Il titolo Tenaris è caduto del 6,74% a 24,75 euro a Piazza Affari il 7 maggio in chiusura in scia alla guidance prudente per il secondo trimestre del 2016. Il produttore di tubi per l'esplorazione e la produzione di petrolio e gas della famiglia Rocca ha previsto un calo delle vendite nel secondo trimestre a causa della diminuzione delle spedizioni in Medio Oriente per il conflitto in Iran.
La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz che prima della guerra gestiva un quinto dell'approvvigionamento mondiale di petrolio e gas, facendo impennare i prezzi dell'energia.
Tenaris ha avvertito che i margini del gruppo nel secondo trimestre saranno penalizzati dall'aumento dei costi per la logistica, oltre che da un minor assorbimento dei costi fissi. Quindi ha previsto una ripresa delle vendite e dei margini nella seconda metà dell'anno a patto che lo Stretto venga riaperto. Se sarà così «le attività di trivellazione petrolifera e di estrazione del gas in Medio Oriente daranno inizialmente la priorità al ripristino della produzione ai livelli precedenti e allo sfruttamento di ogni capacità produttiva inutilizzata disponibile», si legge nel comunicato.
Per il secondo trimestre il consenso si attende ricavi a 2,93 miliardi (-5% su trimestre) e un margine al 23% (-70 punti base su trimestre). L’attività nel resto del mondo, ha aggiunto Tenaris, dovrebbe beneficiare di maggiori investimenti nei giacimenti shale a ciclo breve e dell’approvazione di progetti offshore. Nel lungo termine aumenterà, inoltre, l’attenzione alla sicurezza e alla diversificazione delle forniture. Negli Stati Uniti, i prezzi dei tubi Octg hanno iniziato a reagire ai dazi sulle importazioni e all’aumento dei costi delle materie prime, in un contesto in cui la domanda è attesa in crescita.
Nonostante il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz, nel primo trimestre i ricavi sono cresciuti del 6% a 3,1 miliardi di dollari, oltre le attese del consenso a 2,987 miliardi, grazie al Nord America (+19%), che ha contribuito a compensare la performance debole in Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa, dove i ricavi sono diminuiti del 6%. «Le vendite hanno beneficiato di un'attività più sostenuta in Canada, di una ripresa dell’attività in Messico, di maggiori vendite offshore in Brasile, della ricostituzione delle scorte dei clienti in Nord Africa e dell’anticipo delle spedizioni in Arabia Saudita», ha spiegato la società nel comunicato.
L’ebitda è migliorato del 14% a 735 milioni, oltre i previsti 707 milioni, con margini pressoché stabili al 23,7%, in linea con la stima del consenso. L'utile netto è aumentato del 9% a 564 milioni (+7% a 541 milioni l’utile attribuibile agli azionisti), ben oltre le previsioni del consenso a 479 milioni. La posizione di cassa netta pari a 3,76 miliardi è risultata dell’11% superiore al consenso (3,39 miliardi) dopo il buyback per 90 milioni. Il free cash flow è stato pari a 503 milioni, dopo 115 milioni di capex.
In un comunicato separato, l’azienda ha comunicato di aver nominato Gabriel Podskubka come nuovo amministratore delegato, in sostituzione di Paolo Rocca (in carica dal 2002) che resta presidente. Podskubka ha ricoperto la carica di chief operating officer dal 2023 dopo essere entrato nella società nel 1995. In precedenza ha guidato le attività dell’azienda nell’Europa dell’est.
«Andremo avanti nel segno della continuità», ha affermato il nuovo ceo, sicuro di poter contare ancora sul sostegno di Paolo Rocca («l'artefice della crescita e della trasformazione di Tenaris») e spiegando che l'obiettivo è continuare a far crescere il gruppo: «non vedo l'ora di portare avanti i suoi straordinari risultati».
A detta di Jefferies l’ebitda del primo trimestre ha superato le attese grazie a volumi più elevati, mentre i margini si sono mantenuti resilienti (-20 punti base trimestre su trimestre), con i maggiori costi di manutenzione compensati da minori costi tariffari. «I commenti sulle prospettive del secondo trimestre in termini di margini appaiono prudenti, ma non del tutto inattesi; il consenso prevede, infatti, un calo dei ricavi del 5% trimestre su trimestre e un impatto negativo di 70 punti base sui margini», precisa Jefferies. «Le indicazioni sul quadro generale restano, però, costruttive e confermiamo il rating buy e il target price a 30 euro sull’azione».
Si associa Barclays (rating overweight e target price a 31 euro): «l’ebitda del primo trimestre è stato superiore sia rispetto alle nostre stime sia a quelle del consenso e il free cash flow è risultato nettamente sopra le attese. Guardando avanti, sì il management ha dichiarato che il secondo trimestre sarà influenzato da spedizioni minori verso il Medio Oriente e da costi logistici più alti, ma ha anche indicato livelli di attività più elevati nel lungo periodo nello shale/offshore una volta che la situazione si sarà normalizzata».
Non solo per Banca Akros (accumulate e target price a 24 euro) i risultati sono stati positivi e superiori alle aspettative, ma gli attuali prezzi del petrolio e del gas sono in linea con una ripresa degli investimenti nel settore upstream, in particolare nella regione nordamericana e nel segmento offshore.
Equita punta a un ebitda nel secondo trimestre di 678 milioni (-8% trimestre su trimestre), poco sopra la stima del consenso a 674 milioni. Con il titolo che tratta a un p/e 2027 di 16,5x e a un ev/ebitda 2027 di 10,1x con 3,8 miliardi di dollari di cassa netta (pari al 14% della capitalizzazione di mercato), Equita ha ribadito hold e un target price a 24 euro. (riproduzione riservata)