L’occupazione raggiunge livelli record, cresce il lavoro stabile, aumentano i contributi versati all’Inps e le retribuzioni nette mostrano una tenuta rispetto all'inflazione. È il quadro tracciato dal XXV Rapporto Annuale dell’Inps, l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale, presentato alla Camera dei Deputati il 9 luglio dal presidente Gabriele Fava.
Dai dati emerge «la fotografia di un Paese che, dopo la stagione più dura tra pandemia, crisi energetica e instabilità internazionale, ha saputo costruire una ripresa solida e misurabile», commenta il consigliere di amministrazione dell’Istituto, Antonio Di Matteo per il quale «i numeri parlano chiaro» e consentono di valutare l’andamento del mercato del lavoro e dell’economia sulla base dei fatti.
Tra i dati evidenziati da Di Matteo figura il nuovo record dell’occupazione nel 2025, con 27,2 milioni di lavoratori assicurati: 244 mila in più rispetto al 2024 e 1,7 milioni in più rispetto al periodo precedente alla pandemia, pari a una crescita del 6,8%.
L’incremento ha interessato soprattutto i giovani fino a 34 anni (+12,4%), le donne (+7,8%) e i lavoratori extra Ue (+35,5%), a conferma, osserva Di Matteo, dell’allargamento della base occupazionale e contributiva del Paese.
Il Rapporto evidenzia anche un miglioramento della qualità dell’occupazione. Il numero medio di settimane lavorate è salito a 43,2, indicatore di una maggiore continuità dei rapporti di lavoro.
Tra febbraio 2022 e aprile 2026 i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di oltre 1,6 milioni, mentre i lavoratori autonomi sono cresciuti di quasi 300 mila unità. Una dinamica che si riflette anche sui conti dell'Istituto, con i contributi sociali arrivati a 273 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in più rispetto all'anno precedente.
Nel Rapporto trova spazio anche il tema delle retribuzioni. Pur a fronte di un’inflazione cumulata compresa tra il 18,2% e il 20,5% nel periodo 2019-2025, Di Matteo sottolinea il ruolo delle misure fiscali e contributive adottate per sostenere il reddito dei lavoratori.
Per gli occupati a tempo pieno durante tutto l’anno, la retribuzione mediana lorda è aumentata del 10,8%, mentre quella netta è cresciuta del 19,2%. Contestualmente, il prelievo fiscale e contributivo è diminuito dal 28,6% al 23,1%, consentendo, secondo il Rapporto, di compensare sostanzialmente gli effetti dell'inflazione.
Per Di Matteo, «il 2025 rappresenta lo snodo di questa traiettoria: è l’anno in cui, come ha sottolineato la ministra Calderone nel suo intervento, il miglioramento retributivo si è saldato con la crescita dell’occupazione e con una riduzione sensibile della disoccupazione. Un circolo virtuoso che il Rapporto documenta senza trionfalismi, riconoscendo che il percorso di recupero non è concluso, ma che la direzione intrapresa sta producendo risultati concreti», conclude. (riproduzione riservata)