Luciano Serra è il country manager per l’Italia di Borsa di Stoccarda Digital, il ramo del gruppo Borsa di Stoccarda che si occupa di finanza digitale, impegnato in prima linea nel traghettare la finanza tradizionale verso il mondo delle criptovalute.
Domanda. Come mai il gruppo Borsa di Stoccarda è stato il primo in Europa a entrare nel settore delle criptovalute?
Risposta. I primi servizi sono stati lanciati addirittura nel 2019, quasi un'era geologica fa. Il gruppo Borsa di Stoccarda ha intuito che la blockchain sarebbe entrata in maniera prepotente nel settore finanziario. In quanto borsa valori tradizionale, ha capito che bisognava essere in grado di comprendere i digital asset e quindi poi offrire servizi in questo ambito. Abbiamo acquisito una startup per dotarci delle competenze interne e poi, mediante ulteriori sviluppi, nel 2019 abbiamo lanciato i primi servizi. La nostra è stata la prima multilateral trading facility per lo scambio di cripto asset lanciata da una borsa in Europa. Nello stesso anno abbiamo lanciato anche un servizio di brokeraggio molto più semplice, chiamato Bison, che consente ai clienti retail di vendere e comprare criptovaluta con un click.
D. Recentemente avete aiutato Intesa Sanpaolo a comprare i suoi primi bitcoin. Perché la prima banca italiana ha scelto proprio voi?
R. Siamo un gruppo con oltre 160 anni di storia. Siamo la seconda borsa tedesca e il sesto gruppo borsistico a livello europeo. Eravamo e siamo i partner più sicuri, più solidi, più compliant per le banche e gli altri operatori della finanza tradizionale che si vogliono affacciare a questo settore e che quindi vogliono lavorare direttamente coi digital asset.
D. Avete contatti anche con altre banche italiane?
R. Negli ultimi 12-18 mesi abbiamo avuto contatti con quasi tutti i principali operatori finanziari italiani. Quest’anno ci attendiamo che altre banche entrino nel settore con i propri servizi e auspichiamo di essere noi i fornitori di alcune di queste. Siamo quelli meglio posizionati per questo tipo di segmento. Anche perché noi abbiamo scelto di avere tutte le funzioni di compliance, anti money laundering, anti financial crimes e risk management a fattor comune con il gruppo di cui siamo parte, unendo finanza tradizionale e digitale. Parliamo la stessa identica lingua delle banche, applichiamo gli stessi processi, senza alcuna scorciatoia. Quindi il dialogo è molto veloce e proficuo.
D. Presto verrà adottata una regolamentazione organica del settore cripto anche negli Stati Uniti e si presume che sarà meno stringente di quella europea. Questo comporterà dei problemi nel Vecchio Continente?
R. È chiarissimo che sarà molto più liberale di quella europea, d’altronde questa caratteristica è nel dna imprenditoriale americano. C’è da dire che con l’adozione della Micar l’anno scorso alcuni soggetti Usa hanno pensato e progettato di venire a lanciare prodotti in Europa grazie a questa regolamentazione e poi da qui portarli in giro per il mondo. Ma adesso c'è la tentazione di cavalcare l'onda americana.
D. Pensa che la regolamentazione europea sia un punto a favore del Vecchio Continente, in quanto più rassicurante per la finanza tradizionale che voglia entrare nel mondo cripto?
R. L’Europa ha un mercato interno molto importante: abbiamo 450 milioni di cittadini all’interno dell’Ue. Il potenziale è elevato. Ma se andiamo a vedere il numero di transazioni non c’è ancora paragone con gli Stati Uniti. Noi per cultura abbiamo bisogno di una regolamentazione e adesso che è arrivata, le istituzioni entreranno e il mercato interno crescerà in maniera importante. Riteniamo che questo sia davvero l'anno in cui le principali banche di tutti i grandi Paesi dell'Unione inizieranno a offrire ai loro clienti non solo retail, ma anche private e corporate gli asset digitali.
D. Le grandi banche tedesche sono più avanti di quelle italiane nel settore cripto?
R. In Germania c’è più interesse per questo tipo di prodotti anche da parte di clienti non giovanissimi, di media o alta seniority e quindi spesso dotati di patrimoni importanti. Mentre in Italia fino a oggi la clientela tipo era più giovane e quindi più aperta alla tecnologia. Tra i nostri clienti vi è la seconda banca tedesca per volumi che si chiama DZ Bank, che è il più grande gruppo di banche cooperative tedesche, una sorta di Iccrea moltiplicata per quattro che grazie a noi può rendere disponibili la compravendita e la custodia di criptovalute alla sua clientela retail.
D. Tornando alla Micar, con una regolamentazione organica le stablecoin hanno ancora senso?
R. Hanno molto senso perché beneficiano della stessa infrastruttura blockchain che consente di fare gli smart contract e tutto quello che potrei fare con bitcoin, con ethereum e altre criptovalute ma senza il rischio della volatilità, perché so che posso convertirla in qualunque momento con il dollaro. Visto che la scelta di molte banche centrali, compresa quella europea, non è di andare verso un cripto euro, ovvero una vera criptovaluta su blockchain decentralizzata, pubblica e con le caratteristiche di programmabilità, si tratta di un passo fatto a metà, che lascia spazio alle stablecoin per poter essere lo strumento di collegamento tra la finanza tradizionale e quella digitale. C’è poi il tema della competizione geopolitica: la stablecoin in dollari viene supportata concettualmente dall'amministrazione americana proprio perché è un modo per continuare a mantenere quella egemonia del dollaro come valuta per gli scambi sui mercati internazionali che rischiava di appannarsi. Pertanto noi, in Europa, dobbiamo assolutamente avere istituzioni finanziarie che creino delle stablecoin in euro, perché altrimenti saremo costretti a cambiare i nostri euro in una stablecoin in dollari con tutto quello che comporta in termini di rischio di cambio.
D. Ci sono progetti in questo senso?
R. In Europa ci sono banche che stanno progettando di lanciare stablecoin in euro. D’altronde è molto più semplice farlo per una grande banca, campione nazionale che già lavora su scala internazionale e quindi ha facilmente i requisiti per ottenere la licenza Micar. (riproduzione riservata)