Donald Trump avvia le procedure per rimuovere la governatrice della Federal Reserve, Lisa Cook, aprendo una storica battaglia legale. Il presidente statunitense ha dichiarato di voler licenziare la prima donna afroamericana a prestare servizio nella banca centrale per presunte irregolarità nell'ottenimento di prestiti ipotecari. Accuse rispedite al mittente dalla Cook, secondo la quale Trump non ha alcuna autorità per licenziarla: «non ha per legge alcuna motivazione e nessuna autorità» per rimuoverla dopo essere stata nominata dall'ex presidente, Joe Biden nel 2022. «Continuerò a svolgere i miei compiti per sostenere l'economia americana», ha aggiunto la governatrice il cui mandato scade nel 2038.
Sostituire la Cook con un suo candidato potrebbe garantire a Trump un’influenza più forte nel consiglio direttivo della Fed, composto da sette membri e che include già due nominati da lui: il governatore Christopher Waller e la vicepresidente alla supervisione, Michelle Bowman. Sia Waller che Bowman hanno votato a favore di un taglio dei tassi nella riunione di luglio della Fed, in linea con le richieste di Trump. Mentre i mercati si interrogano se Trump può effettivamente licenziare la Cook: un presidente non ha mai rimosso un governatore della Fed dall’incarico, ma la legge consente la rimozione «per giusta causa», quindi per inefficienza, negligenza del dovere o cattiva condotta nell’esercizio delle funzioni, i futures Usa sono deboli (-0,15% quello sul Dow Jones e -0,15% quello sull’S&P500): l’entusiasmo per un taglio dei tassi Fed si è ridotto con il riaffiorare dei dubbi sulla tempistica, e il dollaro si indebolisce sia nei confronti dell’euro, che vale 1,16 (+0,11%), sia nei confronti dello yen (-0,07% a 147,648).
Il calo del biglietto verde favorisce l’oro che nelle ultime sedute avevano registrato andamenti altalenanti a causa della crescente incertezza sul percorso dei tassi d’interesse statunitensi. Il prezzo dell’oro spot sale dello 0,10% a 3.377 dollari l’oncia, mentre i futures sul metallo giallo guadagnano lo 0,15% a 3.423 dollari l’oncia. I prezzi spot hanno toccato per un attimo il massimo da oltre due settimane a 3.386,49 dollari l’oncia.
Il rendimento del Treasury Usa a 30 anni sale al 4,94%, quello del 10 anni al 4,305%, mentre quello del 2 anni scende al 3,706% per le scommesse che la Fed possa tagliare i tassi già a settembre, segnalando sia una minore fiducia negli asset statunitensi sia una maggior certezza che la Casa bianca otterrà i tagli dei tassi che da tempo desidera. I futures sui Fed Funds scontano una probabilità dell'83% di una sforbiciata di 25 punti base al Fomc di settembre. «L’amministrazione statunitense resta non convenzionale e imprevedibile e i timori del mercato che il board della Fed possa riempirsi di «colombe» potrebbero far salire il premio a termine», ha dichiarato Andrew Ticehurst, senior strategist di Nomura Australia. «Le posizioni steepener (scommesse su una curva più inclinata, ndr) sembrano popolari, e credo che ciò sia comprensibile in questo contesto».
La mossa di Trump ha aggravato il sentiment negativo sugli asset statunitensi, già sotto pressione per la guerra commerciale e il deficit in aumento, che quest’anno hanno riacceso il tema del «sell America». Gli investitori stanno cercando alternative al dollaro e ai Treasury e ogni percezione di erosione dell’indipendenza della Fed può accelerare questo trend. «Rimuovere Cook accresce i timori per l’indipendenza della Fed», ha detto Rodrigo Catril, strategist di National Australia Bank. «Se Trump avrà successo, potrebbe arrivare ad avere quattro membri del board allineati con la sua visione. Resta da vedere se questi rispetteranno l’indipendenza della Fed e il suo duplice mandato»
Secondo Elliott Z. Stein, analista di Bloomberg Intelligence, Cook probabilmente farà causa a Trump: «crediamo che possa vincere. Semplici accuse di frode non bastano a giustificare una rimozione per giusta causa, a meno che non venga accertata una condotta illecita, il che richiederebbe almeno un’indagine e possibilmente una condanna. In ogni caso con l’indipendenza della Fed, a lungo ritenuta sacrosanta, sempre più a rischio, la parte lunga della curva e il dollaro Usa soffriranno».
L’indipendenza della Fed è un pilastro dei mercati statunitensi, e qualsiasi cambiamento potrebbe pesare sul rating creditizio degli Stati Uniti. All’inizio di agosto S&P Global Ratings, confermando il rating sovrano a AA+, aveva avvertito che il giudizio potrebbe «subire pressioni se gli sviluppi politici minassero la solidità delle istituzioni americane e l’efficacia delle politiche a lungo termine o l’indipendenza della Federal Reserve». Prossimo banco di prova per Wall Street i risultati di Nvidia, attesi mercoledì 27 agosto, dopo la chiusura dei mercati. Con un peso di quasi l’8% sull’S&P 500 e un ruolo centrale nello sviluppo dell’AI, il gigante Usa è considerato un termometro del mercato. (riproduzione riservata)