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Jack Mallers, ceo di Twenty One Capital, al centro. Alle sue spalle Paolo Ardoino, ceo di Tether
Jack Mallers, ceo di Twenty One Capital, al centro. Alle sue spalle Paolo Ardoino, ceo di Tether
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Tether non sfonda a Wall Street con la sua Twenty One Capital

di Marcello Bussi e Mario Olivari
09 dicembre 2025, 19:40 Ultimo aggiornamento: 19:54

Debutto sulle montagne russe al Nyse per la società di tesoreria bitcoin che vede Tether come suo maggiore azionista

Debutto sulle montagne russe al Nyse per Twenty One Capital, la società di tesoreria bitcoin il cui principale azionista è Tether, l’emittente della stablecoin Usdt guidata da Paolo Ardoino. La matricola, il cui ceo è Jack Mallers, alle 19 ora italiana guadagnava l’1,8% a 10,94 dollari per azione dopo una partenza che l’ha vista cedere oltre il 2% e poi guadagnare fino al 5%.

Il prezzo da tenere in considerazione per valutare il successo o meno dell’operazione è quello di 10 dollari ad azione pagato dagli investitori Pipe (acronimo di Private Investment in Public Equity), che sono istituzionali o privati qualificati che acquistano azioni di una società già quotata in borsa direttamente dalla società stessa, spesso a sconto rispetto al prezzo di mercato corrente. È proprio questo il caso, visto che l’ultimo prezzo di Cantor Equity Partners, la spac da cui è originata Twenty One Capital, è stato di 14,27 dollari.

Twenty One Capital parte con 43.514 bitcoin in portafoglio per un valore di circa 4 miliardi di dollari, diventando così il terzo maggiore detentore corporate di bitcoin al mondo, dopo Strategy (660.624 bitcoin) e il miner Mara (53.250).

«Bitcoin è denaro onesto», ha dichiarato Mallers commentando il debutto della società da lui guidata. «Ecco perché le persone lo scelgono ed è per questo che abbiamo costruito Twenty One su di esso. La quotazione alla Borsa di New York significa dare al bitcoin il posto che merita nei mercati globali e offrire agli investitori il meglio del bitcoin: la sua solidità come riserva di valore e il potenziale di crescita di un'azienda costruita direttamente su di esso».

Mallers è anche il fondatore e ceo di Strike, una app di pagamenti basati sul bitcoin, e lo scorso settembre Jp Morgan Chase gli ha chiuso i conti bancari personali senza dare spiegazioni, mossa interpretata dai bitcoiner come un segnale di ostilità nei loro confronti. Mallers è figlio d’arte: il padre William è stato presidente del Chicago Board of Trade (Cbot) e proprio lui ha fatto conoscere bitcoin al figlio.

In apparenza Twenty One Capital sembra modellata su Strategy di Michael Saylor, che ha ormai un’unica attività: comprare bitcoin e accumularli nella tesoreria. Ma non è così e lo ha spiegato qualche giorno fa Ardoino in esclusiva a MF-Milano Finanza: «Strategy è focalizzata sulla pura ingegneria finanziaria mentre Twenty One Capital vuole creare una serie di business sostenibili basati sul bitcoin, oltre a essere una società di tesoreria di bitcoin».

Tether e la borsa di criptovalute Bitfinex (entrambe sono controllate da iFinex Inc., una holding registrata nelle Isole Vergini Britanniche) hanno il 58,8% delle azioni e oltre il 70% dei diritti di voto di Twenty One Capital. E Tether da sola detiene una supermaggioranza di voto del 51,7%. Mentre SoftBank Group, la holding giapponese di Masayoshi Son, ha una partecipazione di minoranza significativa, pari a circa il 24% delle azioni.

Il resto del capitale è detenuto dagli azionisti pubblici di Cantor Equity Partners (Cep) e dallo sponsor della Spac, Cantor Fitzgerald, la società della famiglia Lutnick, di cui Howard Lutnick è stato ceo fino alla sua nomina a segretario al Commercio degli Stati Uniti. (riproduzione riservata)



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