Tether sotto attacco: S&P Global Ratings ha declassato a weak, il livello più basso della propria scala, la capacità della stablecoin Usdt di mantenere la parità col dollaro, segnalando rischi crescenti sulla solidità delle sue riserve. Nello Stablecoin Stability Assessment: Tether (Usdt) pubblicato il 26 novembre 2025, l’agenzia avverte che un calo del valore del Bitcoin potrebbe rendere il token sotto-collateralizzato.
Il giudizio di stabilità è stato quindi abbassato a “weak”, in peggioramento rispetto al precedente “constrained”. Secondo S&P, il downgrade riflette «l’aumento dell’esposizione ad asset ad alto rischio nelle riserve di Usdt nell’ultimo anno» - tra cui Bitcoin, oro, prestiti garantiti e obbligazioni societarie (pari al 24% delle riserve totali) - unito a un livello ancora limitato di trasparenza.
Durissima la risposta del ceo di Tether Paolo Ardoino in esclusiva a milanofinanza.it: «Non hanno la minima idea di come funziona Tether. Basta leggere cosa dicono: non parlano della profittabilità, rappresentano in maniera sbagliata la liquidità delle riserve, non parlano dei 23 miliardi di liquidità aggiuntiva».
Secondo Ardoino, «S&P rappresenta la vecchia finanza che ha paura del cambiamento e usa qualunque strumento propagandistico a disposizione per screditare aziende come Tether che stanno cambiando il mondo e risolvendo molti dei problemi creati dall'avidità e instabilità del sistema finanziario tradizionale. Detto in parole semplici: diamo fastidio a chi non vuole un mondo più libero e inclusivo».
Nel report che, sottolinea S&P, «non è stato prodotto su richiesta dell'emittente o dello sponsor della stablecoin o con il loro contributo», gli analisti Rebecca Mun e Mohamed Damak evidenziano che il Bitcoin rappresenta ormai circa il 5,6% degli Usdt in circolazione, superando il margine di overcollateralizzazione del 3,9%. Ciò significa che le riserve non sarebbero più in grado di assorbire integralmente un eventuale calo del suo prezzo. «Una flessione del Bitcoin, combinata con una riduzione del valore di altri asset ad alto rischio, potrebbe ridurre la copertura delle riserve e portare Usdt a essere sotto-collateralizzato», avvertono.
Secondo il report di S&P, l’ultima attestazione pubblica delle riserve di Tether - risalente al 30 settembre 2025 e certificata da Bdo Italia - evidenzia risorse per 181,2 miliardi di dollari a fronte di 174,4 miliardi di Usdt in circolazione, per un rapporto di collateralizzazione pari al 103,9%, in calo rispetto al 105,1% dell’anno precedente.
La composizione delle riserve resta dominata dai titoli di Stato Usa a breve termine, che rappresentano il 64% del totale, affiancati da pronti contro termine garantiti da Treasury (10%), altri repo e bond governativi non statunitensi (2%), fondi monetari (4%) e una quota residuale di contante e depositi.
Ma a preoccupare gli analisti è soprattutto quel 24% investito in asset più rischiosi, su cui la società mantiene una disclosure limitata: dalle obbligazioni societarie ai metalli preziosi, fino a Bitcoin e ai prestiti garantiti. Proprio la presenza della criptovaluta è aumentata sensibilmente: oggi pesa per il 5,6% degli Usdt in circolazione, oltre il margine di overcollateralizzazione del 3,9%, contro il 4% di un anno fa.
Una dinamica che, in caso di brusco calo del prezzo di Bitcoin o degli altri asset ad alto rischio, potrebbe erodere la copertura delle riserve e portare Usdt in una condizione di sotto-collateralizzazione. Un segnale che, secondo S&P, rende la riserva della stablecoin più vulnerabile alla volatilità di mercato.
Per S&P, i Treasury Usa a breve termine e i pronti contro termine garantiti da Treasury - che rappresentano complessivamente il 75% delle riserve - restano asset a basso rischio, anche se in calo rispetto all’81% rilevato nella precedente analisi. Le partecipazioni di Tether in titoli del Tesoro statunitensi superano ormai i 130 miliardi di dollari, collocando la società tra i maggiori detentori al mondo.
Stando a quanto riporta l’agenzia di rating, fonti pubbliche indicano che tali asset sono custoditi presso un’istituzione finanziaria statunitense, ma i report non forniscono dettagli su custodi, controparti o banche depositarie. Allo stesso modo, non viene comunicata la composizione dei fondi monetari, che pesano per il 4% del totale.
La trasparenza resta dunque limitata. Tether non pubblica informazioni su custodi e controparti, condizione che potrebbe amplificare rischi qualora la loro solidità fosse insufficiente. Mancano inoltre dettagli sulla composizione di alcune categorie di asset, come investimenti vari o prestiti garantiti. Questi elementi, insieme all’ampia esposizione ad asset più rischiosi, portano S&P a valutare la qualità degli attivi con un punteggio pari a 5 (debole). (riproduzione riservata)