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Stellantis svela il primo dettaglio della nuova Alfa Romeo di Melfi. Il ministro Urso rilancia sul piano Italia
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Stellantis svela il primo dettaglio della nuova Alfa Romeo di Melfi. Il ministro Urso rilancia sul piano Italia

14 luglio 2026, 11:30 Ultimo aggiornamento: 12:25

Al tavolo automotive del Mimit Stellantis mostra un teaser del futuro modello Alfa Romeo prodotto a Melfi. Urso contro l’Europa: epicentro della crisi dell’auto è a Bruxelles

È la prima immagine, anche se solo parziale, della futura Alfa Romeo destinata allo stabilimento di Melfi. Al tavolo automotive convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Stellantis ha mostrato in anteprima un dettaglio del nuovo modello che sarà prodotto in Basilicata entro la fine del 2027, offrendo così il primo assaggio concreto di uno dei progetti più attesi del nuovo Piano Italia.

L’anticipazione è arrivata durante l’intervento del responsabile europeo di Stellantis Emanuele Cappellano che ha definito la vettura «una vera Alfa Romeo per carattere e stile» e ha assicurato che il team del Centro Stile è al lavoro sugli ultimi dettagli. «È già pronta. Posso assicurarvi che incarna una vera Alfa Romeo per carattere e stile ed è davvero bellissima», ha affermato mostrando ai partecipanti un particolare della carrozzeria, senza però svelare il design completo.

Melfi al centro del rilancio con gli altri impianti italiani 

La conferma del nuovo modello rafforza il ruolo strategico dello stabilimento lucano nel piano industriale di Stellantis. L’azienda ha spiegato che il progetto sarà accompagnato da un coinvolgimento crescente della filiera italiana, tanto da annunciare un evento dedicato ai fornitori il prossimo 29 settembre proprio in vista della nuova Alfa Romeo. Il gruppo ha inoltre ribadito che continua a destinare circa 7 miliardi di euro l’anno agli acquisti presso fornitori italiani, puntando a rafforzare ulteriormente l'integrazione della componentistica nazionale.

Nel corso dell’intervento di Cappellano Stellantis ha rivendicato i primi risultati del nuovo Piano Italia. Nel secondo trimestre le consegne globali sono salite del 10%, raggiungendo 1,6 milioni di veicoli, mentre in Europa sono aumentate del 5%. In Italia le immatricolazioni del gruppo sono cresciute di quasi il 7% nel semestre, percentuale che sfiora il 16% includendo Leapmotor. Secondo il costruttore, questi risultati si sono tradotti in un incremento della produzione nazionale di circa il 14% e in una significativa riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali nella maggior parte degli stabilimenti italiani.

Urso: monitoreremo il piano Stellantis

Il tavolo è stato anche l’occasione per il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso per ribadire che il Governo continuerà a verificare il rispetto degli impegni assunti da Stellantis. «Continueremo a monitorare con la massima attenzione l'attuazione del Nuovo Piano di Stellantis, verificando il rispetto degli impegni in materia di investimenti, volumi produttivi, tutela dell’occupazione e salvaguardia di tutti gli stabilimenti italiani», ha dichiarato il ministro secondo quanto riferito da fonti del Mimit.

Urso ha sostenuto che il dialogo con il gruppo «ha già consentito di cambiare radicalmente rotta rispetto alla gestione fallimentare di Carlos Tavares» e ha indicato come segnali positivi l’aumento della produzione e la riduzione della cassa integrazione. Il ministro ha inoltre ricordato i 5 miliardi di euro destinati dal gruppo a nuove tecnologie, piattaforme e modelli e i circa 7 miliardi di contratti annuali con la filiera italiana, sottolineando che eventuali nuovi investitori saranno benvenuti «purché producano in Italia con la nostra componentistica», anche attraverso partnership con Stellantis.

L’attacco al Green Deal europeo: Bruxelles epicentro della crisi

Nel suo intervento Urso ha però allargato il discorso alla crisi dell'intera industria automobilistica europea, individuando nell'impianto normativo comunitario una delle principali cause delle difficoltà del settore. «L’epicentro della crisi è a Bruxelles», ha affermato il ministro, parlando delle «follie del Green Deal» che, a suo giudizio, hanno favorito la produzione cinese mettendo in difficoltà i costruttori europei. Urso ha richiamato anche lo studio del Boston Consulting Group, di cui ha scritto questo giornale, secondo cui in Europa esisterebbe una sovraccapacità produttiva superiore a 5 milioni di veicoli, equivalente a oltre 35 stabilimenti.

Da qui la richiesta di accelerare la revisione delle politiche europee, anticipando l’Industrial Accelerator Act e introducendo pienamente il principio della neutralità tecnologica. «Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione», ha concluso il ministro, aggiungendo che «non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà, la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del continente». (riproduzione riservata)



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