SpaceX punta a vendere 555,6 milioni di azioni al prezzo di 135 dollari ciascuna con la sua ipo da record: 75 miliardi di dollari. È quanto ha riportato Reuters, citando fonti a conoscenza del dossier. L'obiettivo dell’azienda di missili e comunicazioni satellitari di Elon Musk è una valutazione di 1.750 miliardi di dollari (Bloomberg aveva riferito almeno 1.800 miliardi).
Sulla base di questa valutazione e ricavi pari a 18,67 miliardi di dollari nel 2025, SpaceX verrebbe scambiata a un multiplo prezzo/ricavi di 93,7 volte (non può essere valutata sulla base del rapporto prezzo/utili perché ha registrato una perdita di 4,94 miliardi nel 2025), meno della società spaziale Rocket Lab (multiplo di 118 volte), ma più della società di analisi dati Palantir Technologies (81 volte) e della stessa Tesla di Musk (17 volte).
Se così fosse, il gruppo aerospaziale si discosterebbe dal processo tradizionale di offerta pubblica iniziale, in cui le aziende normalmente annunciano un range di prezzo prima di promuovere le loro azioni durante gli incontri con gli investitori (il roadshow parte giovedì 4 giugno), per poi fissare il prezzo finale prima dell'inizio delle contrattazioni il 12 giugno sul Nasdaq con il simbolo SPCX. In ogni caso i piani, compresa l'entità della raccolta, sono soggetti a modifiche man mano che gli incontri con gli investitori prendono il via, hanno aggiunto le fonti.
La valutazione dell'azienda si basa sul fatto che SpaceX non ha concorrenti diretti e domina tecnologie e mercati che ancora non esistono, dalle missioni su Marte ai data center di intelligenza artificiale nello spazio, il che rende la sua valutazione soggetta a interpretazioni. Ad esempio Morningstar ha attribuito a SpaceX un valore di soli 780 miliardi. Gran parte deriva da Starlink, l'attività di comunicazioni satellitari che lo scorso anno ha generato la maggior parte dei ricavi, dei profitti e della crescita.
Ma la società ha collegato le prospettive di crescita all'intelligenza artificiale e i suoi piani dipendono, per una parte significativa dei ricavi futuri, da tecnologie ancora da costruire, compresi data center spaziali alimentati da energia solare, mentre punta a un mercato potenziale da 28.500 miliardi, secondo quanto riportato in precedenza da Reuters.
L’ipo dovrebbe essere strutturata come un'offerta interamente primaria, il che significa che tutti i proventi andrebbero all'azienda e che gli attuali azionisti di SpaceX non potranno vendere nessuna delle loro azioni nell'ipo, Musk compreso: sarà tenuto a mantenere le sue azioni per 366 giorni dopo l'offerta, un segnale del suo impegno nei confronti della società. I proventi saranno utilizzati per espandere le risorse di calcolo dell'AI e la rete satellitare di SpaceX, hanno precisato a Reuters le fonti.
L’arrivo di SpaceX sul mercato è una delle quotazioni più osservate dagli investitori che stanno monitorando anche altre potenziali offerte da parte di importanti società tecnologiche come i rivali dell'intelligenza artificiale OpenAI e Anthropic. Insieme le tre società si apprestano a portare quasi 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione sul mercato. Ma l’operazione del produttore di razzi e satelliti si preannuncia la più grande ipo mai realizzata, più del doppio dei 29,4 miliardi di dollari raccolti da Saudi Aramco nel 2019.
Il Nasdaq ha, inoltre, approvato modifiche metodologiche, con effetto da maggio di quest’anno, introducendo un meccanismo di ingresso rapido che potrebbe consentire alle Ipo di grandi capitalizzazioni idonee di essere prese in considerazione per l'inclusione nell'indice dopo circa 15 giorni di negoziazione, fatte salve le norme e la governance applicabili, ricorda Kevin Moss, gestore della strategia Gam Lsa Private Shares. «Ciò potrebbe portare a una partecipazione automatica da parte di fondi comuni di investimento ed Etf che replicano questi benchmark».
Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e JP Morgan guidano l'offerta di SpaceX insieme ad altre 18 banche. Secondo Bloomberg News SpaceX sta negoziando per pagare commissioni più ridotte con le banche, anche se gli istituti finanziari potrebbero incassare 500 milioni di dollari.
Inoltre, in vista dell’ipo, riporta Bloomberg, oltre 1.000 dipendenti attuali ed ex dipendenti di SpaceX hanno unito le forze per negoziare condizioni migliori e l’accesso a prodotti finanziari sofisticati di ottimizzazione fiscale, che potrebbe trasformare molti di loro in multimilionari.
In particolare, secondo un documento visionato da Bloomberg, il gruppo ha valutato oltre 20 consulenti finanziari e banche private per ottenere commissioni decisamente più basse per la consulenza finanziaria, pagando meno dello 0,5% su tutti gli asset in gestione, invece della tradizionale commissione dell’1%.
Il mercato delle ipo del 2026 sta mostrando i primi segnali di ripresa. Sebbene il primo trimestre sia stato caratterizzato da un avvio più lento e volatile, i movimenti del settore AI continuano a indicare un consistente arretrato di società private che potrebbero cercare quotazioni pubbliche man mano che le condizioni di mercato si stabilizzano. «Questo contesto favorevole alle ipo trova riscontro nei mercati privati. Il primo trimestre del 2026 ha registrato una continua solidità, in particolare nella fascia alta del venture capital, dove i finanziamenti sono rimasti concentrati su un numero ristretto di aziende di intelligenza artificiale già affermate», precisa Moss.
SpaceX, xAI e OpenAI illustrano un cambiamento più ampio, con gran parte della creazione di valore odierna che avviene prima che le società raggiungano i mercati pubblici. Gli investitori attivi tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000 ricorderanno che molte delle più grandi società odierne, tra cui Apple, Cisco, Adobe e Amazon, sono state quotate in una fase precoce del loro sviluppo. La situazione è cambiata in modo significativo.
Nel 1999 un'azienda media trascorreva circa quattro anni nei mercati privati prima della quotazione, in genere con una capitalizzazione di mercato di quasi 500 milioni di dollari. Tra il 2020 e il 2025 un'azienda media è rimasta privata per più di 12 anni, quotandosi con una capitalizzazione di mercato media di circa 1,8 miliardi di dollari. I cambiamenti normativi all'inizio degli anni 2000 hanno consentito alle aziende di raccogliere capitali da una base di investitori più ampia, permettendo loro di finanziare la crescita e l'espansione pur rimanendo private più a lungo.
Di conseguenza, gran parte delle opportunità odierne rimane al di fuori dei mercati pubblici. Circa il 77% delle società statunitensi con un fatturato superiore a 100 milioni di dollari è di proprietà privata, e il numero di società private con una valutazione superiore a 1 miliardo di dollari è passato da una sola nel 2010 a oltre 1.300 nel 2025. «Poiché l’innovazione e la creazione di valore si concentrano sempre più nei mercati privati, riteniamo che gli investitori che non hanno un’esposizione a queste società potrebbero rischiare di perdere la prossima ondata di crescita trasformativa», prevede Moss.
«La nostra ricerca, basata su uno studio di quasi 800 società statunitensi finanziate da venture capital che hanno completato un'ipo in un periodo di 15 anni, ha dimostrato che investire nell'ultimo round di finanziamento privato e mantenere la posizione fino a sei mesi dopo la quotazione ha generato rendimenti medi di circa il 249%», osserva il gestore della strategia Gam Lsa Private Shares. «In confronto, gli investitori che sono entrati al momento dell'ipo hanno ottenuto rendimenti medi di circa il 16% nello stesso periodo, mentre quelli che hanno acquistato il primo giorno di negoziazione hanno registrato rendimenti medi negativi. A nostro avviso, questi risultati supportano l'idea che una parte significativa della creazione di valore avvenga ora mentre le società rimangono private». (riproduzione riservata)