Da alcuni dei nomi che nei mesi scorsi avevano siglato l'impegno a utilizzare solo trasporti marittimi a zero emissioni entro il 2040, arriva ora un'altra iniziativa che va nella stessa direzione. Amazon, il brand di abbigliamento Patagonia e Tschibo (catena tedesca di bar che vende anche elettrodomestici e oggetti per la casa) hanno lanciato Zero Emission Maritime Buyers Alliance (Zemba), una sorta di gruppo di acquisto di servizi di trasporto via mare a zero emissioni, non solo di Co2 ma di gas serra in generale. Regista dell'iniziativa è l'Aspen Institute, che già aveva favorito il lancio dell'accordo CoZev (Cargo Owners for Zero Emission Vessels). L'alleanza prevede il lancio di una gara d'acquisto tender già nel 2023 (per attività relative al 2025 o al 2026) e di proseguire in seguito con volumi sempre maggiori.«Attraverso Zemba, stiamo compiendo passi avanti insieme ad altri cargo owner per accelerare lo sviluppo di soluzioni e creare la domanda necessaria per decarbonizzare il trasporto marittimo e sostenere una transizione energetica pulita», ha spiegato Kara Hurst, vicepresident responsabile dell'area Sostenibilità globale di Amazon, mentre l'amministratore delegato di Tchibo, Werner Weber, ha spiegato che l'accordo permetterà alla sua azienda di ridurre le emissioni delle attività logistiche, pari al «13% del totale».
Anche Msc ha annunciato un accordo quinquennale con Global Centre for Maritime Decarbonisation mirato ad aiutare l'industria della logistica, e nel caso del trasporto marittimo, a eliminare le emissioni di gas serra definendo gli standard per i carburanti futuri, finanziando i primi progetti nel settore e sperimentando soluzioni a basse emissioni di carbonio. Msc fornirà contributi in denaro per progetti pilota e primi test e parteciperà attraverso l'impiego di navi e attrezzature, così da offrire informazioni per le future sperimentazioni. «Nonostante le attuali incertezze economiche, la decarbonizzazione del trasporto marittimo richiederà ai vettori, che sono i più vicini ai clienti disposti a pagare un premio ecologico, di assumere impegni rigorosi affinché il settore progredisca verso gli obiettivi 2030 e 2050 imposti dall'Imo», ha spiegato Lynn Loo, vertice di Global Centre for Maritime Decarbonisation, organizzazione no-profit con partner come l'Autorità marittima e portuale di Singapore, Bhp, Bw Group, Eastern Pacific Shipping, Det Norske Veritas, Ocean Network Express, Sembcorp Marine, Bp e Hapag Lloyd. (riproduzione riservata)