L’esistenza della tredicesima e il riconoscimento del Tfr (Trattamento di fine rapporto) per legge fanno guadagnare punti all’Italia. Lo sostiene un report della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, dal titolo «Analisi retributiva: disciplina italiana a confronto con altri Stati comunitari», che considera i sistemi di Grecia, Irlanda, Olanda, Francia, Germania, Spagna, Romania e Svezia.
Da sottolineare, infatti, che nessun altro dei Paesi europei considerati dall'indagine ha il Tfr per legge, mentre solo Grecia, Spagna e Olanda hanno la tredicesima obbligatoria. Al contrario soltanto la Svezia fa compagnia all’Italia nell’insieme dei Paesi che non assicurano un salario minimo ai propri cittadini per legge.
I Consulenti del Lavoro precisano che nel modello italiano la contrattazione collettiva è centrale, in grado di garantire un sistema di protezione e tutele quasi sempre più articolato di altri ordinamenti basati prevalentemente sul salario minimo legale. Per di più, con il Decreto 1° maggio l’Italia ha introdotto il Trattamento Economico Complessivo (Tec), come elemento fondante del sistema, una previsione che supera per legge il concetto di paga oraria e introduce quello di «salario giusto».
L’attrattività del sistema italiano si coglie dagli ultimi dati Istat relativi a quanti lasciano il Paese per trasferirsi all’estero e quanti, invece, decidono di rientrare. I numeri parlano di un trend in decrescita sul fronte degli espatri, passati dagli oltre 140 mila del 2024 ai 109 mila del 2025. Parallelamente si evidenzia una tenuta dei rientri, sempre sopra quota 50 mila l'anno nel biennio. (riproduzione riservata)