Nuovi problemi nella strategia elettrica di Stellantis. I modelli Peugeot 3008 e 5008 full electric a lunga autonomia accumulano ritardi fino a otto mesi a causa delle difficoltà produttive di Automotive Cells Company (ACC), joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies e principale fornitore europeo di batterie del gruppo automobilistico. Lo scrive Bloomberg, citando fonti vicine al dossier, mentre ulteriori dettagli emergono anche dal portale francese Auto Infos.
Nel frattempo, attraverso un intervento firmato dai rispettivi ceo, Antonio Filosa e Oliver Blume, la stessa Stellantis e Volkswagen lanciano un appello all’Ue. «Difenda la propria industria automobilistica», scrivono i due top manager in una lettera inviata a Bruxelles, chiedendo «incentivi intelligenti e un bonus Co2 per i veicoli elettrici Made in Europe».
I problemi e i ritardi sull’elettrico non riguarderebbero solo Peugeot. Secondo la stampa specializzata francese, anche Opel e Citroën hanno dovuto rinviare il lancio dei loro modelli elettrici long range, proprio per l’incapacità di ACC di fornire volumi sufficienti di celle. Oggi lo stabilimento di Douvrin/Billy-Berclau, nel nord della Francia, equipaggia circa 1.000 veicoli al mese, molto al di sotto delle previsioni iniziali.
Per accelerare la salita in produzione, ACC ha fatto ricorso in modo massiccio al know-how asiatico: sono già operativi 80 esperti del fornitore cinese EVE, destinati a salire a 120 nelle prossime settimane. L’obiettivo è triplicare la capacità entro l’estate 2026, arrivando a oltre 3.000 veicoli al mese, un livello che resta comunque insufficiente rispetto ai fabbisogni di Stellantis. A pesare sono anche tassi di scarto ancora elevati, tra il 15% e il 20%, tipici di una fase di ramp-up complessa su processi altamente sensibili.
«La salita in produzione è difficile, ma stiamo imparando ogni giorno e facciamo il massimo per servire i nostri clienti», ha dichiarato a Bloomberg Matthieu Hubert, segretario generale di ACC. Le difficoltà industriali si intrecciano con un tema strategico. ACC produce batterie NMC (nichel-manganese-cobalto), mentre il mercato europeo sta accelerando verso le LFP (litio-ferro-fosfato), più economiche di circa il 20%. Proprio su questa tecnologia Stellantis ha già fatto una scelta alternativa: le batterie LFP per l’Europa saranno prodotte con il partner cinese CATL nella gigafactory di Saragozza, in Spagna, con un investimento complessivo superiore ai 4 miliardi di euro.
In questo contesto si inserisce anche il nodo Termoli. ACC avrebbe dovuto convertire lo storico stabilimento Stellantis molisano in una gigafactory di batterie, uno dei pilastri del piano italiano sull’elettrico. Il progetto però, come scritto nelle settimane scorse da Milano Finanza, è ormai archiviato, anche se non è mai stato ufficialmente cancellato né comunicato dalla società. Ma lo stesso capo di Stellantis in Europa, Emanuele Cappellano, durante l’ultimo Tavolo Automotivi al ministero delle Imprese, alla presenza di Adolfo Urso, oltre a confermare l’arrivo della produzione dei cambi e-Dct a Termoli, ha spiegato che l’impianto italiano produrrà motori Gse, fino a dopo il 2030 per «garantire la continuità operativa dello stabilimento», confermando implicitamente che il sito non diveneterà una fabbrica di batterie con ACC.
I ritardi arrivano mentre l’ad Filosa sta iniziando a rivoluzionare il perimetro industriale di Stellantis. Sono già stati cancellati o ridimensionati diversi progetti EV, come il Ram 1500 elettrico, e avviata l’uscita progressiva da alcune versioni ibride plug-in in Nord America. Secondo fonti citate da Bloomberg, il gruppo potrebbe ridurre o chiudere alcune joint venture sulle batterie, in un contesto di domanda ancora debole sui veicoli elettrici e di forti perdite di quota di mercato ereditate dalla gestione precedente. (riproduzione riservata)