Il debito pubblico degli Stati Uniti sta per superare per la prima volta nella storia i 37.000 miliardi di dollari ed è in continua crescita: bisogna emettere sempre più titoli di Stato. Ma lo scenario geopolitico è cambiato radicalmente e questo si riverbera sul mondo della finanza con la Cina che sta riducendo le sue partecipazioni in Treasury. Nel gennaio di quest’anno, secondo il dipartimento del Tesoro Usa, Pechino ne aveva per 761 miliardi di dollari, confermandosi il secondo maggiore detentore estero dopo il Giappone (1.080 miliardi di dollari). Ma il trend è inesorabile: nel 2015 la Cina deteneva circa 1.500 miliardi di dollari in Treasury. Dati accolti con favore dall’amministrazione Trump perché segnalano la minore influenza di Pechino sulle finanze di Washington.
A causa dei dazi, però, addirittura il Giappone ha cominciato a mettere in dubbio la sua capacità di assorbire il debito pubblico Usa ai ritmi attuali. Ma allora chi comprerà le future emissioni di Treasury in un mondo dove la finanza viene sempre più usata come un’arma? Una risposta è arrivata martedì 17 giugno, quando il Senato Usa ha approvato con un voto bipartisan il Genius Act, che regolamenta le stablecoin. Non è ancora legge perché ci vuole anche il via libera della Camera dei rappresentanti, ma nessuno dubita che entrerà in vigore entro la fine dell'anno.
Il punto centrale del Genius Act stabilisce che le stablecoin, criptovalute ancorate a un rapporto di parità con il dollaro (o ad altre valute fiat come l’euro e la sterlina), devono essere garantite al 100% da dollari in contanti o asset liquidi equivalenti, come i titoli del Tesoro Usa a breve termine. Ecco chi assorbirà le nuove emissioni di debito americano: le stablecoin. Inconcepibile? A occhi italiani sì.
Ma qui siamo negli Stati Uniti e a dirlo è addirittura il segretario al Tesoro Scott Bessent, che così ha commentato su X il voto favorevole del Senato: «Recenti studi stimano che le stablecoin potrebbero crescere fino a raggiungere un mercato da 3.700 miliardi di dollari entro la fine del decennio. Questo scenario diventa più probabile con l'approvazione del Genius Act. Un ecosistema fiorente di stablecoin stimolerà la domanda di titoli del Tesoro Usa, che garantiscono le stablecoin, da parte del settore privato. Questa nuova domanda potrebbe ridurre i costi di indebitamento del governo e contribuire a contenere il debito nazionale. Potrebbe anche attrarre milioni di nuovi utenti, in tutto il mondo, verso l'economia degli asset digitali basata sul dollaro. È una situazione vantaggiosa per tutti i soggetti coinvolti: il settore privato; il Tesoro; i consumatori. Questi sono i frutti di una legislazione intelligente e pro-innovazione».
Non c’è da stupirsi: Donald Trump ha vinto le elezioni anche grazie alla promessa di fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute. Promessa che sta mantenendo. Di conseguenza, come ha dichiarato Bill Hagerty, il senatore repubblicano che ha presentato il Genius Act, gli emittenti di stablecoin potrebbero diventare entro il 2030 «i maggiori detentori di titoli di Stato Usa».
Ma chi emette le stablecoin? I due big mondiali indiscussi sono Tether e Circle. Tether è la società che nel 2014 ha creato, fra lo scetticismo generale, la prima stablecoin, Usdt, sulla quale si sono modellate tutte le altre. Il maggiore azionista è Giancarlo Devasini, il ceo è Paolo Ardoino: sono entrambi italiani, mentre la sede è in El Salvador. Usdt vanta una capitalizzazione di mercato di 155,9 miliardi di dollari e oltre 450 milioni di utenti in tutto il mondo, concentrati in particolare nei mercati emergenti e nella fascia di popolazione così povera da non poter accedere a un conto corrente bancario. Le riserve di Tether sono composte in gran parte da titoli del Tesoro Usa a breve termine per un valore di circa 125 miliardi di dollari (se fosse uno Stato sarebbe davanti alla Germania).
Circle, che emette la stablecoin Usdc e ha sede negli Stati Uniti, segue Tether a debita distanza: la capitalizzazione di mercato è infatti di 61,3 miliardi di dollari. La società guidata da Jeremy Allaire si è quotata al Nyse lo scorso 5 giugno e da quel giorno fino a mercoledì 18 il titolo ha messo a segno un rialzo del 543,8%. Un successo indiscutibile, segno che molti investitori credono davvero che le stablecoin diventeranno uno dei cardini del nuovo sistema finanziario americano. Non a caso la famiglia Trump ne ha già lanciata una, Usd1, mentre stanno per scendere in campo le grandi banche statunitensi: JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo stanno discutendo la possibilità di creare un consorzio per emettere una stablecoin con l'obiettivo di competere con Tether e Circle. E Bank of America sta esplorando lo sviluppo di una propria stablecoin, sia autonomamente sia in collaborazione con partner del settore, come ha dichiarato il ceo Brian Moynihan.
A pensarci bene, in un mondo in cui la finanza viene sempre più usata come un’arma ha molto senso sostituire gli Stati con i privati (che in teoria dovrebbero pensare solo a fare i soldi) come detentori del proprio debito pubblico. Detto in maniera un po’ brutale: secondo l’amministrazione Trump sarebbe meglio sostituire Xi Jinping con Paolo Ardoino. A proposito di quest’ultimo, Tether si sta preparando a essere «Genius compliant», probabilmente aprendo una sussidiaria negli Stati Uniti.
Diverso il discorso per l’Europa, dove Tether non è presente perché non ha aderito alla Mica, il regolamento Ue che disciplina i mercati delle cripto-attività. Il motivo principale del no è questo: la Mica impone che almeno il 60% delle riserve delle stablecoin sia detenuto presso banche europee.
Secondo Ardoino si tratta di una regola che espone le riserve a rischi sistemici, visto che le banche prestano gran parte dei depositi. Questo potrebbe causare un problema di liquidità in caso di crisi, come una corsa agli sportelli, mettendo a rischio la stabilità di Usdt. Non è un discorso a livello teorico, visto che nel 2023 il fallimento di Silicon Valley Bank ha causato la temporanea perdita della parità col dollaro di Usdc.
Ma allora Tether non comprerà mai titoli di Stato italiani? «Se la Mica fosse stata meglio strutturata per proteggere gli utenti», è la risposta di Ardoino, «Tether avrebbe lavorato per ottenere una licenza e avrebbe potuto comprare anche buoni del Tesoro italiani». (riproduzione riservata)