Ormai la strada è tracciata. SpaceX, l’azienda del miliardario sudafricano Elon Musk, è prossima alla quotazione a Wall Street. E potrebbe essere l’Ipo più ricca di sempre. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, mercoledì 20 maggio, l’azienda ha divulgato un prospetto informativo per gli investitori sul sito web della Securities and Exchange Commission (Sec). La pubblicazione del documento pone SpaceX sulla buona strada per raccogliere potenzialmente 80 miliardi di dollari o più con la vendita di azioni già il mese prossimo. Una tale Ipo supererebbe di gran lunga il record di Saudi Aramco: 26 miliardi di dollari nel 2019.
Secondo il Wall Street Journal, SpaceX prevede di iniziare la vendita di azioni a metà giugno. La società ha dichiarato che Goldman Sachs, insieme a Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e JPMorgan, guideranno l'offerta. Un’azienda può avviare il roadshow 15 giorni dopo la pubblicazione del prospetto informativo. In questo modo, è facile ipotizzare che SpaceX possa debuttare in borsa intorno al 12 giugno. Si prevede, dopo la Ipo, che l’azienda possa arrivare a valere 1.500 miliardi di dollari.
Inoltre, Musk e i suoi principali investitori hanno concordato di non vendere le proprie azioni almeno per i primi 366 giorni dopo l’inizio delle negoziazioni. Altri investitori pre-Ipo sono vincolati a un periodo di blocco di 180 giorni. Tuttavia, questi investitori hanno la possibilità di vendere prima tramite le «vendite anticipate». Infine, sono previste ulteriori emissioni di azioni a intervalli scaglionati, incluso dopo la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre e, riporta il WSJ, Musk e altri dirigenti non hanno diritto alle emissioni anticipate.
Musk potrebbe diventare, grazie a questa quotazione, il primo trilionario al mondo. Però la sua azienda presenta una situazione finanziaria nettamente peggiore rispetto a qualsiasi altra grande impresa americana. L'anno scorso ha registrato una perdita di 4,9 miliardi di dollari a fronte di un fatturato di 18,7 miliardi di dollari. Le fonti dalle quali provengono queste perdite sono due: la fusione, avvenuta a febbraio, con la startup di intelligenza artificiale xAI e le attività spaziali che non sono redditizie. Secondo il Wall Street Journal, le spese in conto capitale totali si sono attestate a 20,7 miliardi di dollari, gran parte dei quali provenienti da xAI, che ha speso 12,7 miliardi di dollari. Invece, le attività relative ai lanci e ai satelliti sono costate complessivamente 8 miliardi di dollari.
Altro elemento particolare della Ipo di SpaceX è la leadership inamovibile di Elon Musk. L'amministratore delegato è il maggiore azionista e al primo maggio controllava l'85% dei diritti di voto grazie alle azioni di classe B che conferiscono 10 voti, mentre quelle di classe A valgono solo un voto.
Nei dati finanziari pubblicati da Elon Musk si può vedere tutta la sua ambizione. Obiettivi che possono essere definiti fantascientifici. SpaceX, con sede in Texas, opera in diversi settori che vanno dal lancio per operazioni satellitari, fino all’intelligenza artificiale. All'inizio di quest'anno, Musk ha trasformato SpaceX integrando la sua startup xAI nell'azienda e ripensando gran parte del futuro della nuova impresa attorno allo sviluppo di data center in orbita per gestire i calcoli necessari all'intelligenza artificiale. Tra gli obiettivi di Musk c’è il lancio di molti satelliti dotati di Ia e, in futuro, arrivare a colonizzare Marte.
A gennaio, SpaceX ha offerto a Musk un miliardo di dollari di azioni di classe B se riuscirà a creare una colonia umana permanente su Marte da almeno un milione di abitanti, oltre a una serie di obiettivi di capitalizzazione. Un altro premio riguarda la costruzione di data center non terrestri. In questo caso si parla di 302,1 milioni di azioni e il raggiungimento di 12 obiettivi di capitalizzazione. (riproduzione riservata)