Oltre all'Emission Trading System che entrerà in vigore dal 2024 e già di per sé renderà meno competitivi i porti di trasbordo container del Sud Europa, a preoccupare scali come Gioia Tauro in Italia contribuisce anche il nuovo Codice Unico Doganale. A dare l'allarme è Alberto Rossi, segretario generale dell'associazione Assarmatori (sostenuta e co-fondata da Msc che al Medcenter Container Terminal di Gioa Tauro è padrone di casa), secondo il quale l'altra proposta della Commissione Europea relativa al Codice Unico Doganale «rischia di avere effetti altrettanto dirompenti sul nostro assetto portuale». A destare preoccupazione è soprattutto la proposta di riduzione del temporary storage da 90 a 3 giorni. «Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione, che comprime drasticamente i tempi finora previsti, e che se non sarà modificata nei successivi passaggi comporterà ripercussioni negative sull'import e, ancora una volta, sulle attività di container. Ma, proprio come visto per l'Ets, i riflessi saranno per tutti i porti», sottolinea Rossi.
A essere messo in crisi sarebbe il modello hub & spoke dello shipping che prevede l'impiego di navi di grande capacità su rotte transoceaniche, il deposito della merce nei porti di transhipment (container) e infine la presa in carico da parte di navi di solito più piccole per raggiungere la destinazione finale. Solo tre giorni di temporary storage è considerato un tempo insufficiente: «Non è un tempo congruo per permettere a questo modello di business di continuare a funzionare ed è difficile capire le ragioni che hanno portato a tale ipotesi visto che non se ne intravedono i potenziali benefici. Proprio come nel caso dell'Ets, un approccio così restrittivo rischia di minare alle fondamenta la competitività dei porti italiani, a tutto vantaggio di scali posti appena al di fuori dell'Ue, che non sarebbero soggetti a tale nuova regolamentazione. Tradotto in termini pratici: sarebbe ancora una volta molto più conveniente fare attività di trasbordo negli scali nord africani, come Tanger Med e Port Said, rispetto a Malta, Gioia Tauro, Algeciras. La misura è altresì destinata a incidere sui porti dove la quota di transhipment è inferiore, come Trieste, Genova e La Spezia».
Oltre a ciò, sempre secondo Assarmatori, «la proposta di riforma prevede che la merce sia considerata come in temporary storage non appena la nave su cui è trasportata arriva nel primo porto europeo di scalo. Occorre invece mantenere la distinzione attuale: la merce viene notificata come 'arrived' quando è ancora a bordo, e diventa 'presented' alla dogana solo quando viene scaricata. Anche in questo caso, la difformità può apparire sottile ma, come si intuisce, può fare una grande differenza». Tuttavia, la proposta relativa al Codice Unico Doganale contiene anche elementi positivi secondo Rossi: «Un sistema unico a livello europeo può infatti consentire procedure più snelle e uniformi a livello continentale, andando a sostituire un mosaico di sistemi diversi da paese a paese che può comportare un aumento dei costi dovuto alla burocrazia. Come sempre è necessario che questo processo però sia accompagnato».
Prossimi passi attesi: il primo voto sarà a gennaio alla Commissione Imco (Mercato interno e Protezione dei consumatori), ed entro la fine della legislatura (quindi il prossimo aprile) se ne discuterà in sessione Plenaria. Le negoziazioni fra Parlamento e Consiglio, con ogni probabilità, avverranno nel corso della nuova legislatura. Per il segretario di Assarmatori si tratta di «un percorso legislativo da tenere in grande considerazione e su cui intervenire per portare all'attenzione dei decisori le specificità del trasporto marittimo, principale asset per l'import e l'export europeo ed elemento imprescindibile per lo sviluppo dell'industria».
Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro con Fedespedi, il Consiglio nazionale degli spedizionieri doganali, Confetra, Assocad, Anasped e Assologistica, per affrontare il problema legato al protrarsi dei disservizi causati da rallentamenti e blocchi del sistema telematico doganale (come accaduto il 14 dicembre) che hanno interrotto le operazioni di merci in un momento di picco lavorativo. Le associazioni hanno ribadito all'amministrazione doganale la necessità di prevedere un piano di intervento che elimini l'incertezza sul funzionamento dei sistemi informatici e sulla durata della loro non disponibilità. (riproduzione riservata)