Il business dello streaming è in gran fermento. Netflix sta esplorando possibilità di collaborazioni per contenuti incentrati sulla musica e nuovi talent show, con l’obiettivo di espandere la propria offerta di intrattenimento e aumentare così il coinvolgimento del pubblico, come rivelato il 2 luglio in esclusiva da The Wall Street Journal. Il colosso di Los Gatos avrebbe scelto come partner in questa nuova impresa la piattaforma leader Spotify per una serie di progetti, come uno spettacolo con premi musicali o una serie di concerti dal vivo.
Dopo il recente accordo stretto con la tv francese, grazie al quale dall’estate 2026 gli abbonati Netflix in Francia potranno accedere ai canali live e ai contenuti on demand di TF1 direttamente dalla piattaforma di streaming (senza costi aggiuntivi e senza dover uscire dall'applicazione), il gruppo guidato Greg Peters e Ted Sarandos si sta trasformando dal leader mondiale dello Svod (Subscription video on demand), in qualcosa di molto di più: un hub di intrattenimento globale. Netflix sta lavorando infatti per offrire contenuti per tutti i gusti, da serie e film, a reality tv, sport, programmi dal vivo e gaming, mentre vede crescere i ricavi pubblicitari.
Forte degli oltre 300 milioni di abbonati, è impegnato su due fronti: conquistare nuovi clienti, ma soprattutto a mantenere quelli esistenti. Per cimentarsi nella musica ha scelto un nuovo spettacolo, «Building the Band», che debutterà settimana prossima e un concorso musicale in cantiere nei prossimi mesi.
Nell’ultimo decennio la crescita dell’industria musicale è stata incentrata sull’adozione dello streaming musicale, a partire dal lancio di YouTube nel 2005 e di Spotify nel 2008. Alcuni esperti del settore mettono in evidenza le opportunità incrementali nello streaming supportato da pubblicità, ma per gli analisti di Bernstein quello in abbonamento continuerà a essere il fattore trainante. Anche se «i prossimi cinque anni vedranno una crescita guidata più dal prezzo degli abbonamenti che dai volumi di nuovi abbonati aggiuntivi» spiega Ian Moore della società di brokeraggio. In base alle sue stime, gli abbonamenti globali saranno intorno a 1 miliardo nel 2030.
Nello streaming, con eccezione del leader Spotify, gli altri players fanno capo ai colossi della tecnologia (Apple, Tencent, Amazon, Alphabet) che hanno diversificato il core business nella musica con l’obiettivo di rendere più attrattivi i loro prodotti/servizi. Il successo dei podcast ha inoltre contribuito in modo determinante alla rapida crescita degli abbonati negli Usa, con i Dsp (Digital Service Provide) che hanno stretto accordi milionari con i podcaster più famosi (per esempio Joe Rogan 250 milioni di dollari con Spotify), anche se il focus si è spostato adesso dagli investimenti alla redditività.
Se si confronta l’andamento dei titoli a Wall Street, ad avere la meglio da inizio anno è Spotify (+62%), seguita da Netflix (+45,5%), mentre Warner Music soffre (-5%). La piattaforma fondata da Daniel Ek, che prevede canoni di abbonamento mensili per l’accesso senza pubblicità a musica, podcast e audiolibri, è in una posizione forte. Le sue azioni sono balzate grazie a un aumento maggiore del previsto nella base di abbonati premium nel primo trimestre. Anche il numero di utenti Spotify attivi mensilmente è salito, in linea con le stime degli analisti. Gli specialisti di Jp Morgan, così come quelli di Bernstein, sono ottimisti sulle prospettive del titolo, a cui assegnano un prezzo obiettivo di 825 dollari, contro una quotazione attuale intorno a 725, grazie al suo potere di determinazione dei prezzi. Passando a Warner Music Group (Wmg), pur avendo abbassato il target price a 36 dollari, dai precedenti 41, gli analisti di TD Cowen mantengono il rating buy. Anche gli esperti di Bernstein ritengono che Wmg rappresenti un'interessante opportunità, in funzione della strategia che sta perseguendo il nuovo management. Giudizi invece più cauti su Universal Music Group, con rating neutrale da parte degli analisti di Ubs. Per tutti il banco di prova saranno però i risultati del secondo trimestre. (riproduzione riservata)