L’attenzione alla dimensione territoriale è centrale agli occhi della Lega anche nell’ambito del risiko bancario. In quanto gli istituti sono visti non solo come imprese private ma come infrastrutture locali a contatto diretto con imprenditori e famiglie. Certo, sulle iniziative avanzate sul Monte dei Paschi di Siena «comanda il mercato e la posizione nostra come Lega e come governo vale fino a un certo punto», ha sottolineato Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Cipess e leghista della prima ora. D’altronde, «articolo quinto, chi ha i soldi ha vinto», ha aggiunto Morelli citando un adagio sarcastico spesso usato da Enrico Cuccia e richiamando quanto dichiarato di recente dal suo collega di partito nonché ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. L’intenzione del governo e della Lega resta una: «Fare in modo, anche solo usando la moral suasion, che qualsiasi azienda finanziaria di credito garantisca attenzione al piccolo credito per imprese e cittadini e alla tutela del risparmio».
A proposito di banche poi il sottosegretario ha ribadito la priorità più volte citata dal vicepremier e leader leghista Matteo Salvini: fare in modo che le banche «con i loro profitti eccezionali partecipino con una quota parte dei loro utili al benessere sociale e all’ottenimento dei servizi pubblici». Non «voglio sminuire l’azione dei manager bancari, che sicuramente hanno lavorato al meglio negli ultimi anni, ma indubbiamente i risultati record sono stati possibili anche grazie alle garanzie e agli interventi dello Stato».
Domanda. Restando in equilibrio sul filo che collega il rispetto del libero mercato e l’importanza dei territori, che ruolo deve assumere la programmazione economica?
Risposta. La programmazione economica è la chiave per riuscire a spendere al meglio le risorse pubbliche a disposizione, generando valore per i territori e anche per le future generazioni. Si tratta di un aspetto cruciale soprattutto perché l’Italia ha un limitato spazio di manovra, dato il debito pubblico alle stelle, e il portafoglio pubblico risentirà anche della chiusura del Pnrr in quanto a risorse a disposizione. Quindi accanto alle pianificazioni, anche interministeriali, degli investimenti pubblici, il governo con un lavoro a livello legislativo in ottica liberale ha ampliato lo spazio di movimento per i partenariati pubblico privati. Nella consapevolezza che un equilibrio tra gli interessi pubblici e privati ha impatti positivi su tutto il Paese.
D. La necessità di un uso efficiente delle risorse a disposizione e di valorizzazione dei territori ha ispirato il bando della presidenza del Consiglio per i Piani di sviluppo nelle aree dismesse o in disuso?
R. Assolutamente sì. Parliamo di una misura che mette a disposizione oltre 210 milioni di euro per sostenere progetti di rigenerazione urbana, riqualificazione e infrastrutturazione finalizzati ad attrarre investimenti e generare nuova crescita economica nei piccoli centri. Proprio per riconoscere alle realtà meno centrali l’opportunità di vedersi riconosciuto il buon lavoro e di programmare per rendere aree che ora sono un peso un valore per il domani.
D. Sullo stesso doppio principio si fonda anche il Piano Casa?
R. Sì, si parte dalla volontà di recuperare gli immobili non a norma e che quindi non possono essere assegnati alle famiglie italiane che scontano disagi abitativi. Secondo stime del Mit, basterà una spesa media di 20 mila euro per appartamento per renderli utilizzabili. Per l’obiettivo si parte con 950 milioni. L’obiettivo è assicurare una casa a prezzi calmierati a lavoratori fuori sede, genitori separati e giovani coppie che hanno un ceto medio-basso ma non bassissimo e che quindi non hanno accesso all’edilizia popolare o sociale. (riproduzione riservata)