In scena sulle banchine italiane una guerra economica che è anche (e soprattutto) politica. La miccia è stata la firma su un decreto legislativo, quello di aprile, utile a sbloccare la terza rata dei finanziamenti del Pnrr all'Italia, che ha approvato anche le linee guida applicative del nuovo Regolamento concessioni nei porti. Firmato dal Ministero dei trasporti, il decreto è disconosciuto dallo stesso ministro Matteo Salvini che ha ora chiesto di correggerlo. In quel provvedimento sono state varate anche le linee guida «sulle modalità di applicazione» del regolamento delle concessioni portuali emanato lo scorso dicembre.
La norma introduce revisioni significative su durata delle concessioni, possibilità di proroghe, ma soprattutto stabilisce che, per l'assentimento di una concessione tramite procedura a evidenza pubblica, serva un Piano economico finanziario predisposto «dal concessionario sulla base di format elaborati dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti in funzione delle tipologie di infrastrutture, della durata e delle caratteristiche delle classi di investimento, tenuto conto del livello di infrastrutturazione delle aree e delle banchine». Alla stessa Authority dei trasporti spetterà il compito di «rilasciare pareri e proporre l'eventuale adozione dei provvedimenti di sospensione, decadenza o revoca». Si tratta di un'invasione di campo nelle competenze delle port authority che ha immediatamente scatenato le ire di alcuni presidenti di Autorità di sistema portuale e a ruota dell'associazione nazionale Assoporti. Per il ministro Salvini «non può essere un algoritmo o un authority a decidere delle concessioni per le singole autorità portuali», concetto che sposa appieno la tesi sostenuta da Assoporti.