Un’immagine «complessa e variegata». È questo che restituisce, secondo la nuova Relazione annuale del Cnel, il quadro dei servizi pubblici in Italia. Il sistema seppur in movimento si muove ancora a due velocità e la fotografia appare ancora piena di «luci e ombre», per usare le parole del presidente del Cnel Renato Brunetta scelte per presentare il rapporto a Villa Lubin.
Il sistema dell’istruzione registra performance migliori, in parte grazie all’efficace utilizzo delle risorse del Pnrr (quota attivata al 90%). Cresce la copertura dei servizi per l’infanzia (38,5% dei bambini fino a 3 anni; era 25,5% nel 2012). Il personale educativo è aumentato del 17% tra il 2018 e il 2023.
Il declino demografico pesa: tra il 2019 e il 2024 gli iscritti nelle scuole primarie e secondarie sono calati di oltre 300 mila unità. Ma un dato segna una svolta: la dispersione scolastica per i giovani 18-24enni è scesa al 9,8% nel 2024, per la prima volta al di sotto del 10%. In calo anche i Neet (15-29enni non occupati né in formazione): 15,2% (era 22,1% nel 2019).
Nel comparto sanitario si conferma una tenuta del sistema pubblico, ma con forti differenze regionali. La speranza di vita è tornata ai livelli pre-Covid e cala la mortalità per tumori, ma resta critica la carenza di medici di base e infermieri, con un deficit di oltre 180 mila unità rispetto alla media europea. Restano poi gravi le differenze territoriali, la carenza di medici di base e infermieri (oltre 180mila unità in meno rispetto alla media europea).
Secondo il rapporto, gli italiani si rivolgono sempre più alla sanità privata spendendo 42,6 miliardi annui, circa il 25% del totale della spesa sanitaria nazionale, +2% nell’ultimo anno. Quasi un cittadino su dieci ha rinunciato nel 2024 a visite o esami specialistici, soprattutto per liste d’attesa e costi elevati.
Contro una media europea del 21%, la popolazione italiana che vive in condizioni di rischio povertà o esclusione sociale è pari al 23,1%. Una situazione che interessa in particolar modo i disoccupati, i giovani, le donne, le persone a basso livello d’istruzione e gli immigrati. Nel Mezzogiorno la percentuale sale al 39%.
In questo contesto, per l’Italia il 2024 ha rappresentato un anno dedicato a profonde riforme che hanno riguardato il sistema delle politiche sociali, configurando nuovi modelli di governance che riconoscono agli Ambiti Territoriali Sociali una significativa centralità. Tra le innovazioni più rilevanti c’è l’Assegno di Inclusione (ADI), che al 31 dicembre 2024 ha coinvolto 758 mila nuclei beneficiari, per un totale di 1,8 milioni di persone, con un importo medio mensile di 620 euro. Il 68% dei nuclei beneficiari si concentra nel Mezzogiorno.
L’Italia si conferma al terzo posto in Europa per aiuti alle imprese, con 22 miliardi destinati nel 2023 , in parte finalizzati a transizione ecologica e digitalizzazione grazie al Pnrr (57 miliardi complessivi).
In Ricerca e Sviluppo (R&S), i dati del 2022 mostrano un calo dell’incidenza sul pil a 1,37% (era 1,43% l’anno precedente), ancora lontano dalla media Ue di 2,27%. Tuttavia, si registra un +5% in valore assoluto, segno di una ripresa. L’incremento è trainato dal settore pubblico e dalle università, e dalle medie e grandi imprese (rispettivamente +1,2% e +6,4%), mentre le piccole imprese mostrano ancora segnali di difficoltà (-5,3%). (riproduzione riservata)