In questi giorni, mentre l’esecutivo è al lavoro sugli emendamenti alla legge di bilancio, il dibattito sulla revisione del regime Pex (partecipation exemption) si sta intensificando, anche a causa del susseguirsi di anticipazioni frammentarie e non sempre coerenti tra loro.
In sintesi, il Pex agevola lo scambio di partecipazioni societarie e le relative plusvalenze, favorendo così gli investimenti e la crescita economica.
Le ipotesi più recenti - soglie di accesso a Pex per utili da partecipazioni con valore fiscale non inferiore su 500 mila euro o corrispondendo a più del 5% della capitale - hanno tranquillizzato molto coloro che ritengono che la revisione si applichi in riferimento ai dividendi, ma non hanno ridotto la confusione che sta dilagando rispetto alla reale portata della riforma, agitando chi ritiene possa estendersi anche ai capital gain.
La questione centrale riguarda, infatti, l’ambito oggettivo dell’intervento: la revisione prevista in Legge di Bilancio si applica ai soli dividendi, come ritengono molti operatori, o coinvolge anche i capital gain, come riportato in alcune ricostruzioni di stampa che ipotizzano l’estensione dei requisiti (5% o 36 mesi di detenzione) anche alle plusvalenze?
A oggi (cioè fino al 31/12/2025), il regime delle plusvalenze Pex è basato su due capisaldi stabili: iscrizione delle partecipazioni tra le immobilizzazioni finanziarie e detenzione minima di 12 mesi. L’idea che anche tali criteri possano essere modificati, senza un chiarimento ufficiale e con tempistiche immediate, sta generando incertezza sistemica.
In particolare, si osserva il rischio di vendite preventive da parte di soggetti Ires che detengono partecipazioni in pmi quotate e temono di perdere il beneficio del regime vigente.
Per evitare distorsioni del mercato e fenomeni di disinvestimento non giustificati da fondamentali economici, sarebbe auspicabile un chiarimento tempestivo da parte dell’Esecutivo e dell’amministrazione finanziaria, specificando con esattezza se: l’intervento in Finanziaria riguarda solo la tassazione dei dividendi (come nel testo di legge di bilancio); oppure se nella sua revisione si sta modificando anche l’impianto della Pex sulle plusvalenze, con effetti immediati.
Una comunicazione chiara e un perimetro definito contribuirebbero a ristabilire la serenità degli operatori e a evitare tensioni su un segmento - quello delle pmi quotate - che merita stabilità per continuare a crescere e attrarre capitale di medio periodo. (riproduzione riservata)
* fondatore Electa Ventures