Il conflitto in Medio Oriente peserà sulla crescita globale, ma l’impatto sarà disomogeneo: i Paesi dell’area euro e quelli asiatici saranno i più colpiti, mentre tutte le regioni dovranno affrontare un’inflazione più elevata. Se nelle prossime settimane Stati Uniti e Iran dovessero raggiungere un accordo duraturo, l’impatto dello shock energetico probabilmente rimarrebbe contenuto, prevedono Carlo Capuano ed Eiko Sievert, Sovereign & Public Sector di Scope Ratings, nel mid year sovereign outlook.
Tuttavia, «abbiamo rivisto al ribasso le nostre proiezioni di crescita per il 2026 e il 2027 per riflettere almeno tre mesi di flussi energetici interrotti, le nostre aspettative di una ripresa graduale e un’inflazione più elevata. Ci aspettiamo che il petrolio (Brent) si attesti in media intorno a 100 dollari al barile nel 2026 e che scenda solo gradualmente in seguito, rimanendo sopra il livello pre-conflitto nel 2027», prevedono i due esperti.
Il pil globale crescerà del 3,1% nel 2026, «solo 0,1 punto percentuale al di sotto delle nostre proiezioni di dicembre, per poi recuperare leggermente al 3,3% nel 2027. Tuttavia, l’impatto tra i Paesi sarà disomogeneo: l’area euro e le economie asiatiche sopporteranno la maggior parte del peso, mentre la crescita degli Stati Uniti resterà intorno al 2% nel 2026-2027, sostenuta dagli investimenti legati all’AI e dallo stimolo fiscale».
In particolare, Capuano e Sievert hanno rivisto in modo significativo al ribasso le previsioni di crescita della Germania per il 2026 allo 0,5% dall’1% e si aspettano che la crescita acceleri all’1,1% nel 2027. Ciò evidenzia la vulnerabilità del Paese allo shock energetico, aggravata dalle sfide strutturali legate al commercio e alla manifattura.
«Riteniamo che solo un numero limitato di governi interverrà con misure di controllo dei prezzi, mentre il sostegno fiscale resterà molto più modesto rispetto ai pacchetti introdotti dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. In media, le nostre previsioni di inflazione sono ora più alte di 0,6-0,8 punti percentuali quest’anno», precisano a Scope Ratings.
Germania e Spagna dovrebbero affrontare le pressioni sui prezzi più forti, con un’inflazione prevista, rispettivamente, al 3,1% e al 3,5% nel 2026, prima di scendere al 2,4% e al 2,8% nel 2027. La Francia, al contrario, sperimenterà un’inflazione più contenuta al 2,3% nel 2026 e all’1,7% nel 2027, alla luce della quota elevata di elettricità generata dall’energia nucleare.
Capuano e Sievert hanno anche simulato uno scenario di stress basato sull’ipotesi che i prezzi del petrolio rimangano elevati per tutto il 2027 a causa delle interruzioni persistenti del trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz. Ebbene, in questo scenario, l’area euro e la Cina risultano ancora una volta più vulnerabili rispetto agli Stati Uniti, a causa della loro maggior dipendenza dalle importazioni energetiche. In termini cumulati nel periodo 2026-2027, il pil dell’area euro e della Cina sarebbe più basso di 1,3 e 1,2 punti percentuali rispetto allo scenario di base.
Al contrario, gli Stati Uniti mostrerebbero una maggior resilienza, pur subendo comunque un impatto negativo, con una crescita cumulata inferiore di 0,6 punti percentuali rispetto allo scenario di base. Nell’ipotesi avversa, l’inflazione aumenterebbe di 0,8 punti percentuali sopra lo scenario di base in Cina, mentre nell’area euro e negli Usa sarebbe più alta, rispettivamente, di 1,7 e 1,4 punti percentuali. (riproduzione riservata)