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Risparmio, due gestori europei su tre considerano di passare dai fondi agli Etf. Il sondaggio di Hanetf
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Risparmio, due gestori europei su tre considerano di passare dai fondi agli Etf. Il sondaggio di Hanetf

05 febbraio 2025, 19:30 Ultimo aggiornamento: 19:35

Il 94% dei money manager europei pronti a comprare le versioni attive dei replicanti nei loro portafogli di investimento

Gli Etf hanno fatto ormai breccia da tempo nel cuore e nel portafoglio degli investitori individuali, ma neanche i professionisti del risparmio gestito sono più immuni al loro fascino. Tanto più quando si considerano le loro versioni attive, ibridi tra i replicanti passivi e i più tradizionali fondi comuni.

Secondo quanto rilevato dalla piattaforma d’investimento Hanetf nell’ambito di un sondaggio condotto tra 50 money manager italiani, britannici e tedeschi, la quasi totalità di loro (94% del campione) ha intenzione di aumentare l’utilizzo di Etf attivi nei prossimi 12 mesi.

Etf al posto dei fondi comuni

C’è di più: laddove esistesse una versione Etf di un determinato tipo di fondo comune, più di due gestori su tre (il 68% del totale) sarebbe disposto a fare il grande passo verso i fondi quotati che, tanto nelle loro versioni passive quanto (seppur in misura ridotta) in quelle attive, si caratterizzano per strutture di costo molto più contenute.

Il dado parrebbe tratto, quindi, anche grazie all’approdo in Europa degli Etf attivi, che sembrerebbero aver convinto anche i gestori più scettici. Alla domanda su quale categoria di Etf crescerà di più nel continente nei prossimi cinque anni, non a caso, il 38% del campione ha indicato i prodotti a gestione attiva. Seguono, al 24%, gli Etf che tracciano un indice (i più noti replicanti), a due lunghezze di distacco sugli Etf cosiddetti defined outcome (22%), cioè quelli progettati per fornire un’ampia esposizione al mercato, con un potenziale di rialzo e un’esposizione al ribasso definiti per un periodo di tempo specifico. Ultimo posto, al 16%, per i portafogli quantitativi, che almeno in Europa restano una frontiera meno esplorata rispetto al mercato nordamericano.

L’importanza di costruire il portafogio 

Fermo restando che gli Etf attivi sono ormai sdoganati tra i grandi investitori istituzionali (italiani inclusi), la fase di costruzione del portafoglio rimane essenziale. Il 34% degli intervistati da Hanetf ritiene che il primo fattore da considerare nella scelta di un Etf attivo sia le abilità dei manager e del team di gestione. Più di quanti (24%) mettono al primo posto il track record dei comparti, ma anche del 22% che ritiene prioritarie le esperienze storiche di chi gestisce i fondi e del 20% che invece si focalizza soprattutto sui costi.

Contestualmente ci sono alcune barriere che impediscono, secondo gli investitori istituzionali, un’adozione diffusa degli Etf attivi: la prima, per il 46% degli intervistati, è l’ancora limitata disponibilità di prodotti di questo tipo in Europa. Seguono i costi maggiori rispetto ai replicanti passivi (32%), e la mancanza di educazione finanziaria degli investitori sui potenziali vantaggi di questa nuova frontiera del risparmio gestito (22% del campione).

Etf tematici: incognite difesa e blockchain

A margine, Hanetf ha chiesto ai money manager di indicare quali saranno, secondo loro, i temi che registreranno le migliori performance di mercato nel 2025. Al primo posto, con il 64% di giudizi bullish (sovraperformance) ci sono materiali e mining. Segue al 62% la deglobalizzazione, meglio del 54% dell’healthcare e del 52% della decarbonizzazione. Dopo oltre due anni di corsa borsistica la difesa è un’incognita: per il 50% dei gestori sovraperformerà il mercato, per il 50% sottoperformerà (bearish). Sentiment negativo infine su digital asset e blockchain, anch’essi reduci da un anno sugli scudi: per il 60% degli esperti per questo tema si prospetta un 2025 negativo. (riproduzione riservata)



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