Giovanni Lionetti è l’amministratore delegato di Swag, la società che ha come core business il mining del bitcoin e che nei giorni scorsi è finita nell’occhio del ciclone.
Domanda. Molti vostri utenti si lamentano di non avere ancora ricevuto i rimborsi da loro richiesti. Qual è la vostra risposta?
Risposta. Ci spiace notare che ci è stata rivolta un’accusa infondata di truffa, di essere uno scam con oltre 30 mila persone coinvolte. Superfluo dire che si tratta di accuse false, che semplicemente non sono concrete. È vero, non possiamo negare che si è verificato un rallentamento nel soddisfare i prelievi. Ma cerchiamo anche di capire i numeri di cui parliamo. In un anno di grande attenzione verso il bitcoin, tra l’halving e la forte crescita, solo negli ultimi mesi abbiamo ricevuto 11.167 richieste di prelievo. Quelle già eseguite per ora sono 10.760. Come abbiamo comunicato ai nostri clienti, ci scusiamo per il ritardo ma continuiamo a lavorare ogni giorno per smaltire le code che si sono create e archiviarle con successo nel minor tempo possibile, restando a loro disposizione.
D. Gli utenti insoddisfatti dicono che voi assicurate rendimenti garantiti: è vero?
R. No, il nostro core business è l’estrazione di bitcoin tramite l’attività di mining. Noi nel caso di alcuni prodotti garantiamo esclusivamente un determinato livello minimo di estrazione di frazioni di bitcoin, ma non abbiamo mai garantito un controvalore economico in euro e lo indichiamo chiaramente sul nostro sito e in tutte le comunicazioni inerenti i prodotti in vendita. Il cliente in base al contratto sottoscritto ha la certezza di ricevere un determinato minimo di frazioni di bitcoin rispetto al valore del contratto sottoscritto, ma mai e in nessun caso indichiamo o promettiamo un rendimento economico né percentuale né in qualsiasi altra forma.
D. È vero che il miner che controlla le macchine noleggiate dai vostri clienti è Bitriver, un’azienda di proprietà dell’oligarca russo Oleg Deripaska, attualmente sotto sanzioni occidentali?
R. Abbiamo collaborato con Bitriver, cosi come con altre mining arm internazionali, fino all’inizio del 2021, dunque prima delle sanzioni emanate dagli Usa nel 2022.
D. È vero che il token $Swa da voi lanciato è quotato solo su due exchange dalla scarsissima liquidità e pertanto è praticamente inutilizzabile?
R. Sono due argomenti diversi. Per quanto riguarda la presenza del token $Swa su piattaforme internazionali, posso dire che non intratteniamo più rapporti con PointPay. Appare poi piuttosto evidente che un nuovo token, lanciato da un operatore in crescita ma non ancora considerabile tra principali player a livello internazionale, deve crescere in modo corretto scalando nel tempo la classifica dei principali exchange. In merito invece alla loro utilità, teniamo presente che parliamo di un utility token, o meglio di uno dei pochi token presenti sul mercato nati sulla base di un progetto di reale utilizzo. Swa-world lo testimonia, rappresentando uno strumento reale per utilizzare i propri token $Swa per effettuare acquisti agevolati.
D. Che cosa rispondete a chi vi accusa di avere messo in piedi un’attività multi-livello?
R. Siamo molto stupiti perché quello multi-livello è un sistema di distribuzione che esiste da oltre 70 anni e ha fatturato complessivamente oltre 100 miliardi nel 2023. Anche in Italia tale sistema è estremamente sviluppato e regolamentato da quasi 20 anni dalla legge 173 del 2005. Se ci si attiene alle normative indicate dalla legge, rappresenta un sistema distributivo che può essere utilizzato alla stregua di tanti altri. (riproduzione riservata)