SpaceX debutta sul mercato con un prezzo di 135 dollari per azione. Ma la vera domanda è dove può arrivare il gruppo guidato da Elon Musk, protagonista della quotazione più grande della storia, il 12 giugno al Nasdaq. Una ipo fuori dai ranghi per diversi motivi, dalle dimensioni mai viste (75-80 miliardi di raccolta attesa con una valutazione di circa 1.770 miliardi) fino alle modalità di collocamento senza la classica forchetta di prezzo: a inizio mese Musk ha fissato un obiettivo, 135 dollari per azione appunto, e questo valore è stato confermato rendendo quasi una formalità il giorno della definizione del prezzo.
La campanella a Times Square suonerà alle 15:30 italiane del 12 giugno. Da quel momento SpaceX diventerà la seconda azienda di Musk, dopo Tesla, a essere presente in borsa. Il gruppo ha registrato 18,7 miliardi di dollari di ricavi nel 2025 con una perdita netta di 4,9 miliardi e 20,9 miliardi di debiti, legati soprattutto all’integrazione di xAI.
All’interno dell’azienda sono attive tre linee di business: lanci spaziali, servizi satellitari (Starlink) e intelligenza artificiale. Al momento solo Starlink, con 10,3 milioni di clienti nel mondo, è profittevole. Ma gli investitori non sembrano spaventati dal rosso: a fronte di un obiettivo di raccolta di 75-80 miliardi la domanda è stata quasi quattro volte più alta e il collocamento è stato chiuso con un giorno di anticipo.
Ordini miliardari sono arrivati ad esempio dai fondi sovrani del Golfo, secondo Bloomberg, ma anche dai piccoli risparmiatori: ben 70 miliardi di richieste sui 250 miliardi totali sarebbero riconducibili a questa categoria. Al retail, secondo i piani di Musk, era destinato il 20-30% dei 555 milioni di azioni in collocamento, pari a un flottante di quasi il 5%.
Dopo un paio di settimane di scambi SpaceX dovrebbe entrare nel Nasdaq-100 grazie alle nuove regole di accesso al listino, andando a rappresentare circa l’1,5% dell’indice secondo i calcoli di Moneyfarm.
Con la conclusione dell’iter di quotazione sono arrivati anche i primi feedback degli analisti. La società di ricerca New Street ha iniziato la copertura sul titolo con un prezzo obiettivo di 165 dollari, il 22% superiore a quello di ipo, che equivarrebbe a una valutazione di circa 2.300 miliardi. Inoltre, l’analisi prevede che il gruppo raggiunga un fatturato di 195 miliardi e un utile operativo di 65 miliardi nel 2030. Gli analisti di Kgi e Oppenheimer hanno invece optato per un rating Buy. Oppenheimer ha anche fissato un target price di 190 dollari.
Sono più pessimisti gli analisti di Morningstar che indicano un prezzo obiettivo di 63 dollari, più basso del 53% rispetto a quello di ipo. «Anche a 63 dollari per azione concediamo a SpaceX un ampio margine di fiducia in due dei tre scenari che abbiamo elaborato, nei quali ipotizziamo che l’azienda riesca a realizzare un razzo Starship rapidamente riutilizzabile, in grado di effettuare più lanci alla settimana, e a commercializzare con successo i data center spaziali. Nessuno di questi problemi ingegneristici è stato risolto e non prevediamo che lo sarà almeno fino al 2028», si legge in un’analisi. (riproduzione riservata)