Nonostante un 2023 in frenata il venture capital italiano nel settore digitale sta maturando. Lo certifica lo studio I Digital Service nel Venture Capital italiano ed europeo che Growth Capital, banca di investimento specializzata nel tech, e Netcomm, consorzio del commercio digitale in Italia, presentano oggi, 27 febbraio. Lo scorso anno gli investimenti sui servizi digitali (e-commerce, fintech ecc.) sono diminuiti sia dal punto di vista dei volumi, con una contrazione del 60% rispetto al 2022, sia da quello del numero di operazioni (-13%). Risultati che fotografano una flessione più marcata della media del venture capital italiano che ha avuto una diminuzione del 4% dei round e del 37% dell’ammontare.
«Gli investimenti nei digital services nel 2023, dopo anni di crescita costante, hanno subito un rallentamento - commenta Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner di Growth Capital -. Tra i fattori che hanno portato a questa inversione di tendenza, con una riduzione più marcata rispetto al settore Venture Capital nel complesso, ci sono la maggiore difficoltà ad acquisire clienti in maniera sostenibile sul B2C e la forte contrazione degli investimenti in modelli ad alta intensità di capitale, come nel fintech».
Entrando più nel dettaglio, l’anno passato in Italia si sono chiusi 88 round per un totale di 249 milioni di euro investiti in startup di digital service. Di questi, 100 milioni si riferiscono a una sola operazione: il megaround di Bending Spoons. Il finanziamento medio è stato di 2,8 milioni, più che dimezzato dai 6,1 milioni del 2022, anno della raccolta da 188 milioni di Scalapay, quando i round erano stati 101. Al 10% dei deal (considerando quelli da almeno un milione) hanno partecipato anche investitori internazionali, la cui presenza aumenta al crescere del valore del round fino ad arrivare al 100% nei deal che superano i 30 milioni. In più, nel 2023 è aumentata l’incidenza dei round pre-seed, la primissima fase dell’avvio di un’impresa, che hanno pesato per il 39% delle operazioni contro una media storica del 15%.
A livello settoriale il fintech ha attirato la maggior parte della raccolta tra 2018 e 2022 (650 milioni), pur rappresentando solo il 7% delle operazioni nello stesso periodo. Nel 2023, però, proprio questo ambito ha subito un contraccolpo particolarmente forte con investimenti crollati del 99%. Dal punto di vista del numero di deal, invece, negli ultimi cinque anni il sotto-ambito più prolifico è stato l’e-commerce con 108 operazioni. Il primato di investitore più attivo va a Cdp con 60 round dal valore medio di 1 milione.
Negli anni l’ecosistema del venture capital digitale italiano mostra segnali di sviluppo. «Nel periodo 2018-2023 i trend evidenziano una crescita delle valutazioni con la maturazione della società», si legge nella ricerca. «Un round Seed si chiude mediamente sui 6 milioni di valutazione, un Serie A a più del doppio (13 milioni) e un Serie B a più di tre volte un Serie A (45 milioni)».
Evoluzioni che consentono all’Italia di ridurre il gap, che comunque rimane ampio, con altri Paesi europei. In Spagna, ad esempio, l’ammontare investito in digital service nel 2023, pari a 800 milioni, è stato circa tre volte quello italiano, ma nel 2018 gli investimenti spagnoli erano sei volte più ricchi. La Germania, invece, ha avuto finanziamenti per 3,5 miliardi nel settore digitale, 13 volte più dell’Italia. Sei anni fa la differenza era di 23 volte. (riproduzione riservata)