È svolta nella morte del banchiere ucraino Adarici Alexandru nel B&B di via Nerino a Milano. La Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, ha eseguito nella mattinata del 27 febbraio un mandato di arresto europeo nei confronti del figlio trentaquattrenne dell’uomo d’affari deceduto lo scorso 23 gennaio cadendo dalla finestra dell’appartamento. L’accusa è gravissima: sequestro di persona aggravato dalla morte della vittima.
L’operazione rappresenta l’esito di indagini complesse condotte dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile di Milano, con l’ausilio del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e in raccordo informativo con Europol e Eurojust. Fondamentale è stato il ruolo delle autorità spagnole, in particolare i Mossos d’Esquadra di Barcellona – CGIC, AIC e RPMB – che hanno dato esecuzione al provvedimento restrittivo, supportate da due investigatori della Polizia di Stato inviati appositamente sul territorio iberico.
Secondo quanto ricostruito, l’indagato avrebbe convinto il padre a recarsi a Milano per un presunto meeting di lavoro in uno stabile di via Nerino. Una volta giunto sul posto, il padre sarebbe stato sequestrato con l’obiettivo di costringerlo a trasferire 250.000 euro in criptovalute. Al 34enne viene addebitata anche la caduta del padre dalla finestra dell’appartamento, perché per la Procura sarebbe stata l’unica persona presente nella stanza in quel momento. In altre parole è accusato di averlo gettato.
Le indagini hanno fatto leva su un’articolata attività tecnica, che ha permesso di ricostruire gli spostamenti della vittima e dell’indagato attraverso l’analisi di telecamere di sorveglianza e tabulati telefonici. Questo lavoro ha delineato un quadro indiziario preciso sul ruolo del figlio nella morte del padre.
Completamente diversa era la versione dei fatti fornita dal figlio del broker alla polizia catalana. Secondo il suo racconto, lui e il padre sarebbero arrivati in taxi al bed&breakfast di via Nerino, prenotato dal 22 al 24 con generalità false. Ad attenderli all’ingresso, una persona sconosciuta. Dopo pochi secondi, sempre secondo il figlio, sarebbero comparsi altri uomini russi, descritti come «dei veri professionisti», che li avrebbero aggrediti alle spalle, incappucciandoli con sacchetti di stoffa e praticando una leggera pressione sul collo al minimo movimento.
La deposizione era stata resa pochi giorni dopo l’omicidio del padre ai Mossos de Esquadra, dove la mattina del 24 gennaio si era recata la madre e moglie di Alexander per denunciarne la scomparsa. Ai poliziotti Llona aveva raccontato che il marito si era recato in Italia la mattina del 23 con il maggiore dei quattro figli, Igor appunto (avuto dalla prima consorte), per concludere un affare e di avere perso i contatti con lui dalle 14, quando le aveva inviato un messaggio Whatsapp per informarla del suo arrivo all’ombra della Madonnina. Il procedimento resta in fase preliminare. (riproduzione riservata)