La Svizzera, da decenni rifugio sicuro per grandi patrimoni, imprenditori e famiglie benestanti, rischia di perdere il suo status di paradiso fiscale. Un referendum previsto per novembre 2025 potrebbe introdurre un’imposta federale del 50% su eredità e donazioni superiori ai 50 milioni di franchi svizzeri (53,5 milioni di euro), senza esenzioni per coniugi o discendenti diretti.
Un’eventualità che sta già provocando una silenziosa fuga di capitali e residenze, con nuove destinazioni già pronte a fare da porto sicuro: Italia, Dubai e Hong Kong su tutte.
La proposta, promossa dai Giovani Socialisti nel 2022 con l’intento dichiarato di finanziare la lotta al cambiamento climatico, viene vissuta da molti come un attacco ideologico al cuore del modello svizzero: stabilità, continuità familiare e pianificazione patrimoniale. La sola possibilità che una simile riforma venga votata ha già generato effetti concreti. Famiglie molto benestanti residenti in Svizzera stanno accelerando i piani di trasferimento all’estero. «Il solo fatto che la proposta esista è già un danno», ha dichiarato Frédéric Rochat, managing partner della banca Lombard Odier. Che ha aggiunto: «L’incertezza è tossica: alcuni clienti si sono già spostati altrove, altri hanno sospeso il trasferimento in Svizzera temendo ulteriori sorprese».
Non sono solo i grandi patrimoni stranieri a essere allarmati. A subire il colpo più duro, nel caso di approvazione, sarebbero anche le imprese familiari svizzere, il cosiddetto Mittelstand, che rischierebbero un’espropriazione intergenerazionale al momento del passaggio generazionale. Peter Spuhler, proprietario di Stadler Rail, ha calcolato che i suoi eredi potrebbero dover versare fino a 2 miliardi di franchi.
In questo scenario, alcune giurisdizioni emergono come nuove mete predilette per i capitali in fuga. Dubai, con la sua tassazione nulla su redditi e successioni, è da anni un polo attrattivo per imprenditori e investitori globali. La città emiratina offre un ambiente business-friendly, infrastrutture moderne e nessuna tassa patrimoniale: un’offerta irresistibile per chi cerca stabilità e riservatezza.
Anche Hong Kong, nonostante le recenti tensioni politiche, mantiene un regime fiscale estremamente competitivo e favorevole. In particolare, l’assenza di tassazione sulle successioni e un sistema bancario internazionale consolidato la rendono una destinazione ancora appetibile per i grandi patrimoni asiatici e globali.
Ma tra le sorprese figura anche l’Italia, che negli ultimi anni ha saputo attrarre sempre più individui con un patrimonio netto elevato, grazie alla flat tax per i nuovi residenti: una tassa forfettaria di 100 mila euro l’anno sui redditi esteri, indipendentemente dalla loro entità. Il regime, pensato per attrarre pensionati facoltosi, dirigenti d’impresa, sportivi e famiglie benestanti, si è rivelato un efficace strumento di concorrenza fiscale. (riproduzione riservata)