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Donald Trump, presidente Usa
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Trump accetta un’indagine sui fatti di Minneapolis

di Stefano Mannoni*
29 gennaio 2026, 08:00

Dopo le pressioni di Obama e Clinton, Trump ha accettato un’indagine federale sull’uccisione di Alex Pretti da parte dell’Ice, sollevando preoccupazioni su un clima da guerra civile negli Stati Uniti

Era ora. Il presidente Donald Trump ha accettato un’indagine seria sui gravissimi fatti di Minneapolis. Il comportamento da milizia paramilitare sudamericana della ormai famigerata Ice - la polizia anti-immigrazione - aveva provocato due reazioni dure e autorevoli.

Gli ex presidenti Barack Obama e Bill Clinton avevano affermato sui social media che l’uccisione dell’infermiere Alex Pretti a Minneapolis esigesse un’indagine federale e che gli abusi dell’Ice, con tutta evidenza autorizzati dall’alto, violassero i valori americani e creassero, facevano capire Obama e Clinton, un clima da guerra civile.

Il silenzio repubblicano e i precedenti storici

È un peccato che al coro di protesta non si sia associato George W. Bush, il cui padre, George Bush, sarebbe inorridito di fronte agli eccessi di un presidente repubblicano che calpesta con disinvoltura lo Stato di diritto a cui si sono sempre attenuti da Eisenhower in poi (tranne Richard Nixon, che però ha pagato caro) gli inquilini della Casa Bianca appartenenti a quel partito.

Solo un pugno di deputati repubblicani di seconda linea aveva protestato, preoccupato dai sondaggi e dalle elezione di mid-term di novembre. Certo, si potrebbe replicare che eccessi da parte delle varie forze di polizia ve ne sono stati parecchi dal Dopoguerra. Ma si è trattato di incidenti sfuggiti di mano alle autorità o di pratiche, certamente illegali, come le intercettazioni dell’Fbi di Edgar Hoover, ma che non lastricavano le città di vittime bianche (questo dettaglio conta ancora parecchio negli Stati Uniti).

L’Ice come milizia e il caso Alex Pretti

Appare del tutto evidente che qui il caso è diverso. L’Ice segue nell’uso della forza un protocollo autorizzato dai superiori. Una milizia paramilitare, assistita dal senso di impunità, sguinzagliata per le strade americane, rischia di essere davvero troppo, tanto più che si parla addirittura di autorizzare questi pseudo-poliziotti a fare irruzione nelle case senza il mandato di un giudice.

L’uccisione dell’infermiere Alex Pretti inoltre è destinata a irritare la più potente e organizzata lobby degli Stati Uniti, ossia la Natonal Rifle Association, che ha sempre sostenuto il diritto di qualunque americano di portare legalmente un’arma. Alex Pretti era dotato di un’arma, autorizzata da regolare porto d’armi, e i video dimostrano che non l’ha estratta per minacciare gli agenti dell’Ice, i quali hanno invece sostenuto, contro ogni evidenza, il contrario.

La linea rossa e il rischio di guerra civile

La Nra si ricorderà alle prossime elezioni che un cittadino titolare di un’arma legale può essere abbattuto da un agente federale per il solo fatto di possederla. Io non appartengo alla numerosa schiera che considera Trump un pazzo. Ma credo che nel dare carta bianca a questa polizia di secondo rango nel bel mezzo delle città americane egli abbia varcato una linea rossa di cui egli stesso si è alla fine reso conto.

L’elettorato statunitense è in larga misura indifferente agli show cui si abbandona Trump in politica estera, che tanto preoccupano noi europei. Ma l’idea che la polizia possa aprire il fuoco contro cittadini bianchi che protestano, siano anche armati con un porto occulto, tocca un nervo molto sensibile. Non è affatto eccessivo sostenere che questi eccessi creino un clima da guerra civile. Trump, seppure con ritardo, se ne è accorto. (riproduzione riservata)

*professore alla facoltà
di Giurisprudenza di Firenze



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