Dopo Moody's anche S&P Global cala la scure sui rating delle banche americane. A pochi giorni dal simposio annuale della Federal Reserve a Jackson Hole, da cui il mercato cercherà di cogliere indicazioni sulla rotta della politica monetaria, gli analisti finanziari dell’agenzia di rating statunitense hanno tagliato il giudizio e rivisto l'outlook di cinque istituti di credito a stelle e strisce, facendo riaffiorare i fantasmi dei crack di inizio anno della Silicon Valley Bank e di Signature Bank, finite in crisi di liquidità come conseguenza dell’inasprimento senza sosta dei tassi d’interesse d’oltreoceano.
In particolare, S&P ha abbassato di un livello i rating di cinque istituti, a cui era già stato assegnato un outlook negativo: Associated Bank (BBB-), Valley National Bancorp (BBB-), Umb Financial Corp (BBB+), Comerica (BBB) e Keycorp (BBB). Per queste banche l’outlook è rimasto stabile. Mentre S&P ha confermato i giudizi di River City Bank (BBB-) e di S&T Bank (BBB), abbassando però da «stabile» a «negativo» gli outlook, soprattutto per la pesante esposizione al settore immobiliare commerciale a stelle e strisce. Rating e outlook invece immutati per Zions Bancorporation, Synovus Financial e Truist Financial Corp.
Gli analisti hanno messo in guardia il mercato dai rischi sulla liquidità e sulla profittabilità delle banche provocati dall'aumento del costo del denaro, rischi che metteranno probabilmente alla prova la solidità del settore del credito. In particolare, la stretta sul costo del denaro sta pesando sulla raccolta, quadro complicato secondo S&P dal fatto che i depositi detenuti dagli istituti assicurati dalla Federal Deposit Insurance Corp (Fdic) continueranno a diminuire fino a quando la Fed procederà con il «quantitative tightening».
Queste banche sono «potenzialmente a rischio in più aree che potrebbero renderle meno resilienti rispetto a istituti con rating simile», hanno spiegato dall’agenzia americana. «Ad esempio, alcune di esse che hanno registrato un maggiore deterioramento della raccolta potrebbero anche avere una redditività inferiore a quella di altri istituti di credito, elevate perdite non realizzate sulle loro attività o una significativa esposizione all'immobiliare commerciale», hanno concluso gli analisti, secondo cui «non tutte le banche presentano rischi legati a ciascuno di questi fattori.
I due gruppi che abbiamo confermato con prospettive stabili (Synovus Financial e Truist Financial Corp, ndr) presentano fattori che, a nostro avviso, attenuano alcuni rischi chiave». All'inizio di agosto, anche Moody's aveva ridotto di un livello il rating di 10 banche di piccole e medie dimensioni, tra cui M&T Bank e Pinnacle Financial e messo sotto osservazione per un potenziale downgrade sei colossi del credito, tra cui Bank of New York Mellon, US Bancorp, State Street e Truist Financial.
Oltre alle crescenti pressioni sulla redditività come dimostrato dalle semestrali di alcuni istituti, da Moody’s avevano messo in guardia anche dal rischio aggiuntivo di una lieve recessione negli Stati Uniti a inizio 2024. Portata a termine la maggior parte del lavoro sul fronte dell'inflazione, la Fed si trova ora davanti al dilemma su come e quanto spingere per «l'ultimo miglio», ovvero quello che porterà i prezzi all'agognato 2% e il presidente della banca centrale Jerome Powell dovrà fare maggiormente i conti anche con quest’ultimo rischio. (riproduzione riservata)