Il settore dei metalli e dell’estrazione mineraria è tornato in modalità risk-on perché la chiusura dello Stretto di Hormuz ha rilanciato il posizionamento speculativo sugli asset legati alle materie prime.
«Quando il petrolio Brent sale (future sul Brent +2% a 91,03 dollari al barile il 21 luglio, ndr), conviene cavalcare il rialzo attraverso i titoli dei metalli piuttosto che puntare direttamente sul petrolio», affermano gli analisti di AlphaValue.
«Questo, però, non vale se si decide di scommettere sui prodotti raffinati: gasolio e carburante per aerei, perché è proprio in questi segmenti che si concentra l'immediata scarsità di offerta, con un forte effetto leva sui prezzi», precisano ad AlphaValue.
La vicenda di Hormuz rappresenta soprattutto un fattore di traino per la ristretta nicchia delle società di raffinazione europee quotate e per i profitti di trading, difficili da quantificare, delle grandi compagnie petrolifere e di Glencore, multinazionale mineraria anglo-svizzera.
Il settore metals & mining, invece, è legato in parte alla crescita economica globale, ma soprattutto alle aspettative di inflazione. Si parla spesso di scarsità delle materie prime, ma in realtà qualsiasi commodity è disponibile in quantità sufficienti quando il meccanismo dei prezzi funziona correttamente, spiegano gli esperti di AlphaValue.
«Ciò che conta davvero è che i metalli vengano percepiti come una riserva di valore quando il rischio di inflazione torna ad affacciarsi», continuano. Negli ultimi tempi l'inflazione è stata considerata principalmente una conseguenza delle tensioni nei mercati dei combustibili fossili, anche se il legame difficilmente sarà netto come lo era negli anni Settanta.
«Se si osserva più da vicino il movimento iniziato con Epic Fury, il comparto petrolifero sta sovraperformando il settore metals & mining solo marginalmente», precisano ad AlphaValue. Come investimento legato all'inflazione, i metalli hanno nel rame il loro punto di riferimento.
Il rame è considerato una materia prima destinata a rimanere scarsa e sostenuta da una forte domanda nel breve termine, alimentata da fattori come l'intelligenza artificiale, la transizione energetica e gli investimenti nelle reti elettriche. Questa semplice narrativa è sufficiente a giustificare quotazioni elevate e, di riflesso, a sostenere l'intero settore metals & mining.
Il rame rappresenta chiaramente un'opportunità d'investimento più interessante del Brent, a detta degli esperti di AlphaValue. E sulla base dei tradizionali multipli di valutazione, «i titoli del settore dei metalli appaiono decisamente più cari rispetto a quelli del comparto petrolifero. Ciononostante, continueremmo a privilegiare i primi, poiché è lì che si concentra l'attività speculativa. È però necessario avere nervi saldi», avvertono gli analisti di AlphaValue.
Ebbene nel settore oil europeo gli analisti di Alphavalue hanno un rating add su Shell, TotalEnergies, Bp, Eni, Repsol, Omv e tra le società di oil services su Saipem, Gtt, Frugo e Viridien. Buy su Technip, Sbm Offshore e Tecnica Reunidas.
Invece, nel comparto metal & mining, hanno un rating add su Rio Tinto, Glencore, Boliden, Vallourec, Salzgitter ed Eramet. E buy su Nordickel, Norsk Hydro e Rusal. (riproduzione riservata)