Debutto sulle montagne russe al Nyse per Twenty One Capital, la società di tesoreria bitcoin il cui principale azionista è Tether, l’emittente della stablecoin Usdt guidata da Paolo Ardoino. La matricola, il cui ceo è Jack Mallers, alle 19 ora italiana guadagnava l’1,8% a 10,94 dollari per azione dopo una partenza che l’ha vista cedere oltre il 2% e poi guadagnare fino al 5%.
Il prezzo da tenere in considerazione per valutare il successo o meno dell’operazione è quello di 10 dollari ad azione pagato dagli investitori Pipe (acronimo di Private Investment in Public Equity), che sono istituzionali o privati qualificati che acquistano azioni di una società già quotata in borsa direttamente dalla società stessa, spesso a sconto rispetto al prezzo di mercato corrente. È proprio questo il caso, visto che l’ultimo prezzo di Cantor Equity Partners, la spac da cui è originata Twenty One Capital, è stato di 14,27 dollari.
Twenty One Capital parte con 43.514 bitcoin in portafoglio per un valore di circa 4 miliardi di dollari, diventando così il terzo maggiore detentore corporate di bitcoin al mondo, dopo Strategy (660.624 bitcoin) e il miner Mara (53.250).
«Bitcoin è denaro onesto», ha dichiarato Mallers commentando il debutto della società da lui guidata. «Ecco perché le persone lo scelgono ed è per questo che abbiamo costruito Twenty One su di esso. La quotazione alla Borsa di New York significa dare al bitcoin il posto che merita nei mercati globali e offrire agli investitori il meglio del bitcoin: la sua solidità come riserva di valore e il potenziale di crescita di un'azienda costruita direttamente su di esso».
Mallers è anche il fondatore e ceo di Strike, una app di pagamenti basati sul bitcoin, e lo scorso settembre Jp Morgan Chase gli ha chiuso i conti bancari personali senza dare spiegazioni, mossa interpretata dai bitcoiner come un segnale di ostilità nei loro confronti. Mallers è figlio d’arte: il padre William è stato presidente del Chicago Board of Trade (Cbot) e proprio lui ha fatto conoscere bitcoin al figlio.
In apparenza Twenty One Capital sembra modellata su Strategy di Michael Saylor, che ha ormai un’unica attività: comprare bitcoin e accumularli nella tesoreria. Ma non è così e lo ha spiegato qualche giorno fa Ardoino in esclusiva a MF-Milano Finanza: «Strategy è focalizzata sulla pura ingegneria finanziaria mentre Twenty One Capital vuole creare una serie di business sostenibili basati sul bitcoin, oltre a essere una società di tesoreria di bitcoin».
Tether e la borsa di criptovalute Bitfinex (entrambe sono controllate da iFinex Inc., una holding registrata nelle Isole Vergini Britanniche) hanno il 58,8% delle azioni e oltre il 70% dei diritti di voto di Twenty One Capital. E Tether da sola detiene una supermaggioranza di voto del 51,7%. Mentre SoftBank Group, la holding giapponese di Masayoshi Son, ha una partecipazione di minoranza significativa, pari a circa il 24% delle azioni.
Il resto del capitale è detenuto dagli azionisti pubblici di Cantor Equity Partners (Cep) e dallo sponsor della Spac, Cantor Fitzgerald, la società della famiglia Lutnick, di cui Howard Lutnick è stato ceo fino alla sua nomina a segretario al Commercio degli Stati Uniti. (riproduzione riservata)