Un 2024 chiuso con numeri record nell’investment banking e nel trading grazie alla spinta di Donald Trump ai mercati. E un 2025 che vista la maggiore prudenza della Fed potrebbe riservare una sorpresa inattesa: la tenuta del margine d’interesse. La stagione delle trimestrali Usa si è aperta ieri con i conti delle grandi banche di Wall Street. Il verdetto è stato unanime: tutte hanno battuto le attese.
A partire da Jp Morgan, che nel quarto trimestre ha portato l’utile a 14 miliardi (+50%) e visto i ricavi arrivare a 43,74 miliardi (+10%). L’istituto più grande al mondo ha retto ai tagli della Fed (tre per un totale di 100 punti base nel 2024). Negli ultimi tre mesi dell’anno scorso le sforbiciate di Jerome Powell hanno fatto scendere il margine d’interesse a 23,5 miliardi (-3%), primo calo annuo dal 2021. Ma il dato ha superato le previsioni di quasi 400 milioni.
La voce che ha permesso alle banche americane di macinare record su record per anni è pronta a stupire anche quest’anno. Jp Morgan ha stimato un margine d’interesse di 94 miliardi nel 2025, più dei 91 miliardi indicati dagli analisti.
Un regalo inatteso confezionato dalla Fed, che potrebbe limitarsi a una sola sforbiciata per timore di una risalita dei prezzi. Lo ha ricordato il ceo Jamie Dimon, che da un lato ha sottolineato la «resilienza» dell’economia americana, mentre dall’altro ha parlato di inflazione «persistente». La colpa è del programma di Trump, soprattutto dei tanto temuti dazi.
Le stime sul margine d’interesse hanno fatto volare il titolo Jp Morgan (+2% a due ore dalla chiusura). Goldman Sachs ha corso ancora di più (+5%), merito di un utile quasi raddoppiato a 4,1 miliardi e di un fatturato a un passo dai 14 miliardi (+23%).
Entrambi i dati hanno stupito gli investitori grazie ai ricavi del trading, a sua volta sopra le attese. Goldman Sachs ha cavalcato meglio delle altre la rielezione di Trump sui mercati, un’abilità che ha permesso alle sue azioni di salire oltre il 50% nel 2024.
Ieri anche Citigroup ha festeggiato in borsa (+7%). Il gigante guidato da Jane Fraser ha compiuto un mezzo miracolo in soli 12 mesi perché è passato da una perdita di 1,84 miliardi a un utile di 2,86 miliardi.
Il piano di ristrutturazione della ceo sta funzionando e lo dimostra anche la performance da record dell’investment banking, che nel quarto trimestre ha fruttato 925 milioni di ricavi (+35%). I risultati raggiunti hanno permesso a Citigroup di lanciare un buyback da 20 miliardi, altra benzina per il titolo.
Wells Fargo non è stata da meno. Ieri il titolo del colosso di San Francisco guadagnava il 7% a due ore dalla chiusura nonostante un quarto trimestre con un fatturato (20,38 miliardi) sotto le attese (20,59 miliardi).
L’utile netto invece ha stupito ed è aumentato a 5,1 miliardi (+47%), ma il vero artefice della super performance in borsa è il margine d’interesse. Nel 2025 Wells Fargo lo vede in crescita tra l’1 e il 3% rispetto ai 47,7 miliardi del 2024, segnale di una maggiore domanda di prestiti dovuta alla resilienza dell’economia americana.
Oggi i conti di Morgan Stanley e Bank of America potrebbero permettere alla stagione delle trimestrali di partire con il piede giusto. Oro colato per Wall Street, che negli utili aziendali cerca la medicina contro un’inflazione che fatica a raggiungere il target del 2%. Ieri le borse americane sono tornate a correre dopo il calo del dato core, una festa a cui si è unito BlackRock (+5%).
L’asset manager più grande al mondo ha chiuso il quarto trimestre con utili e ricavi sopra le attese. E con una raccolta super (641 miliardi), che ha portato le masse totali a 11,6 trilioni (+15%), altro record. BlackRock è riuscito a battere persino l’S&p 500 grazie a un rendimento totale annuo composto del 21% (8% quella dell’indice Usa). Ancora una volta l’effetto Trump sui mercati, che ora rischia di svanire se la Fed rallenterà sui tassi. (riproduzione riservata)