Ieri è ripartita l'offerta di Unicredit su Commerzbank e durerà fino al 3 luglio. Si riaprono dunque le prospettive per l'istituto di piazza Gae Aulenti, che tra azioni già possedute, quelle conferite e diritti supera abbondantemente il 50% della banca tedesca.
Il problema però non è solo l'adeguatezza del premio dell'offerta che il vertice di Commerz e, in particolare, l'amministratrice delegata Bettina Orlopp contestano da un po' di tempo, ma anche la contrarietà del governativo Fondo di stabilizzazione dei mercati che fa leva soprattutto sul ruolo fondamentale di Commerz per l'economia tedesca e, in specie, per il finanziamento delle piccole e medie imprese, per non parlare dell'iniziativa giudiziaria che il consiglio di fabbrica di Commerz si accingerebbe a promuovere contro Unicredit per una presunta manipolazione del mercato.
L’istituto italiano è dunque davanti al solito dilemma: andare avanti e tentare di conseguire il pieno successo nell'assemblea con la successiva piena potestà nella formazione degli organi della Commerz o evitare le incertezze e le successive reazioni certe se l'operazione riuscisse, quindi intraprendere un'efficace iniziativa diplomatica verso il governo tedesco e il vertice di Commerz, anche nell'ipotesi in cui si ritenesse un tale percorso come extrema ratio. Certamente l’ad Andrea Orcel farà dei tentativi per arrivare a un approdo concordato. Ma verosimilmente bisognerà ancora lavorare sulle condizioni per lo sblocco di una situazione appesa che alcuni sostengono possa addirittura durare anche un anno.
Naturalmente in tale contesto sarebbe importante un richiamo da parte della Vigilanza della Bce, che non ha mancato in questi ultimi tempi di ribadire l'importanza delle aggregazioni transfrontaliere e ora che è in presenza di una tale ipotesi di concentrazione sembra tacere. È il mercato che deve decidere e, più in particolare, prime tenute a ciò sono le parti in causa. Ma questo appare il classico caso, per ricorrere a una metafora calcistica, di una squadra che invece di iniziare a calciare solleva problemi di vario tipo mentre l'arbitro sta in silenzio senza decidere alcunché. Ma se poi richiama tutti a svolgere la propria funzione, non favorisce di certo questa o quella squadra, ma applica le regole in vigore.
Un intervento della Bce non sarebbe una manifestazione di dirigismo, bensì l'esercizio di una corretta moral suasion. D'altro canto, se il ruolo di Commerz per l'economia tedesca è così importante, perché la Germania non si è dotata di una disciplina del tipo golden power? Visto da un'altra angolatura, il caso comincia ad alimentare negli osservatori l'ipotesi che Unicredit contestualmente pensi di impegnarsi anche in Italia, ritornando sulla prospettiva di aggregazione con il Banco Bpm e prendendo in considerazione diverse possibilità concernenti le Generali.
Siamo a mezza strada tra idee certamente coltivabili e ipotesi fantasiose. Ma ciò dimostra che una condizione di incertezza in un punto dell'Unione, in Germania con Commerz, si riflette in casi di incertezza, sia pure di tipo nettamente diverso, in Italia. Naturalmente non è che Orcel diventi il convitato di pietra. Al contrario, proprio sul terreno della negoziazione e della trasparenza sulle strategie il suo ruolo diventa ancora più impegnativo. Comunque non sarebbe tollerabile, perché non farebbe gli interessi di nessuno, un lungo impantanamento dell'operazione tedesca, per cui, pur con tutti i problemi testé sollevati, non potrà a lungo durare questa condizione di incertezza. (riproduzione riservata)