Nuova battuta d’arresto per lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano a Cassino. La società guidata da Antonio Filosa ha comunicato un nuovo stop produttivo per l’intera settimana tra il 3 e il 7 novembre, un fermo che coinvolgerà i reparti di montaggio, lastratura e verniciatura. Nei due reparti di carrozzeria verrà impiegato solo il personale necessario al riavvio degli impianti, mentre la maggior parte degli addetti resterà in cassa.
Si tratta dell’ennesima sospensione che interessa il sito del basso Lazio, dove la produzione delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio e della Maserati Grecale continua a viaggiare su volumi minimi, tali da poter essere concentrati su un solo turno. Secondo gli ultimi dati Fim-Cils, a Cassino Stellantis ha prodotto poco più di 14 mila vetture (-28,3% sul 2024) nei primi nove mesi dell’anno, con il rischio che lo stabilimento non arrivi neanche a 20 mila a fine 2025.
Il gruppo aveva confermato i progetti di rinnovo dei modelli Alfa Giulia e Stelvio a Cassino, ma una ripresa significativa non è attesa prima della seconda metà del 2026 e probabilmente oltre. Stellantis ha assegnato nuovi modelli Giulia e Stelvio allo stabilimento italiano sulla nuova piattaforma Stla Large, ma il loro lancio, atteso inizialmente tra 2025 e 2026, è stato posticipato e difficilmente avverrà prima del 2027 per permetterne lo sviluppo anche in versione ibrida e non più soltanto elettrica. Filosa confermerà questi modelli o no?
La nuova frenata a Cassino arriva mentre nel territorio cresce l’allarme economico e sociale. I lavoratori hanno redditi medi scesi attorno a 1.100-1.200 euro mensili, con effetti immediati sul potere d’acquisto e sull’indotto locale, che continua a perdere attività commerciali e occupazione.
La comunicazione del fermo produttivo è giunta proprio durante la visita del leader di Azione, Carlo Calenda, che ha incontrato sindacati e rappresentanti delle imprese dell’automotive cassinate. Il leader di Azione ha parlato apertamente di «piano di deindustrializzazione» da parte di Stellantis in Italia, destinato a completarsi «dopo le elezioni del 2027» in linea con una strategia che, secondo Calenda, guarda più alla finanza che all’industria.
Nel suo intervento Calenda ha ricordato come in Italia si faccia un ricorso crescente a cassa integrazione ed esodi incentivati, mentre le promesse di nuovi modelli si scontrano con «un problema di cash flow» del gruppo. Da qui la richiesta di una mobilitazione nazionale sull’automotive e di politiche industriali più mirate, a partire dal costo dell’energia: Azione propone di fissare a 60 euro/MWh le concessioni dell’idroelettrico, destinando metà del beneficio alle industrie italiane per recuperare competitività rispetto a Germania e Spagna.
Un passaggio è stato dedicato alla necessità di includere Cassino nell’estensione della Zes, ritenuta cruciale per rilanciare gli investimenti nel polo produttivo. Il confronto con il passato è eloquente. «Qui si producevano 135 mila vetture l’anno con il doppio degli occupati. Nel 2025 se ne faranno meno di 20 mila», ha ricordato Calenda. (riproduzione riservata)