese del Sol Levante, incluso il settore automobilistico, non quello della difesa, mentre verrà creato un fondo da 550 miliardi di dollari sostenuto dai giapponesi per investimenti negli Stati Uniti.

Dazi al 15%, anche per le auto

L’intesa risparmia al principale alleato degli States i dazi del 25% che dovevano entrare in vigore il 1° agosto. «È un grande accordo per tutti», ha commentato Trump. Graziate, in parte, le automobili e i pezzi di ricambio giapponesi che saranno soggetti alla stessa tariffa del 15% applicata alle altre esportazioni del Paese. In cambio, il Giappone accetterà veicoli costruiti secondo gli standard di sicurezza statunitensi, senza imporre requisiti aggiuntivi, un modo per aumentare le vendite di auto americane nel Paese.

Invece, l’intesa commerciale non include la spesa per la difesa. Il tycoon aveva invitato l’alleato ad aumentare la sua spesa militare e alcuni ipotizzavano che questo requisito sarebbe stato incluso nell’accordo commerciale.

Un fondo da 550 miliardi di dollari per investimenti in Usa

Punto centrale dell’accordo è l’impegno di 550 miliardi di dollari, in parte sotto forma di garanzie sui prestiti, tramite il quale Tokyo farà investimenti negli Stati Uniti. Inizialmente si parlava di un fondo da circa 400 miliardi di dollari, con profitti equamente divisi. Ma nel corso della riunione nello Studio Ovale, il Giappone ha accettato di fornire 550 miliardi per progetti americani scelti dal numero uno della Casa Bianca, con il 90% dei profitti destinati agli Usa. I dettagli legali e gli aspetti tecnici relativi a questo impegno di investimento sono ancora in fase di definizione.

Inoltre il Giappone ha accettato di acquistare 100 aerei Boeing, aumentare del 75% gli acquisti di riso e acquistare prodotti agricoli e altri beni per 8 miliardi di dollari, oltre ad aumentare la spesa per la difesa con le aziende americane da 14 a 17 miliardi di dollari all’anno. Il Paese parteciperà anche al progetto da 44 miliardi di dollari a lungo bloccato per un gasdotto di gas naturale liquefatto in Alaska, un progetto che Trump ha descritto come una «joint venture» in via di definizione.

La clausola di salvaguardia

In cambio Trump ha promesso al Giappone una clausola di salvaguardia sui futuri dazi settoriali, inclusi quelli attesi su semiconduttori e farmaci, garantendo che non sarà trattato peggio di qualsiasi altro Paese. In pratica, avrà diritto alla tariffa globale più bassa su quei beni.

Nikkei +3,51% con l’auto su di giri

In scia all’accordo commerciale gli indici giapponesi, il Topix e il Nikkei, sono saliti, rispettivamente, del 3,18% a 2.926 punti e del 3,51% a 41.171 punti, complice anche la notizia, successivamente smentita, che il premier giapponese, Shigeru Ishiba, avrebbe deciso di dimettersi. Secondo il quotidiano nipponico Mainichi lo annuncerà ufficialmente alla fine di agosto. D’altra parte, in seguito alle elezioni di domenica 20 luglio, la coalizione formata dal conservatore Ldp di Ishiba e dai buddisti del Komeito è minoritaria in entrambe le Camere.

Quindi per i prossimi tre anni il premier difficilmente potrà intraprendere delle politiche di ampio respiro in un contesto internazionale sempre più complicato. Ma le sue dimissioni non sono all’ordine del giorno: «Non ho mai fatto una simile affermazione. I fatti riportati dai media sono completamente infondati», ha detto lo stesso Ishiba in una conferenza stampa.

Il settore automobilistico giapponese, molto venduto allo scoperto per il timore dei dazi, corre. Il titolo Toyota è schizzato del 15,5%, Nissan del 9,3%, Honda dell'11,45% e Mazda Motor del 17,75%. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a breve scadenza sono cresciuti (il 2 anni allo 0,82%) in linea con il rinnovato ottimismo che la banca centrale possa aumentare i tassi d’interesse entro la fine dell’anno.

I contratti swap indicizzati al tasso overnight ora riflettono una probabilità dell’84% che la BoJ aumenti i tassi entro la fine dell’anno rispetto al 59% del giorno precedente. Ma anche i titoli di Stato a più lunga scadenza hanno registrato un aumento dei rendimenti (il decennale all’1,595%, sfiorando il livello più alto dal 2008) a causa delle preoccupazioni su un possibile aumento della spesa pubblica. Mentre un’asta di bond a 40 anni ha registrato la domanda più debole in oltre un decennio, sottolineando i timori legati alla spesa.

Yen debole

Il movimento dello yen è stato più contenuto. Ha oscillato in un range ristretto e ora scende contro il dollaro che guadagna lo 0,41% a 147,163. «Dopo settimane di incertezza, aziende e investitori avranno finalmente maggior chiarezza», ha dichiarato a Bloomberg Rajeev de Mello, gestore di Gama Asset Management. «Il livello dei dazi al 15% è inferiore al 25% temuto in precedenza e quindi avrà un impatto positivo sul sentiment di mercato», ha aggiunto.

Ma alcuni osservatori avvertono che il miglioramento del sentiment potrebbe essere di breve durata. «Ora che è stato raggiunto un accordo, mi aspetto che i mercati tornino a concentrarsi sulle prospettive fiscali del Giappone, con i rischi orientati verso ulteriori debolezze dello yen e dei titoli di Stato Giapponesi», ha indicato Carol Kong, strategist di Commonwealth Bank of Australia.

Anche l’impegno del Giappone a investire 550 miliardi di dollari dovrebbe avere un forte impatto negativo sullo yen, in quanto implica una fuga di capitali dal Paese. Quindi, potrebbe essere negativo per l’economia giapponese nel lungo periodo.

Scadenza imminente

L’accordo tra Stati Uniti e Giappone arriva poche ore dopo che Trump ha annunciato un’intesa con le Filippine, imponendo dazi del 19% sulle sue esportazioni. E precede di pochi giorni la scadenza del 1° agosto, quando il presidente prevede di applicare dazi reciproci su decine di partner commerciali. Annunciati ad aprile, i dazi erano stati sospesi per 90 giorni a causa della reazione dei mercati. Tuttavia, sono stati raggiunti pochi accordi e Trump ha deciso di procedere unilateralmente prima della scadenza. Negli ultimi giorni ha inviato lettere ai Paesi partner e sta procedendo anche con dazi specifici per settori come rame, semiconduttori e farmaci. Mentre proseguono i colloqui con l’Europa e l’India, Trump ha detto che circa 150 Paesi minori saranno colpiti da tariffe comprese tra il 10% e il 15%. (riproduzione riservata)



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