Nuovo record storico per oro e argento, mentre l’aumento delle tensioni geopolitiche e le scommesse su ulteriori tagli dei tassi di interesse negli Stati Uniti, e non solo, sostengono la performance annuale migliore in più di quattro decenni.
Il prezzo spot del lingotto è salito fino a quota 4.420,30 dollari l’oncia (+1,73% a 4.413,77 dollari l’oncia alle 11:20 del 22 novembre), superando il precedente record di 4.381 dollari l’oncia registrato a ottobre, mentre l’argento si è spinto fino a 69,45 dollari l’oncia (+2,94% a 69,13 dollari alle 11:20), avvicinandosi alla soglia di 70 dollari l’oncia ed estendendo i guadagni verso la performance annuale più forte dal 1979.
L’ultimo scatto arriva mentre i trader puntano su due tagli dei tassi da parte della Fed nel 2026 anche se il presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, ha detto che non ritiene necessario modificare i tassi nei prossimi mesi, dopo che la banca centrale li ha tagliati nelle ultime tre riunioni. Tuttavia, il presidente statunitense, Donald Trump, preme per una politica monetaria più accomodante. I tassi più bassi rappresentano un vantaggio per i metalli preziosi.
L’aumento delle tensioni geopolitiche sta, inoltre, rafforzando l’appeal di oro e argento come beni rifugio. Gli Stati Uniti hanno intensificato il blocco petrolifero contro il Venezuela, aumentando la pressione sul governo del presidente Nicolás Maduro, mentre l’Ucraina ha attaccato per la prima volta una petroliera della flotta fantasma russa nel Mar Mediterraneo. A sostenere i corsi anche le tensioni tra l’Iran e Israele e tra la Cina e il Giappone.
Il metallo giallo è aumentato di quasi il 70% quest’anno, sostenuto dagli acquisti maggiori delle banche centrali e dagli afflussi negli Etf sull’oro. Secondo i dati raccolti da Bloomberg, hanno registrato afflussi in aumento per quattro settimane consecutive e le cifre del World Gold Council mostrano che le partecipazioni totali in questi fondi sono aumentate ogni mese quest’anno, eccetto maggio. Le mosse aggressive di Trump per rimodellare il commercio globale, così come le sue minacce all’indipendenza della banca centrale statunitense, hanno alimentato il rally esplosivo all’inizio dell’anno.
«Il rally odierno è in gran parte guidato dalle aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed, amplificate dalla scarsa liquidità di fine anno», ha dichiarato Dilin Wu, strategist di Pepperstone Group. «La crescita lenta dell’occupazione e l’inflazione statunitense più debole del previsto a novembre hanno supportato l’ipotesi di ulteriori tagli del costo del denaro».
Goldman Sachs è tra le banche che prevedono ulteriori rialzi nel 2026 per l’oro a 4.900 dollari l’oncia con rischi di ulteriori upside. Secondo la banca di investimento, infatti, gli investitori in Etf stanno iniziando a competere con le banche centrali alla luce dell’offerta fisica di lingotti limitata. Nuovi attori nel mercato dell’oro, come gli emittenti di stablecoin come Tether Holdings, stanno creando una base di capitale più ampia.
«L’oro è sostenuto da una serie di fattori strutturali e ciclici, tra cui il ciclo di allentamento della Fed, la domanda persistente da parte delle banche centrali e l’elevata incertezza geopolitica e politica. Anche quando alcuni fattori di breve termine si attenuano, l’oro continua a comportarsi come un’allocazione strategica di portafoglio piuttosto che come una copertura puramente tattica», sottolineano gli espe4rti di Ocbc, ma hanno avvertito che l’argento potrebbe subire una correzione in presenza di «segnali di rallentamento della domanda industriale o di preoccupazioni sulla crescita».
Altri metalli preziosi sono aumentati parecchio con il palladio che si è apprezzato di quasi il 5% fino a quasi il top degli ultimi tre anni a 1.799,20 dollari l’oncia. Il platino (+125% nel 2025) è salito per l’ottava sessione consecutiva, superando i 2.000 dollari per la prima volta dal 2008. (riproduzione riservata)