
Spunta un testamento segreto di Gianni Agnelli che potrebbe rimettere in discussione la divisione dell’eredità dell’Avvocato e, potenzialmente, la presa di John Elkann sull’impero Exor. Lo ha depositato lunedì 29 al tribunale civile di Torino l’avvocato Dario Trevisan, che assiste Margherita Agnelli de Pahlen, figlia di Gianni e madre di John, nella causa con la quale contesta la successione del padre e della madre Marella Caracciolo.
Il documento, manoscritto e firmato dall’allora presidente della Fiat su carta intestata «Gianni Agnelli», è datato 20 gennaio 1998 ed è stato ritrovato durante le perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza di Torino nelle abitazioni e negli studi professionali coinvolti nella successione e nell’inchiesta per frode fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato.
L’indagine della procura di Torino è in via di definizione con la messa in prova dello stesso Elkann, il patteggiamento del commercialista Gianluca Ferrero e l’archiviazione per Lapo e Ginevra Elkann e per il notaio svizzero Urs von Gruniger, mentre potrebbe andare a processo il notaio Remo Morone, per falso in atto pubblico. Chiusa l’inchiesta, le carte sono state messe a disposizione anche delle parti interessate, tra le quali Margherita. Che le ha riversate nella causa sull’eredità.

Nel testamento inedito Gianni Agnelli revoca le precedenti disposizioni e, di fatto, anche la “lettera di Monaco” del luglio 1996 con la quale designava John Elkann - allora ventenne - a prendere il controllo del gruppo, redatto mentre l’Avvocato era ricoverato a Montecarlo per un delicato intervento chirurgico. Lì scrisse che era sua volontà donare il 25% della Dicembre al nipote lasciando agli altri eredi legittimi beni di valore equivalente. Un atto che non ha valore testamentario ma indicava esplicitamente una volontà.
L’attuale presidente di Stellantis e ceo di Exor era entrato pochi mesi prima tra i quotisti della Dicembre, la società semplice creata nel 1984 per essere la cassaforte dell’impero: il 10 aprile 1996 l’Avvocato aveva suddiviso la nuda proprietà in parti uguali (il 25%) tra Marella, Margherita e il nipote John escludendo quindi il figlio Edoardo. Gianni tenne per sé l’usufrutto sul 75% donato e la piena proprietà del 25%. Ed è di questa quota che disporrà meno di due anni dopo, con il manoscritto svelato da Trevisan.
«A modifica di altre disposizioni precedenti lascio a mio figlio Edoardo la mia partecipazione nella società semplice “Dicembre”, pari all’incirca al 25%. Sono sicuro che gli altri miei congiunti, già proprietari ciascuno di una quota della stessa entità, accetteranno senza contestazioni questa mia disposizione. Torino 20-1-98». Firmato: «Gianni Agnelli»
Secondo l’inedito presentato in udienza da Trevisan, Agnelli nel 1998 fa tornare dunque tra i destinatari delle quote della Dicembre il figlio Edoardo (che si sarebbe suicidato nel novembre del 2000), senza più menzionare John, il quale comunque nel 1999 era stato indicato dall’Avvocato come suo sostituto alla guida della Dicembre se «mancasse o per qualsiasi ragione fosse impedito».
Di Agnelli si conoscevano finora i tre testamenti olografi - rivelati da Milano Finanza il 4 settembre 2004 – aperti il 24 febbraio 2003 davanti al notaio Ettore Morone dopo la morte dell’Avvocato, avvenuta il 24 gennaio di quell’anno. Una prima scheda, del 12 dicembre 1983, lasciava a Marella l’usufrutto delle azioni della Gapi spa (l’allora accomandita di famiglia). Una seconda scheda, del 14 gennaio 1985, nominava l'avvocato Franzo Grande Stevens esecutore testamentario. La terza, del 20 aprile 1999, distribuiva alcune proprietà immobiliari, come la villa di Torino e altre costruzioni, tra Marella, Margherita ed Edoardo. Un testamento che non venne modificato neanche in seguito alla scomparsa del figlio.
Quando viene aperta la successione di Gianni, Marella - secondo i legali di Margherita «convinta di adempiere fedelmente alle volontà del marito» - dona le sue quote della Dicembre a John Elkann che sale così al controllo assoluto.
L’erede designato consolida il potere comprando un anno dopo dalla nonna, in parti uguali con i fratelli Lapo e Ginevra, la nuda proprietà delle quote di Margherita che Marella aveva ottenuto nella transazione del 2004 con la figlia (la quale incassò 1,3 miliardi di euro anche per la rinuncia alla futura eredità della madre, scomparsa nel 2019). Una compravendita di quote tuttavia ora contestata da Margherita e messa in dubbio dagli inquirenti, perché non ci sarebbero prove bancarie del pagamento dei circa 105 milioni di valore.
Secondo i legali di Margherita, «il testamento sulla Dicembre del 1998 oggetto di ritrovamento, mai revocato, né modificato (neppure nell’ambito delle successive disposizioni del 20 aprile 1999) è stato totalmente ignorato e tenuto nascosto per tutti questi anni. Tale documento dimostra come la disposizione con cui Gianni Agnelli aveva destinato al nipote John Elkann la propria quota del 25% della Dicembre non rappresentasse la sua ultima e definitiva volontà».
«Al contrario», sottolineano i legali, «emerge come al nipote sarebbe dovuta spettare soltanto una partecipazione minoritaria, mentre quella a lui riconducibile doveva spettare al figlio Edoardo e, in mancanza, ai suoi eredi legittimi, ossia Margherita Agnelli e Marella Caracciolo». Secondo gli avvocati, «questa circostanza costituisce un ulteriore elemento idoneo a determinare una radicale revisione degli assetti proprietari della Dicembre e, sul piano morale, rappresenta la prova che le ultime volontà dell’Avvocato siano state disattese e tradite».
La difesa degli Elkann precisa in una nota che «il presunto testamento di Gianni Agnelli – contenente disposizioni a favore del figlio Edoardo e prodotto in copia fotostatica solo oggi da Margherita nell’ambito del giudizio civile – non incide in alcun modo né sulla successione Agnelli né sulla successione Caracciolo e quindi sull’assetto proprietario della società Dicembre».
Spiegano i legali degli Elkann: «Al momento del decesso dell’Avvocato, infatti, Edoardo era già scomparso: di conseguenza, le partecipazioni nella Dicembre di proprietà di Gianni Agnelli sono state trasmesse alla moglie Marella e alla figlia Margherita. La gestione della successione Agnelli è stata poi definita con l’accordo transattivo del febbraio 2004, a seguito del quale Margherita è definitivamente uscita dal capitale della Dicembre, avendo peraltro ritenuto in quel momento la Fiat un’azienda destinata al fallimento».
E c’è di più: «Inoltre, trascorsi oltre 20 anni dalla morte di Gianni Agnelli, qualsiasi pretesa di terzi sul di lui patrimonio sarebbe in ogni caso estinta. L’iniziativa del legale di Margherita appare dunque più rivolta a generare confusione mediatica che a un rigoroso approfondimento giuridico delle norme applicabili». (riproduzione riservata)