Bitcoin può erodere lo status di riserva del dollaro statunitense? Se lo chiede il ceo di BlackRock Larry Fink nella sua attesissima lettera agli investitori. E questa è la sua risposta: «Gli Stati Uniti hanno beneficiato del fatto che il dollaro fungesse da valuta di riserva mondiale per decenni. Ma non è detto che ciò duri per sempre. Il debito nazionale è cresciuto a un ritmo tre volte superiore al pil da quando l'orologio del debito di Times Square ha iniziato a ticchettare nel 1989. Quest'anno, i pagamenti degli interessi supereranno i 952 miliardi di dollari, superando la spesa per la difesa. Entro il 2030, la spesa pubblica obbligatoria e il servizio del debito consumeranno tutte le entrate federali, creando un deficit permanente. Se gli Stati Uniti non tengono sotto controllo il loro debito, se i deficit continuano a crescere, l'America rischia di perdere quella posizione a favore di asset digitali come Bitcoin».
Che fare allora? Come ha detto il ceo di Tether Paolo Ardoino in un'intervista esclusiva a Milano Finanza, «il nostro token USDt (lo stablecoin emesso da Tether che ha un rapporto di parità col dollaro, nota del vostro Cryptomaniac) rappresenta uno strumento fondamentale per mantenere l'egemonia del dollaro americano a livello globale». Questo perché, ha spiegato Ardoino, «con 400 milioni di utenti nei mercati emergenti, Tether, mediante USDt, diffonde l'uso del dollaro americano in regioni dove l'influenza economica degli Stati Uniti sta affrontando la crescente competizione di Paesi come la Cina e altri membri dei Brics».
Ardoino è convinto che «i Paesi Brics introdurranno una valuta digitale completamente garantita dall'oro, offrendo un'alternativa stabile e credibile al sistema dollaro-centrico, proprio come la cinese DeepSeek l’ha offerta ai più costosi modelli di AI americani». «Nel concreto», spiega Ardoino, «mentre i Brics riducono l'esposizione nei confronti del dollaro, Tether fa esattamente l'opposto: portiamo dollari digitali in mercati emergenti in cui la valuta americana altrimenti perderebbe terreno, e reinvestiamo gran parte delle riserve così acquisite in Treasury Bond americani, rafforzando l'ecosistema del dollaro Usa».
Ecco perché, conclude Ardoino, «gli stablecoin sono uno strumento strategico per mantenere l'egemonia del dollaro americano. E, in questo settore, Tether è, dati alla mano, il leader indiscusso». Un ragionamento che la famiglia Trump sembra avere capito benissimo, tanto che la società di cui è azionista, World Liberty Financial, presto lancerà USD1, uno stablecoin ancorato al dollaro statunitense in un rapporto 1:1 e che sarà supportato al 100% da buoni del Tesoro Usa a breve termine.
Considerato tutto questo la domanda è: perché Bitcoin non riesce a riagganciare quota 90.000 dollari? (riproduzione riservata)
Questo articolo è apparso per la prima volta nella newsletter settimanale Cryptomaniac