Con un post affidato ai social network l'amministratore delegato di F2i Holding Portuale, Alessandro Becce, ha messo in luce criticità e paradossi che le sanzioni contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina stanno provocando su scambi commerciali e importazioni di merci anche verso l'Italia. «Fatico a capire la logica di alcune sanzioni: una volta arrivate sulle banchine dei nostri porti viene bloccato lo sdoganamento di merci riconducibili alla Russia o a società controllate da oligarchi in black list», dichiara Becce. «L'azione sta penalizzando la nostra industria siderurgica che ha fame di materie prime come ghisa, rottame, bricchette. Peccato che le merci in questione vengono pagate all'imbarco e pertanto agli oligarchi o alle società oggetto di tali restrizioni non interessa nulla di quanto accade nei nostri porti in quanto hanno già incassato quanto dovuto». Il numero uno di Fhp ha poi aggiunto: «Il danno così ricade solo sull'industria italiana, che ha pagato materie prime che non può ritirare, e sui porti, che si trovano piazzali occupati da merce che non può essere consegnata e che toglie spazio e risorse a merce libera da vincoli: così al danno sommiamo la beffa». A dare voce all'allarme è anche Luca Becce, presidente di Assiterminal (Associazione terminalisti portuali italiani), secondo cui «l'impatto sulla nostra categoria è al momento limitato, ma a lungo andare la crisi che si determina in parti del sistema manifatturiero che alimentiamo si sentirà eccome. La logica più quantitativa che qualitativa delle sanzioni diventa un boomerang. Soprattutto dovendo escludere dalle stesse le uniche materie che davvero peserebbero sulla Russia: l'energia. Per questo la nostra categoria dovrà cimentarsi anche sull'indipendenza energetica, a maggior ragione in presenza di un crescente processo di elettrificazione degli equipment portuali». Dell'impatto del conflitto in Ucraina sull'Italia ha parlato anche Guido Nicolini, presidente di Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica) in occasione della presentazione dell'Almanacco della Logistica 2022: «Dal punto di vista economico lo scenario è di grande incertezza. In una fase come questa è quindi difficile sostenere una ripresa degli investimenti. Tutte le materie prime hanno subito fortissimi rialzi, da quelle legate all'energia a quelle alimentari. Per questo tutti gli analisti convergono nel dire che questi rincari divoreranno una parte importante della ripresa». L'Almanacco della Logistica 2022 di Confetra mostra un forte rimbalzo della produzione industriale italiana nel 2021 (+11,8%) che ha portato a una consistente ripresa dell'import ed export e, di conseguenza, una buona ripresa della logistica in tutte le modalità di movimentazione delle merci, con le dovute differenze. Il Pil ha visto una crescita del 6,6%, non sufficiente a recuperare la forte contrazione dell'anno pandemico (-3% rispetto al 2019) e a trainare questa ripresa è sempre l'export e in misura minore l'import». Il dettaglio, il traffico stradale e autostradale dei veicoli pesanti ha recuperato il dato pre-pandemico e, anche in questo caso, il traffico ai valichi alpini ha fatto da traino (+6,8% rispetto al 2019). Anche le merci movimentate per via aerea hanno visto una forte espansione che ha consentito il recupero integrale dei volumi del 2019. Si è assistito a una forte polarizzazione del traffico nello scalo di Milano Malpensa, arrivato a gestire quasi il 73% del traffico nazionale, mentre il traffico ferroviario, dopo aver tenuto durante la pandemia, non ha interrotto il trend di crescita sia in termini di treni-km (+13,5%) sia di tonnellate di merce trasportata (+16,6%), fattore indice di treni sempre più pesanti. Più variegato è l'andamento del settore marittimo dove, a un sostanziale recupero del traffico contenitori gateway dei volumi pre-pandemici, si è affiancata una consistente crescita di quello di trasbordo (legato alle performance di Gioia Tauro) e un forte calo delle rinfuse liquide (-10,4%). Bene il traffico Ro-Ro che supera abbondantemente i volumi del 2019, così come le rinfuse solide che grazie al forte rimbalzo si portano al -4,8% dai volumi pre-pandemici. (riproduzione riservata)