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Tech e AI: la Cina stringe la morsa sugli investimenti esteri dopo il caso Meta-Manus. A rischio operazioni già chiuse

01 giugno 2026, 10:30 Ultimo aggiornamento: 10:32

Intervento senza preavviso del governo, che dà mandato al Consiglio di Stato di effettuare controlli su tutte le operazioni nei settori ritenuti sensibili. Anche già concluse

La Cina ha introdotto lunedì nuove regole che rafforzano il controllo sulle operazioni all’estero che coinvolgono investitori cinesi, tecnologie, dati e sicurezza nazionale, a un mese di distanza dall’ordine di Pechino a Meta di annullare l’acquisizione della startup di intelligenza artificiale Manus.

Esportare tecnologia ora è molto più difficile

Le norme, pubblicate dal Consiglio di Stato, entreranno in vigore il 1° luglio. Uno degli articoli più rilevanti prevede l’obbligo di autorizzazione per l’esportazione di beni, tecnologie, servizi o dati cinesi soggetti a restrizioni.

Per la prima volta, il regolamento fornisce una base giuridica completa e formalizzata per consentire alla Cina di imporre lo smantellamento di transazioni estere già concluse, aumentando i rischi di compliance per gli investitori stranieri attivi in settori sensibili come tecnologia e intelligenza artificiale.

Le autorità cinesi avevano già affermato in precedenza che l’operazione Meta-Manus violava norme non specificate sugli investimenti in uscita. Secondo gli analisti, le nuove regole scoraggiano il trasferimento di partecipazioni da aziende nazionali a investitori stranieri senza l’approvazione di Pechino. Il governo considera l’intelligenza artificiale un settore sensibile e strategico per la sicurezza nazionale e sta rafforzando il controllo sui flussi in uscita di tecnologia, proprietà intellettuale e competenze.

Il personale non si trasferisce

Le nuove norme vietano esplicitamente il trasferimento transfrontaliero di personale in settori sensibili senza autorizzazione, colpendo pratiche come quelle adottate da Manus, che aveva spostato dipendenti e attività a Singapore prima dell’acquisizione da parte di Meta, una strategia spesso definita Singapore-washing.

Le misure potrebbero avere un impatto sulle aziende cinesi che intendono trasferire capitali e attività all’estero per attrarre investimenti in mercati più liquidi o per sottrarsi alla forte concorrenza interna. Gli investitori, secondo il regolamento, «non devono trasferire beni, tecnologie, servizi e dati correlati vietati all’esportazione… tramite l’invio di personale tecnico oltre confine, l’organizzazione di lavoro in altri Paesi o regioni, la fornitura di assistenza tecnica internazionale o la formazione transfrontaliera».

Il controllo del Consiglio di Stato

Le norme attribuiscono inoltre al Consiglio di Stato il potere di sottoporre a revisione per motivi di sicurezza gli investimenti esteri o i trasferimenti di asset che possano avere impatti sulla sicurezza nazionale, imponendo la cessione di partecipazioni, la sospensione degli investimenti e sanzioni in caso di violazioni.

Pechino potrà anche vietare a soggetti esteri di operare con la Cina se i loro Paesi di origine impongono restrizioni agli investimenti cinesi. Per esempio, se gli Stati Uniti inseriscono una società tecnologica cinese in una lista di sanzioni, la Cina può rispondere bloccando l’acquisizione di una società collegata da parte di un’azienda americana.

Norme sulla supply chain

Le nuove disposizioni seguono due decreti sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento pubblicati ad aprile, che attribuiscono a Pechino il potere di imporre divieti di uscita dal Paese ai dipendenti di aziende straniere coinvolti nell’applicazione di sanzioni contro la Cina.

A differenza di altre leggi discusse dal Parlamento, queste misure sono state introdotte senza preavviso ed entrate in vigore immediatamente, suscitando preoccupazione nella comunità imprenditoriale internazionale. Secondo diversi analisti interpellati da Reuters, la Cina sta rafforzando l’arsenale normativo sul controllo delle esportazioni per contrastare le sanzioni occidentali, consolidare la posizione dominante nelle catene di approvvigionamento e aumentare l’autosufficienza in settori strategici come la tecnologia. (riproduzione riservata)



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