Il mercato dei prodotti da fumo e inalazione in Italia vale circa 23 miliardi di euro, pari a circa l'1% del pil. Il 12% dei fumatori però, ossia ben 1,5 milioni di italiani, utilizzano canali non ufficiali per un valore di circa 1,2 miliardi di euro, pari al 5% del valore totale del mercato registrando una crescita rispetto al 2023, quando valeva 1,1 miliardi di euro e incideva per il 4,8%.
Questa la fotografia scattata dallo studio «Prodotti da fumo e da inalazione: studio sul fenomeno dell'illegalità» relativo al 2024 stilato da Logista, principale distributore in Europa di prodotti e servizi per i punti vendita, in collaborazione con Ipsos.
L’acquisto di prodotti da fumo e da inalazione tramite canali non ufficiali ha generato una perdita complessiva in termini di fatturato, di circa 610 milioni (+13% sul 2023). Il che si è tradotto in mancate entrate erariali per 660 milioni di euro (+6%), una perdita per il pil di circa 260 milioni di euro (+13%) e una perdita di 5.600 posti di lavoro (+10%). La perdita in termini di fatturato e di pil è legata principalmente alla categoria e-Cig.
Serve, come ha sottolineato nel suo intervento Federico Freni, sottosegretario del ministero dell'Economia e delle Finanze, «una buona regolazione che consenta di arginare fenomeni come il contrabbando. Non è soltanto una questione di perdita di gettito ma è soprattutto una questione di salute dei nostri cittadini». (riproduzione riservata)