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STEFANO VENIER AD SNAM
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Snam l’americana: i fondi Usa al sorpasso sugli europei. Ecco perché

di Angela Zoppo
04 aprile 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:43

BlackRock tallona Lazard, Australia e Canada rafforzano le posizioni. Un bond in dollari, il primo di una società europea dalle attività 100% regolate, sarebbe ben visto. Ma il mercato turbolento tiene il piano in panchina | Uragano dazi Usa: 25 azioni, 10 bond e le valute più sicure per proteggere i tuoi investimenti

Passaporto americano per Snam. Il mercato improvvisamente turbolento ha frenato la corsa del titolo, ma nulla toglie a un dato di fatto: il gruppo guidato dall’ad Stefano Venier sta registrando il crescente interesse dei fondi istituzionali d’oltreoceano. Dalla conta degli investitori emerge chiaramente che agli americani Snam piace.

La crescita degli istituzionali a stelle e strisce è stata particolarmente significativa negli ultimi mesi: il loro peso nel capitale è aumentato di oltre il 5%, portandosi vicino al 37%, inglobando anche il Canada. «È un segnale positivo, perché gli istituzionali nordamericani sono i più sofisticati dal punto di vista equity», commenta Luca Passa, cfo di Snam. C’è terreno fertile per il lancio di un bond in dollari, ma quando e se le condizioni di mercato lo consentiranno.

Perché un bond farebbe breccia nel mercato Usa

«Il feedback ricevuto durante il non-deal road show è che c'è un forte supporto generale», osserva Passa, «ma per operazioni di questo genere serve stabilità, e ciò che sta accadendo in questi giorni sul fronte dei mercati e dei tassi ovviamente consiglia prudenza. Seguiamo ogni evoluzione». L’obbligazione allo studio è di tipo sustainability-linked, con una taglia attorno a 1,5 miliardi. «Sarebbe la prima sul mercato statunitense di un emittente europeo 100% regolato».

Questo posizionamento unico potrebbe attrarre investitori fixed income alla ricerca di un profilo di credito stabile e regolato da parte di un emittente europeo, assente negli Usa, se si fa eccezione per la britannica National Grid, che però emette bond attraverso la sua società operativa americana». Resta da attendere la finestra giusta per il debutto.

Da Blackrock a Lazard, la corsa dei primi 10 azionisti

Intanto non solo i nordamericani ma in generale i 10 principali azionisti istituzionali hanno aumentato le posizioni in Snam, raggiungendo il 42% del flottante. «C'è una concentrazione molto elevata. Rispetto all'ultima assemblea, per esempio, è cresciuta moltissimo Lazard, che ormai è sopra il 6%. Tra gli investitori statunitensi spicca invece BlackRock, con una quota attorno al 5%», precisa Passa. «Il fatto che i 10 principali azionisti istituzionali abbiano scelto di incrementare le partecipazioni evidenzia il forte interesse per il settore regolato, considerato solido e strategico. E nel caso di Snam, conferma la validità della visione strategica e della sua attuazione».

Tra le new entry si è messo in luce un altro fondo statunitense, Thorburg Investment, che ha una posizione del 0,5% dell'azionariato totale, o dell’1,1% della parte istituzionale.Italia ed Europa continentale, invece, non segnalano novità. L’area geografica europea più rappresentata resta quella Uk e Irlanda, che raggiunge quasi il 30%. Altra conferma che il vero delta è stato coperto dagli americani. Ma cosa li attira?

«La strategia della compagnia, che ha dato i suoi frutti. Viene vista positivamente anche dai fondi passivi, che non prendono posizioni su nomi specifici, ma sul settore. Se cresce un fondo passivo significa che c'è una visione positiva sul nostro comparto», osserva il cfo. «Le utility regolamentate hanno fatto molto bene e nel caso di Snam lo si vede sia nel comparto che verso altri player energetici». Dalla presentazione del piano a gennaio 2025, infatti, il titolo è arrivato a toccare i 5 euro (+18%), i massimi da oltre 18 mesi. Venerdì 4 aprile, nel pieno di una tempesta sui mercati innescata dalla guerra dei dazi, si è riportato intorno a 4,8 euro (- 3,26%), ma ha comunque fatto meglio del FtseMib (- 6,5%).

I fondi europei e il fattore Esg

L’ altra novità è l'incremento degli azionisti australiani, che investono molto in player infrastrutturali. «I fondi Atlas e Magellan hanno assunto posizioni significative. L'Australia, insieme al resto del mondo, rappresenta ormai il 9,4%», precisa Passa.

Se dalla distribuzione geografica si passa a quella per categoria, domina il settore Esg, che però è ormai stabile al 43%. «Anche questa tendenza riflette il fatto che ci sono sempre più fondi americani nel capitale. Tradizionalmente, infatti, gli istituzionali europei sono più Esg-focused. Resta il fatto che una quota del 43% di azionariato sostenibile è molto alta rispetto alla media europea dei peers, che si aggira tra il 30 e il 31%», commenta Passa.

La partita del gas russo

Se l’Europa guarda prevalentemente al fattore green, tra i temi più sentiti negli Usa verso l’Europa ci sono gli approvvigionamenti di energia, col possibile aumento dei volumi di gas dalla Russia in caso di tregua.

Ma Snam non si aspetta sviluppi significativi. «In caso di cessate il fuoco e riattivazione di alcuni flussi dalla Russia appare improbabile tornare alla situazione ex ante», è il pensiero del ceo Venier. «Italia ed Europa hanno messo a punto numerose contromisure per diversificare le fonti e sostituire il gas russo. Grazie anche al nuovo rigassificatore di Ravenna, sarà coperta per intero la quota di gas che arrivava da Mosca nel 2021». (riproduzione riservata)



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