Pochi temi di investimento si collocano all’incrocio fra transizione energetica, sicurezza nazionale e cambiamento tecnologico come i metalli strategici e le terre rare. Il rame e il litio alimentano i veicoli elettrici e le reti elettriche, mentre gli elementi delle terre rare come il neodimio e il disprosio si trovano all'interno dei magneti permanenti che azionano i motori dei veicoli elettrici e le turbine eoliche. Metalli quali stagno, argento, germanio e antimonio sono diventati fondamentali per i sistemi di difesa e l’elettronica avanzata.
Si prevede che la domanda crescerà per decenni. La questione su cui il mercato si sta interrogando non è se siano importanti, ma chi ne detenga il controllo. Per ora la risposta è la Cina, e non a caso. Trent’anni di politiche industriali hanno permesso di costruire la posizione più significativa dell’era moderna nel settore dei materiali critici, concentrata nelle fasi di lavorazione e raffinazione. Ciò che è cambiato è la risposta occidentale: gli Stati Uniti, l’Unione Europea e i loro alleati sono passati dai documenti strategici alla legislazione e al bilancio, impiegando capitali per ricostruire catene di approvvigionamento che non possono più dare per scontate.
La caratteristica distintiva è stata una brusca inversione di tendenza nel settore delle terre rare. Mp Materials negli Usa ha registrato un calo del 26%, l’australiana Lynas è scesa del 21%, mentre i produttori cinesi come Shenghe Resources Holdings e Grinm Advanced Material Co hanno perso il 29% e il 47%. Le contropartite sono arrivate dai produttori indonesiani di nichel e stagno e da una ripresa delle società minerarie sudafricane.
Le terre rare sono alla base del calo registrato a luglio.
Il settore aveva registrato un forte rialzo sulla scia dei controlli alle esportazioni introdotti in Cina nel 2025 sulle terre rare pesanti che hanno trasformato le licenze di esportazione in uno strumento di leva e hanno dato slancio ai produttori non cinesi inseriti nelle catene di approvvigionamento alleate. Questo contesto politico si è inasprito a luglio, quando la Cina ha aggiunto 14 società europee alla lista di controllo.
Ciononostante, i titoli azionari hanno subito un forte calo. Quelli del settore minerario che avevano guidato la corsa hanno perso da un quinto a quasi la metà del valore. Ciò non modifica i fattori strutturali: la legge Ue sulle materie prime critiche e le iniziative degli Usa continuano a indirizzare i capitali verso la separazione e la produzione di magneti al di fuori della Cina, mentre la morsa cinese sulla lavorazione rimane immutata.
Le tesi degli short seller appaiono fondate. Quest’anno gli hedge fund hanno aumentato le posizioni corte su diversi titoli quotati negli Usa come Mp Materials, Us Antimony e American Resources, nella convinzione che il sostegno di Washington impiegherà anni per allentare la morsa della Cina e potrebbe non bastare. Le posizioni ribassiste su Us Antimony sono cresciute da circa un quarto a oltre il 40% del valore di mercato dell’azienda, le scommesse contro American Resources sono passate da meno del 10% a oltre un quinto.
Lo scetticismo si basa su due punti. In primo luogo molti titoli hanno triplicato il valore nel 2025 grazie alle partecipazioni del governo, ai prestiti e ai contratti di acquisto garantito. Hanno attirato un’ondata di capitali da parte degli investitori retail determinando valutazioni che, per i critici, sono state influenzate più dai titoli di giornali che dai fondamentali.
In secondo luogo, un rapporto del Centro per la Strategia sui Minerali Critici del Safe sostiene che il vincolo determinante per l’Occidente sia il denaro: una carenza di finanziamenti, a fronte di miniere e impianti ad alta intensità di capitale e la cui realizzazione può richiedere un decennio o più. La Cina invece mantiene la capacità di definire i prezzi immettendo offerta sul mercato appena i rivali raggiungono una certa scala. La recente aggiunta di Mp Materials e Usa Rare Earth all’elenco cinese dei controlli sull’export ricorda che Pechino detiene il controllo sia sull’offerta sia sul sentiment. (riproduzione riservata)