Finisce con un accordo tra Mark Zuckerberg e gli azionisti di Facebook (Meta) la vicenda Cambridge Analytica. A dieci anni dallo scandalo dei dati violati su Facebook, il fondatore della piattaforma trova un’intesa per chiudere una class action avviata nel 2018 dai soci. Gli azionisti chiedevano risarcimenti per 8 miliardi di dollari.
L’accordo è arrivato poche ore prima dell’apertura del processo al tribunale di Wilmington (Delaware) e mette la parola fine alla class action intentata dagli azionisti contro i vertici. I termini dell’intesa non sono stati resi noti.
La causa contestava a Zuckerberg (accusato anche di insider trading) e alla sua ex numero due Sheryl Sandberg, che ha lasciato Meta nel 2022, di non aver informato gli azionisti dei rischi legati alla raccolta e all’uso dei dati personali da parte di Cambridge Analytica, società coinvolta nella campagna elettorale di Donald Trump nel 2016. Le accuse erano estese ad altri membri del consiglio di amministrazione del gruppo, tra cui Marc Andreessen, Peter Thiel e Jeffrey Zients, attuale capo di gabinetto della Casa Bianca.
Nel 2018 Facebook aveva ammesso che Cambridge Analytica aveva raccolto impropriamente i dati di 87 milioni di utenti nel mondo (oltre 214 mila persone in Italia) con modalità non autorizzate. Zuckerberg, in particolare, aveva riconosciuto di aver avuto consapevolezza delle pratiche di Cambridge Analytica già nel 2015.
Dopo lo scandalo, che ha minato la credibilità di Facebook (ora Meta), la società ha ricevuto una multa di 5 miliardi di dollari dalla U.S. Consumer Protection Agency (Ftc) per violazione di un accordo con il governo, che includeva l’impegno della piattaforma a non fornire a terzi l’accesso non autorizzato ai dati personali degli utenti. (riproduzione riservata)