Si chiude con un’archiviazione uno dei filoni investigativi più discussi degli ultimi anni sulle stragi mafiose del 1993-1994. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Firenze ha disposto l’archiviazione della posizione di Marcello Dell’Utri, ritenendo insussistenti elementi concreti in grado di dimostrare collegamenti diretti tra Cosa nostra, Silvio Berlusconi e l’ex senatore.
Nel provvedimento firmato dal giudice Patrizia Martucci si evidenzia la mancanza di prove concrete su presunti rapporti diretti tra l’organizzazione mafiosa e Silvio Berlusconi, nonché con Marcello Dell’Utri.
Dure parole di condanna arrivano da parte di Marina Berlusconi.
Secondo la presidente di Fininvest, «l’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata». Nel suo lungo comunicato Marina Berlusconi ha ricordato che questa sarebbe la sesta archiviazione collegata all’inchiesta fiorentina sulle stragi, definendo il procedimento un «teorema giudiziario e mediatico» costruito «non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico.
La figlia dell'ex premier ha inoltre richiamato alcune delle principali iniziative adottate dai governi Berlusconi nella lotta alla criminalità organizzata, tra cui il rafforzamento del regime di carcere duro per i boss mafiosi, l’introduzione del Codice antimafia e la creazione dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati.
Marina Berlusconi non ha poi esitato a sollevare interrogativi sulla tempistica con cui la notizia dell’archiviazione è diventata pubblica. «Stupisce - e molto - che il decreto di archiviazione del Tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?», scrive la presidente di Fininvest.
L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Firenze puntava a verificare l’esistenza di mandanti esterni dietro la stagione delle stragi che colpirono Firenze, Milano e Roma tra il 1993 e il 1994.
Secondo l’ipotesi investigativa, la strategia stragista avrebbe avuto l’obiettivo di favorire l'affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi sulla scena nazionale.
Dell’Utri era indagato con l’accusa di aver istigato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare gli attentati. Gli inquirenti ipotizzavano inoltre che avesse contribuito a individuare obiettivi sensibili per gli attacchi, con l'intento di creare un clima di forte instabilità e paura.
Una ricostruzione che la difesa dell’ex senatore ha sempre respinto, definendola priva di riscontri concreti e fondata su dichiarazioni di collaboratori di giustizia ritenute non attendibili. L’archiviazione chiude, dunque, almeno sul piano giudiziario, uno dei capitoli più controversi dei primi anni Novanta. Sul piano politico e mediatico, però, il dibattito è destinato a restare aperto. (riproduzione riservata)