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Rinascita Juventus, ecco come la società rimetterà i conti in regola. La strategia per il calciomercato
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Rinascita Juventus, ecco come la società rimetterà i conti in regola. La strategia per il calciomercato

05 aprile 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 08 aprile 2024, 12:09

La squadra della famiglia Elkann ha chiuso un aumento di capitale da 200 milioni, il terzo in quattro anni. In tutto nel club bianconero sono stati iniettati 900 milioni. Per il rilancio della Juventus, anche in borsa dove il titolo ha sofferto tanto, servono più ricavi e meno debito

È un nuovo corso, non solo dal punto di vista sportivo ma anche finanziario. Scompare la Juventus degli acquisti stratosferici (Cristiano Ronaldo) e ne nasce una più attenta ai conti, e che punta sui giovani, ma senza dimenticare i risultati sportivi. Non poteva essere altrimenti. Il club controllato dalla Exor (63,8%) di casa Elkann ancora non ha smaltito le scorie della pandemia e dei procedimenti giudiziari. L’esclusione dalla Champions League ha accresciuto la perdita, che nel primo semestre è triplicata a 95 milioni. Così si è reso necessario un nuovo aumento di capitale da 200 milioni, il terzo in quattro anni per complessivi 900 milioni. Nelle intenzioni della società, tuttavia, questo esercizio sarà il punto più basso: poi dovrebbe iniziare la risalita che dovrebbe concludersi con il ritorno alla profittabilità nel 2026-27.

Come può tornare a salire il fatturato della Juventus

Nei prossimi tre anni la Juventus punta soprattutto a incrementare il fatturato. Nel semestre i ricavi sono scesi a 173,3 milioni (-25,75%) per la mancata partecipazione alle competizioni europee, che inciderà per 90 milioni sull’intero esercizio (60+30). Per risollevarsi allora sarà determinante la qualificazione al nuovo formato della Champions League. La Uefa ha dichiarato che le somme destinate ai club cresceranno del 20% ma, visti i maggiori partecipanti, alle fine ogni squadra riceverà circa il 10% in più.

Nel business plan della Juventus invece non c’è traccia del Mondiale per Club: secondo indiscrezioni dovrebbe garantire un gettone di partecipazione minimo di 50 milioni, che più realisticamente scenderà a 20-30 milioni. A tutto ciò si aggiunge il fattore stadio, che è tornato a riempirsi con un tasso di presenze del 95%.

La questione sponsor: addio Jeep, chi arriverà?

Non mancano però gli intoppi. Quest’anno si conclude il contratto di sponsorizzazione con Jeep, che garantiva un minimo di 25-30 milioni a stagione per apparire sulle maglie bianconere. Quelle cifre erano figlie dell’arrivo di Ronaldo e di sette scudetti di fila, ed è molto difficile che il nuovo sponsor le pareggi. Allora è più ragionevole ipotizzare una parte fissa inferiore nel primo anno, che dopo potrebbe essere compensata dai bonus legati ai risultati sportivi. La ricerca procede e non è detto si concluda in Medio Oriente (si vocifera di una compagnia aerea) perché le trattative coinvolgono anche altri player internazionali.

La strategia della Juventus per rilanciare il club

Ecco, è questa la ricetta individuata dalla Juventus per rilanciare il club. Gli obiettivi del business plan dovrebbero essere raggiunti per la maggior parte (il 75%) già nella prossima stagione, poi il percorso di crescita rallenterà. Che la strada imboccata sia quella giusta lo dicono gli analisti: Kepler Cheuvreux sottolinea che il risultato netto sarebbe «migliorato in modo apprezzabile rispetto all’anno precedente» già in questo esercizio se la società non fosse stata esclusa dalle coppe (report del 19 febbraio). Il merito è della razionalizzazione dei costi operativi, diminuiti a 205,5 milioni (-2,4%) nel primo semestre per il venir meno di alcuni contratti onerosi. In particolare la Juventus ha abbassato la spesa per giocatori e staff tecnico a 199 milioni (-6%), mentre l’allungamento dei contratti di calciatori come Bremer e Gatti ha permesso di spalmare l’ammortamento.

Come la Juve punta a fare calare il debito

Anche il debito dovrebbe ridursi a fine anno. Un primo passo è stato compiuto già nel primo semestre, chiuso con un indebitamento netto di 326,8 milioni (-3,85%). Ma in questo caso il merito è degli azionisti. I 127 milioni versati in anticipo da Exor con l’aumento di capitale hanno impedito che il conto lievitasse di altri 114 milioni. Eppure il debito è sceso di poco, a causa delle rate per i calciatori acquistati negli anni passati, concentratesi nel primo semestre. All’appello mancano comunque gli altri 73 milioni della ricapitalizzazione, che dovrebbero rendere l’indebitamento più sostenibile.

Addio alle campagne acquisti faraoniche, ma scelte mirate e giovani

Per gli esperti i 200 milioni dell’aumento di capitale sono coerenti agli obiettivi del business plan. Compresi quelli di calciomercato. La Juventus punta ogni anno almeno agli ottavi di Champions Leauge, pertanto vuole restare il club che spende di più in Italia e tra i primi quindici in Europa. Ma niente più campagne acquisti faraoniche da oltre 100 milioni come nel pre-Covid: infatti le ultime quattro sessioni di mercato si sono chiuse con saldo zero. La società continuerà a far fruttare gli investimenti fatti sulla Next Gen, che ogni anno dovrebbe garantire un nuovo calciatore alla prima squadra. L’identikit degli altri ingressi, uno o due, sarà simile a quello di Gatti e Cambiaso, cioè giovani con costi ragionevoli e stipendi sostenibili. Poi ci sarà posto per almeno un top player all’anno.

Il titolo Juventus in borsa soffre però ancora

L’aumento di capitale, quindi, ha riaperto le porte del calciomercato, semichiuse da due campagne acquisiti. La borsa lo ha accolto con favore: il periodo di offerta in opzione è finito con il 97,6% di sottoscrizioni, il risultato più alto tra le tre ricapitalizzazioni. Inoltre l’asta sull’inoptato è terminata in anticipo ed Exor non ha dovuto coprire l’eventuale residuo. Così il titolo non ha sofferto. Anzi, durante l’aumento di capitale la media degli scambi è salita a 2,9 milioni di pezzi giornalieri dagli 830 mila del mese precedente.

Le azioni però continuano a faticare, il loro valore è sceso del 5% nell’ultimo mese, e il titolo è passato dagli oltre 10 euro del 2019 a circa 2,1 euro. Certo, di mezzo ci sono la pandemia, che ha paralizzato il calcio, e il raggruppamento delle azioni. Allora conviene guardare alla capitalizzazione, scesa dai quasi 2 miliardi dei tempi di Ronaldo agli 800 milioni di oggi.

Eppure il mercato sembra sottovalutare il club bianconero

Per gli esperti comunque il titolo è sottovalutato. Considerato il debito di oltre 300 milioni, l’enterprise value arriva 1,1 miliardi, che corrisponde a un multiplo sui ricavi di poco più di 2 volte, la metà di quello del Manchester United. Da qui le indiscrezioni sul possibile delisting, che però non sembra nei piani di Exor.

Quel che è certo è che il calcio non è ancora maturo per la borsa. Nell’ultimo anno le azioni della Lazio hanno perso il 40% e la Roma ha abbandonato il mercato a settembre 2022 dopo aver ceduto l’80% dal 2000. In futuro qualcosa potrebbe cambiare, ma solo se si rafforzerà l’attenzione dei club sui bilanci. In borsa, insomma, non c’è spazio per i mecenati pronti a cancellare le perdite con un colpo di spugna. Meglio conti in regola e cash flow positivi, per attrarre sempre di più gli investitori professionali. (riproduzione riservata)



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