Il pacchetto di riforma per il calcio italiano, approvato in commissione Cultura al Senato, punta a ridare slancio e stabilità finanziaria al mondo del pallone tricolore. In particolare il governo si è impegnato a valutare la modifica dell’attuale decreto Dignità (del 2018) che vieta alle società di scommesse qualsiasi pubblicità anche indiretta durante gli eventi sportivi italiani. La revisione in programma permetterebbe pubblicità indiretta e sponsorizzazioni agli operatori del betting e «sbloccherebbe così circa 100 milioni di euro all’anno per le squadre calcistiche italiane, favorendo la ricostruzione e supportando i club sia minori che maggiori». Questo ha sottolineato a MF-Milano Finanza Stefano Tino, managing director Italia in Betsson Group (di cui fa parte anche il marchio Starcasinò), la controparte italiana del gruppo che ha licenze per le scommesse in 22 Paesi e nel 2024 ha superato quota 1 miliardo di euro di revenue (+17% sul 2023), nonché che investe tra «sponsorship e pubblicità indiretta in oltre 50 club professionistici, che vanno dal calcio al rugby, dal basket al padel, fino ad arrivare anche agli sport invernali».
La riforma del calcio sembra portare con sé anche un'altra modifica, quella che prevede che una quota dei ricavi ottenuti da società di betting sia adibito alla costruzione di nuovi stadi o all’ammodernamento di quelli esistenti, alla promozione del calcio giovanile, a progetti con finalità sociali e specifici come la lotta alla ludopatia «rappresenterebbe un ulteriore tassa per le società di scommesse». Pur se il comparto vale 5 miliardi, gli operatori in Italia sono già sottoposti a un’elevata pressione fiscale.
Nello specifico, tra due mesi ci sarà un bando che «ha già introdotto modifiche sostanziali dal punto di vista economico per il nostro settore». Le licenze sono passate da circa 200 mila euro per nove anni a 7 milioni: «un incremento enorme, ma a tratti comprensibile, visto il mercato di riferimento», precisa Tino. Inoltre la pressione fiscale specifica (Gaming Tax) passerà dal 25 al 28,5%, «una crescita del 3,5% in breve tempo». In questo quadro intervenire con un ulteriore prelievo «potrebbe porre le società di scommesse davanti a un bivio: investire nello sport e nel calcio ma vedere erosa ancor di più la propria marginalità oppure rinunciare a investimenti non più sostenibili nel mondo dello sport». Così la possibilità di tornare a sponsorizzare i club italiani non sarebbe sfruttata appieno dagli operatori del betting.
Non perde centralità l’importanza del contrasto della ludopatia. Serve, ricostruisce Tino, assolutamente «normare la pubblicità delle scommesse nel mondo dello sport, che è un veicolo chiaramente di massa, ma anche informare ed educare i cittadini. Quando ci sono riduzioni di margine non controllabili (come ad esempio le imposte) a bilancio, la prima voce che potrebbe subire riduzioni è tendenzialmente il marketing». Per questo StarCasinò ha lanciato una campagna di gioco responsabile, collabora con le associazioni contro la ludopatia sul territorio e con università per comprendere e contrastare il fenomeno. (riproduzione riservata)