Un cavaliere bianco si fa avanti per The Italian Sea Group (+3,15% a 1,11 euro). SRI Global Limited — holding controllata al 52% da Giulio Gallazzi e partecipata al 48% da Finvacchi Srl, la società di investimento di Bernardo Vacchi (fratello minore di Gianluca Vacchi) — ha trasmesso oggi, martedì 4 agosto, al consiglio di amministrazione di Tisg e ai commissari giudiziali una manifestazione di interesse non vincolante per l'acquisizione del complesso aziendale del gruppo fondato da Giovanni Costantino. Un segnale concreto per salvare il costruttore di superyacht di Marina di Carrara, che ha appena comunicato una perdita netta di 170,9 milioni di euro per il 2025 e un piano di rafforzamento patrimoniale fino a 290 milioni.
Dietro l'operazione ci sono Giulio Gallazzi, 62 anni, bolognese, fondatore e ceo di SRI Group — una holding internazionale con sede principale a Londra e uffici a Milano e Roma, che controlla diciassette società operative, finanziarie e industriali in quindici Paesi. Nel suo palmares di consigliere di amministrazione figurano nomi come Tim, Ansaldo Sts Hitachi, Astm del gruppo Gavio, Danieli e Mfe-MediaForEurope, dove siede dal 2018. È inoltre tra i principali azionisti di Etro, il brand del lusso e della moda italiana (assieme a L Catterton), e della Banca del Fucino, di cui è consigliere. Non manca un precedente rilevante nella gestione delle crisi: nel 2016-2018 fu nominato su indicazione degli organi di vigilanza presidente di Banca Carige per traghettarla verso una nuova governance.
Bernardo Vacchi porta invece competenze industriali attraverso Finvacchi, la sua holding di investimento. Insieme i due gruppi possono contare su circa 500 milioni di euro di asset under management — una dotazione che segnala capacità finanziaria concreta, anche se l'offerta resta per ora non vincolante e subordinata al completamento della due diligence.
La manifestazione di interesse non è solo finanziaria — ha una chiara impronta industriale e una visione di lungo periodo. Il progetto punta esplicitamente a preservare l'unitarietà del gruppo, mantenendo in Italia il centro decisionale, il know-how e le principali funzioni strategiche. Una presa di posizione significativa in un momento in cui il rischio di smembramento del gruppo o di cessione a operatori stranieri è concreto.
Sul fronte occupazionale, il piano si impegna a garantire continuità produttiva negli attuali siti e a tutelare l'occupazione, la filiera e l'indotto — un tema sensibile per un'azienda radicata nel distretto della nautica di lusso toscana. L'obiettivo dichiarato è preservare e valorizzare Tisg come eccellenza del Made in Italy, rafforzandone la competitività attraverso innovazione, efficienza operativa e sviluppo commerciale, anche con possibili partnership con operatori industriali italiani qualificati.
L'interesse di SRI Global e Finvacchi arriva in un momento difficile per TISG. Il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi in calo del 27% a 295 milioni di euro, un ebitda precipitato da +70 milioni a -99 milioni e una perdita netta di 170,9 milioni — ribaltamento totale rispetto all'utile di 33,9 milioni del 2024. La posizione finanziaria netta è negativa per 129,6 milioni, con una componente a breve di 119 milioni dopo il mancato rispetto dei covenant bancari e la richiesta di moratoria agli istituti di credito.
Il deterioramento è stato causato da un mix di fattori: le irregolarità contabili emerse a inizio 2026, gli extracosti sulle commesse navali e la necessità di accantonare fondi per contratti onerosi. A complicare ulteriormente il quadro, il Tribunale di Firenze ha respinto la richiesta della società di sospendere i contratti di costruzione delle imbarcazioni, lasciando intatta la facoltà degli armatori di sciogliersi dai contratti.
Il consiglio di amministrazione ha proposto agli azionisti un piano di rafforzamento patrimoniale fino a 290 milioni, articolato in un aumento di capitale fino a 140 milioni e nell'emissione di strumenti finanziari partecipativi fino a 150 milioni. L'assemblea è convocata per il 30 settembre, chiamata anche a sostituire la società di revisione BDO — dimessasi nelle scorse settimane — e a rinnovare gli organi sociali.
La manifestazione di interesse di SRI Global e Finvacchi è il primo passo di un percorso che si annuncia lungo e complesso. L'offerta è non vincolante e subordinata al completamento della due diligence — la verifica approfondita dei conti e degli asset di Tisg, un processo che in una situazione di crisi conclamata può riservare ulteriori sorprese. Solo al termine di questa fase si potrà arrivare alla definizione degli accordi definitivi.
La procedura si svolge nell'ambito dell'articolo 44 del Codice della crisi d'impresa, con i commissari giudiziali che vigilano sul processo. Gli amministratori di Tisg ritengono sussistenti i presupposti della continuità aziendale, pur riconoscendo la presenza di significative incertezze legate alla riuscita del piano di risanamento.
Tisg — con i marchi Admiral e Tecnomar — rappresenta uno dei pochi player italiani capaci di competere nella fascia alta dei superyacht a livello globale. La sua sopravvivenza, e soprattutto il mantenimento della proprietà e del controllo in mani italiane, è una questione che va ben oltre il perimetro aziendale. (riproduzione riservata)