Uno dei maggiori importatori italiani di frutta secca ha chiesto più affidabilità al trasporto marittimo containerizzato, anche a fronte, se necessario, di noli elevati, perché le criticità attuali non lasciano altra scelta che procedere al reshoring della produzione e a un ridisegno degli approvvigionamenti. In taluni casi hanno reso più conveniente riportare in Italia l'attività di confezionamento dei prodotti che ora giungono alla rinfusa, mentre prima arrivavano pronti da vendere. L'azienda in questione è la genovese Madi Ventura, realtà che da sola vale il 10% del mercato italiano di frutta secca con 18 mila tonnellate di prodotti importati all'anno, di cui 15 mila via mare prevalentemente dalle coste occidentali del Nord America e dall'Asia. «A dicembre si era bloccata tutta la supply chain», ha ammesso l'amministratore delegato, Giovanni Calvini, in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione Anpan a proposito delle criticità logistiche che hanno dovuto fronteggiare: «una ventina di container sono rimasti bloccati e alcuni stanno arrivando ora, con 5-6 mesi di transit time. Per fortuna era merce non deperibile». Quello che prima impiegava un mese, ora può richiederne quasi sei.
Negli ultimi due anni un'azienda come Madi Ventura si è trovata a fare i conti con noli marittimi triplicati o quadruplicati, ma forse non è nemmeno il problema maggiore: «Ciò che più preoccupa è l'affidabilità e l'efficienza dei servizi di linea nel trasporto marittimo. Il peggioramento del servizio è emerso da quando sono nate le alleanze armatoriali: mentre prima potevamo contare su 4-5 partenze a settimana, ora non si può più. Quando si riduce la possibilità di imbarcare si è di fronte a un grande problema» ha spiegato l'imprenditore genovese.
Le criticità della logistica via mare rimettono in discussione e comportano stravolgimenti anche nel modo di fare business e Calvini ha definito un range di costo sostenibile per i noli marittimi che va da 1.200 a 7.500 dollari perché «nel tempo il modo di gestire gli extra costi si potrebbe trovare». Serve però un punto d'incontro rispetto ai valori odierni, che hanno raggiunto livelli difficilmente sostenibili nel lungo periodo e con conseguenze significative: «Stiamo rivedendo le supply chain in termini di punti d'origine; questi fenomeni ci spingono a fare reshoring. Non solo: con le nuove tecnologie si possono coltivare in Italia frutti tropicali che una volta sarebbe stato impossibile coltivare, per cui fra qualche anno potrebbero non esserci più traffici di prodotti che finora arrivavano ad esempio dal Sud America via mare». Anche la tecnologia dunque, oltre al caro-noli, potrebbe giocare un brutto scherzo agli armatori. In cima alla lista dei desideri di Calvini c'è dunque l'affidabilità e la puntualità dei servizi di trasporto. La shipping company genovese Ignazio Messina & C. una prima risposta positiva a questa richiesta l'ha data: «Stiamo puntanto sui servizi di linea diretti, evitando il trasbordo dei container. Non è facile per un gruppo come il nostro che incrocia quattro linee, ma la scelta ci permette di ottenere un prezzo più alto e aumenta l'affidabilità evitando appunto i porti hub di transhipment» ha spiegato nella stessa occasione il vicepresidente Stefano Messina. «È un qualcosa che stiamo già facendo, ad esempio la linea dall'India all'Italia che facevano con transhipment ora è diretta. Il caricatore è disposto a pagare di più per un servizio diretto e quindi più puntuale e senza trasbordi intermedi del carico lungo la rotta».
Dall'Asia intanto arrivano buone notizie per gli scambi commerciali perché, con l'affievolirsi delle misure anti-Covid, la città di Shanghai e il suo porto vedono all'orizzonte il ritorno a una sorta di normalità. Le rilevazioni di VesselsValue in merito ai tempi di attesa medi di una nave indicano una situazione in miglioramento, sebbene ancora lontana anche solo dallo status quo di un anno fa. In media i tempi di attesa nello scalo per navi di vario genere sono ora scesi a 34 ore (dal picco di 66 di fine aprile), dieci più di un anno fa e della media degli ultimi tre anni. Induce però a un certo ottimismo l'analisi della curva che, dopo lo stallo di metà maggio, ha ripreso a calare rapidamente. (riproduzione riservata)