A ormai tre giorni dal suo incaglio, la nave portacontainer Ever Given è ancora ferma immobile nel tratto di Canale di Suez, interrompendo di colpo gli
scambi commerciali via mare fra Oriente e Occidente, tenendo in apprensione manifattura e consumi, anche in Italia, perché la questione non sarà di facile e imminente risoluzione. «Seguiamo con apprensione la vicenda della maxi portacontainer Ever Given», ha spiegato Andrea Scarpa, vicepresidente di Fedespedi, Federazione nazionale delle società di spedizione merci. «Una sospensione prolungata della navigazione a Suez potrebbe avere effetti molto negativi sulla continuità della supply chain marittima, già messa a dura prova da un anno di blank sailing ovvero partenze cancellate, container vuoti introvabili, noli quintuplicati e congestione dei porti». Non solo. SecondoBoskalis, gruppo che controlla la società Smit Salvage impegnata nelle operazioni di salvataggio, potrebbero volerci settimane per liberare il Canale, a seconda di come evolverà la situazione.
A preoccupare la logistica internazionale sono soprattutto i possibili effetti in termini di ritardi, extra-costi e disservizi sui prodotti finiti che devono viaggiare fra Asia ed Europa. Importatori ed esportatori temono (a ragione) che il blocco di Suez possa aggravare la già critica situazione dei carichi containerizzati nel trasporto marittimo. «Più il blocco del Canale di Suez proseguirà, maggiori saranno probabilità e impatto di una nuova tornata di blank sailing tra un mese», va infatti ripetendo Lars Jensen di SeaIntelligence Consulting. Questo perché le linee marittime non saranno in grado di far recuperare i giorni di navigazione persi alle navi ferme in coda o dirottate verso il Capo di Buona Speranza. Anche quando il canale egiziano sarà riaperto l’unico modo per rimettere in ordine la programmazione operativa delle linee sarà riposizionare alcune navi e far ripartire la rotazione dal capolinea, azione che inevitabilmente si tradurrà in tempi di percorrenza più lunghi, maggiore domanda di trasporto da parte dei caricatori e quindi minore capacità di stiva disponibile. Almeno finché la situazione non si sarà normalizzata. Chi spedisce ora merci dal Far East all’Europa dovrà attendere metà giugno prima che arrivi a destinazione. «Il blocco di Suez è un altro duro colpo al trasporto marittimo di carichi containerizzati, da mesi affamato di capacità di stiva a causa della pandemia», ha sottolineato Jansen.
«A farne le spese saranno soprattutto le aziende che hanno optato per una catena della fornitura corta e che non dispongono di un ampio stock di prodotti», ha aggiunto Glenn Koepke di FourKites, società di software per la logistica. «Di norma gli importatori stimano 2-5 giorni per l’arrivo a destinazione delle spedizioni via mare, che possono incorrere in ritardi ad esempio legati alle procedure di sdoganamento. Quindi se il blocco del canale dovesse risolversi in pochi giorni le conseguenze sulle catene logistiche potrebbero essere trascurabili. Altrimenti saranno gravi».