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Stm, i segnali di ripresa aumentano e le azioni corrono in borsa: ecco dove può spingersi il titolo
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Stm, i segnali di ripresa aumentano e le azioni corrono in borsa: ecco dove può spingersi il titolo

09 gennaio 2026, 21:00 Ultimo aggiornamento: 22:15

Il peggio sembra alle spalle per il gigante italo-francese, frenato dalla crisi dell’auto. Il primo semestre sarà ancora di transizione ma gli analisti sono fiduciosi sul futuro. Intanto alzano il target price su Stm

Inizia con il piede giusto il 2026 di Stm grazie a un rialzo del 10% in borsa (dal 2 al 9 gennaio) che ha riportato il titolo ai massimi da ottobre. Un segnale di buon auspicio anche per il futuro e che arriva dopo una lunga crisi, legata a doppio filo a quella dell’auto. Il peggio dovrebbe essere alle spalle, almeno così sembra dalla dichiarazioni del ceo Jean-Marc Chery, che per il gigante italo-francese dei chip (capitalizza 26 miliardi) si aspetta un primo trimestre con ricavi in crescita annua del 20%, seppur in calo del 10% dai tre mesi precedenti per colpa della tipica debolezza del business di inizio anno.

Stm rimane comunque ben distante dai precedenti fasti perché l’utile è crollato dell’80% (610 milioni i profitti attesi da Citi nel 2025) rispetto ai picchi del passato. E secondo Citi bisognerà aspettare un altro semestre prima di un cambio di passo visto che la forte esposizione all’automotive (circa il 40% dei ricavi) resta un «fattore relativamente sfavorevole». Come non notare del resto le difficoltà di uno dei principali clienti, Tesla, superata da Byd nelle consegne di macchine elettriche.

Un altro colosso come Apple, invece, potrebbe dare una mano alla divisione dei chip per l’elettronica di consumo (27% del fatturato), in ripresa anche grazie alle vendite crescenti di iPhone. Le altre sorprese sono attese dal settore industriale (21% dei ricavi) visto che Stm ha sottostimato la domanda in ognuno dei trimestri del 2025.

Svolta vicina

Al miglioramento del mix lato prodotti si affiancherà una ritrovata efficienza, dovuta al maggiore uso degli impianti post riduzione scorte e ai conseguenti minori costi di capacità inutilizzata. Un lavoro i cui frutti si vedranno da luglio ma che comunque spinge Citi - ancora cauta sul 2026 - ad aumentare le stime sui ricavi di quest’anno. La svolta è posticipata al 2027, che come il 2028 dovrebbe chiudersi con «una forte crescita a doppia cifra».

Così Stm potrebbe raggiungere i suoi obiettivi intermedi entro il 2028, cioè 18 miliardi di dollari di ricavi (11,8 quelli attesi da Banca Akros nel 2025) e un margine lordo al 44-46%, mentre quello operativo dovrebbe oscillare tra 22 e 24%. Numeri in rialzo, insomma, anche se non sarà semplice mantenere le promesse. Gli scenari avversi sono legati alla possibile crisi di una delle divisioni di Stm, come è accaduto con i chip per l’auto.

O al rallentamento economico di una delle aree in cui la società opera - come Usa, Europa e Asia - anche se in genere la diversificazione geografica e del business servono proprio per bilanciare i rischi. Pericoli che in realtà sembrano al ribasso per Stm perché Citi ha confermato il rating buy e ha alzato il target price da 26 a 30 euro (le azioni valevano 24,68 euro il 9 gennaio). Giudizio identico per Banca Akros, che ha aumentato il prezzo obiettivo da 27 a 30 euro, suggerendo di acquistare il titolo.

Titolo a sconto

A favore del gigante italo-francese giocano anche le valutazioni più convenienti rispetto ai competitor. «Stm è scambiata a 25/11 volte il nostro rapporto price-earnings 2026/27, particolarmente interessante in vista dell’ulteriore recupero dei fondamentali che prevediamo nel 2027», scrive Citi. «Ai livelli attuali la società tratta in linea con il principale concorrente Infineon nel 2026, ma il titolo è notevolmente più conveniente rispetto alle nostre stime per il 2027, più ottimistiche del consenso. Sulla base di quest’ultimo, Stm verrebbe scambiata a un rapporto price-earnings 2027 di 15 volte contro le 18 volte di Infineon».

L’ultimo assist all’azienda guidata da Chery, ceo dal 2018, è arrivato proprio da un competitor. Un segnale che Citi ha ribattezzato come l’ennesima «prova di una ripresa ciclica in graduale ampliamento» per il settore. Martedì 6 gennaio l’americana Microchip ha prospettato un ultimo trimestre del 2025 con vendite superiori alle attese, un dato non di poco conto perché permette di ipotizzare una ripartenza delle vendite anche dei chip per l’auto. Il titolo Stm ne ha subito beneficiato, chiudendo la seduta in rialzo del 5,3% e mettendo a segno la miglior performance del Ftse Mib. Meglio persino delle più gettonate azioni della difesa.

Pace tra soci

Alla ripresa in borsa ha contribuito anche la fine dell’incertezza sulla governance. Il 27,5% della società è in mano a StM holding, controllata con quote paritetiche dal Ministero dell’Economia e dalla banca pubblica d’investimento, Bpi France, del gruppo Caisse de Dépots. Per mesi l’Italia ha pressato per sostituire il ceo francese Chery, a cui ha addossato i cattivi risultati ottenuti dall’azienda.

Uno scontro aggravatosi dopo le dimissioni del vicepresidente del supervisory board, Maurizio Tamagnini, nominato dal socio italiano. Il Mef ha provato a sostituirlo con l’ex direttore generale del Tesoro, Marcello Sala, ora presidente di Nexi. Senza riuscirci perché non ha trovato i voti necessari dentro il consiglio di sorveglianza per colpa dell’opposizione dei membri francesi e indipendenti, contrariati dalle critiche rivolte dal funzionario italiano all’ad.

Si è creato così uno stallo risoltosi solo a dicembre con la nomina del diplomatico Armando Varricchio e di Orio Bellezza, ex manager di Stm (nel mentre si era dimesso un altro consigliere italiano). Giù l’ascia di guerra, insomma, forse anche grazie al ritiro del piano di esuberi previsti dalla società nello stabilimento di Agrate (Monza). E con un elemento di incertezza in meno sulla governance, scrive Equita, il management è tornato a concentrarsi sull’esecuzione operativa. (riproduzione riservata)



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